Sapere Desaparecido

Pubblichiamo dal sito  “Giornalettismo”

 

Il futuro rubato dei bambini in carcere

14/03/2012 – Save The Children denuncia il dramma dei quasi 8000 ragazzini palestinesi arrestati dalle forze israelianePiù del 90% dei

 

Save The Children denuncia il dramma dei quasi 8000 ragazzini palestinesi arrestati dalle forze israelianePiù del 90% dei bambini detenuti soffrirebbe di Sindrome da Stress Post Traumatico, secondo un rapporto pubblicato lunedì dall’associazione nata per difendere i diritti dei più piccoli.

FERITI – La maggior parte di loro manifesta crisi d’ansia, fa la pipì a letto e soffre d’incubi, ma è comprensibile per bambini strappati alle loro famiglie e rinchiusi in carceri per adulti e trattati come terroristi nemici.  Il 98% di loro ha subito violenze fisiche o verbali da parte dei soldati israeliani. I dati si riferiscono a un’indagine su 292 bambini rilasciati dalle carceri israeliane. L’anno scorso ne sono stati arrestati 2.301, l’anno precedente 3.407 e a oggi ne restano 170 nelle carceri israeliane, a segnalare un’abbondante uso della pratica dell’arresto e della detenzione prima del giudizio a scopo punitivo.

LE RAGIONI - Punizioni che lasceranno tracce su quei bambini per sempre, come accadrebbe a qualsiasi bambino trattenuto giorni o settimane o mesi per aver tirato un sasso ai soldati che loro vedono come occupanti che opprime sempre di più genitori, parenti e amici appoggiandosi unicamente al diritto del più forte.

L’OCCUPAZIONE IMMORALE - Bambini strappati nel sonno dalle loro case o arrestati per strada, bambini di dodici anni processati di fronte alle corti militari, bambini oggetto di pesanti interrogatori volti ad ottenere informazioni o confessioni. Anche questa è una delle facce dell’occupazione della Palestina, così diversa dalla favole del “esercito più morale del mondo” che mantiene la sicurezza in una terra di barbari. Anche se loro si difendono così, per bocca di Arye Shalitar, un portavoce militare israeliano: “Sembra che l’IDF (Israel Defence Forces)sia un organo impegnato ad arrestare bambini, ma la gente non capisce che questi ragazzi sono molto violenti. Non giocano, non sono calciatori, non sono innocenti, sono solo un pericolo per la vita degli israeliani”.

 

Nota.  L’IDF dice che questi bambini non giocano, non sono calciatori e non sono innocenti.  Mi chiedo dove e come possano giocare o diventare calciatori bambini vittime di occupazione di quel genere. Che fanno tirano il pallone facendo il salto dell’ostacolo tra le macerie? Si può avere voglia di giocare quando intorno ti muore la tua famiglia e molti amici?

dott. Valentina Peloso Morana

 

Sessuologia 2.0: dieci anni di consulenza attraverso internet

Come per gli incontri precedenti, presentiamo una sintesi della conferenza organizzata dall’Istituto PsYchè di Trieste lo scorso 28 aprile. C’è stata una grande attenzione per questa tematica specifica che ha spinto molte persone (la sala era gremita, fuori un sole che spaccava le pietre e il mare di Trieste che chiamava) a venire per cominciare a conoscere. Di seguito la sintesi preparata dalla dott. Marghi e dal dott. Pizzi.

 

Ringraziando tutti coloro che hanno partecipato alla nostra conferenza, organizzata dall’Istituto Psychè – Centro per la formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica, presso la libreria Borsatti di Trieste, il giorno 28.04.2012, di seguito riportiamo alcuni passaggi del nostro intervento.

Quasi un anno fa è stato pubblicato il nostro libro: “Sessuologia 2.0: dieci anni di consulenza attraverso internet”, edito dalla casa editrice: libreriauniversitaria.it.

Questo libro è nato dalla riflessione che dieci anni di consulenze on-line ci hanno permesso di avviare sulla realtà attuale della sessualità italiana, attraverso la raccolta di migliaia di lettere e richieste che arrivavano al nostro sito, www.sessuologoonline.it.

Ebbene, quello di cui ci siamo convinti è che in Italia c’è ancora davvero tanto da fare, perché ciò che ci è saltato all’occhio è la persistente disinformazione in area sessuologica e la diffidenza dei giovani (ma anche dei meno giovani) ad affidarsi agli enti informativi competenti, i quali, talvolta, permangono in una visione meccanicistica del pensiero proposto intorno alla dimensione sessuale, dimenticando, o sottovalutando, la dimensione umana del problema. E’ emersa in tutta la sua forza la persistenza di numerosi pregiudizi prodotti dalla cultura dominante, una cultura che tende a massificare, globalizzare, e a favorire immagini stereotipate di maschile e femminile, così diverse tra loro e poste in una posizione di contrasto, quando non di scontro. Cosa dire, dunque, della sessualità oltre la soglia del duemila? Semplicemente che è un disastro e che segue le stesse regole di condizionamento sociale della paura e della confusione, emozioni che regnano sovrane. Perché, all’oggi, sembra davvero più frequente aver paura di amare che avere il coraggio di amare… Ed è questo stato di cose che, oggi, pesa gravemente sulla realtà sociale in cui viviamo, portando all’aumento delle inibizioni sociali, delle fughe dalla realtà, delle perversioni, dei disagi e delle disfunzioni sessuali che tanto posto occupano nelle speculazioni commerciali e intellettuali da cui siamo invasi. Di fronte a questo triste scenario, non possiamo che sottolineare la necessità di una ripresa della comunicazione diretta, senza filtri; la necessità di ritornare ad una visione di vita più umana e molto meno tecnologica dell’attuale. E come abbiamo scritto nel nostro libro: “Il corpo lo sa bene; lui ci parla e descrive perfettamente la spirale in cui lo stiamo ingabbiando. Se solo avessimo il coraggio di ascoltarlo di più…”.

 

Dopo questa breve introduzione, vediamo velocemente come si è storicamente evoluto il pensiero intorno alla sessualità.

Era la fine del XIX secolo quando la medicina iniziò ad occuparsi di sessualità; il suo interesse era però per lo più di tipo psichiatrico o medico legale, una posizione che non favoriva di certo un concetto di salute sessuale… al contrario, semmai, dominava un’idea innaturale della dimensione sessuale, cosa che generava meccanismi di repressione ed emarginazione sociale.

In seguito, le disfunzioni sessuali furono trattate in relazione alle malattie veneree: la sessualità venne perciò presa in considerazione solo per i problemi che poteva provocare e di conseguenza, come del resto voleva il clima medico-culturale del tempo, il corpo esisteva soltanto in quanto oggetto malato. In generale, ma soprattutto per le donne, la sessualità veniva subordinata alla sola procreazione.

E’ nel 1905 che S. Freud scrive “Tre saggi sulla sessualità”, interessandosi, primo fra altri, della sessualità umana, in particolar modo della sessualità infantile, concetto fino ad allora negato, e del ruolo che ricopre l’esperienza corporea nello sviluppo della personalità umana. In questo senso, egli rappresenta un pioniere di un approccio più ampio che considera la dimensione sessuale come appartenente, se non fondante, la personalità umana. Sono Freud e la psicoanalisi, infatti, che hanno permesso una  visione parzialmente indipendente dalla procreazione, riscoprendo e valorizzando la sessualità infantile che è, per sua natura, biologica e non riproduttiva; è a Freud che dobbiamo inoltre la scoperta di una certa conflittualità legata allo sviluppo nei soggetti che soffrono di problemi sessuali, e la scoperta di concetti che oggi vengono ampiamente utilizzati nelle sessoterapie, come l’importanza della qualità della risposta sessuale rispetto alla quantità, nonché la valorizzazione dell’immaginario e dei fantasmi come serbatoio inesauribile dell’erotismo.

Dopo la seconda guerra mondiale, in America, uno zoologo, il dott. Kinsey, intraprende un discusso studio sul comportamento sessuale, su un campione significativo della popolazione. Il suo lavoro fa molto scalpore perché rovescia completamente i pregiudizi della popolazione americana restituendo una valenza di normalità a molti comportamenti sessuali giudicati fino ad allora inaccettabili (masturbazione, omosessualità, rapporti pre-matrimoniali, ecc.).

Ma è con Masters e Johnson, alla fine degli anni ’60, che si ha una decisiva svolta sul piano della ricerca sessuologica, con un recupero del concetto di corpo e di dialogo sensoriale di coppia come premessa ad una buona risposta sessuale. Poiché, come abbiamo accennato, prima di questi due Autori, gli studi nel campo sessuologico si limitavano all’indagine dei soli aspetti patologici e degenerativi della sessualità, non si disponeva di informazioni relative a questo campo, e le conclusioni cui si arrivava erano spesso speculazioni teoriche caratterizzate da grandi lacune, soprattutto relative alla sessualità femminile, sottovalutata per ragioni socio-culturali e considerata solo per il suo aspetto riproduttivo. Con Masters & Johnson invece si entra in possesso di informazioni dettagliate sulla fisiologia della reazione sessuale, informazioni che hanno poi permesso il progredire della disciplina sessuologica. E’ per questo motivo che il contributo di questi due Autori diventa cruciale, costituendo un punto di riferimento nella storia della sessualità e segnando l’inizio della sessuologia clinica moderna.

Siamo comunque dovuti arrivare ai primi anni del 1970, periodo relativamente recente dunque, per vedere la sessualità considerata come una componente fondamentale e arricchente della personalità umana. E’ infatti nel 1972-1974 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficializzato un’inversione di tendenza, definendo la salute sessuale come “l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali nell’essere sessuato, allo scopo di pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell’amore” [OMS, 1975], e consigliando di occuparsi più della normalità che della patologia, più della fisiologia che dell’anatomia sessuale. A partire da questo momento nasce la tendenza a considerare il corpo come inalienabile base biologica in cui si produce la risposta sessuale, come sorgente di scambi privilegiati, come comunicazione non-verbale o pre-verbale.

La sessuologia è una disciplina che si occupa di tutto questo, della salute sessuale e dei disturbi di questa sfera, considerando la sessualità come un’area multidimensionale della persona e studiandone gli aspetti organici (la risposta sessuale), psicologici (lo sviluppo della personalità), relazionali (le dinamiche di coppia) e culturali (i condizionamenti religiosi, politici, tecnologici, familiari)

 

A questo punto, vediamo cosa accade in Italia.

E’ del 1975 la prima proposta legislativa per introdurre l’educazione sessuale all’interno dei programmi scolastici. In quasi quattro decenni sono però stati fatti ben pochi progressi.

Nelle scuole italiane, oggi, l’educazione sessuale viene per lo più trattata in maniera puramente fisiologica dai professori di scienze (biologia, ecc.) oppure dal punto di visto etico-religioso dagli insegnanti di religione cattolica: i limiti e la mancanza di completezza di un’educazione sessuale paiono evidenti. Ci sono poi proposte formative che prevedono corsi di educazione all’affettività condotti da esperti, pubblici (come i Consultori Familiari) o privati, la cui attuazione incontra tuttavia e spesso una serie di complicazioni: la mancanza di fondi, gli scontri ideologici o la necessità di ottenere il consenso dei genitori sono solo alcuni esempi di queste complicanze.

Ma allora, da chi ricevono le informazioni sulla sessualità i nostri ragazzi?

Le statistiche ci danno un quadro piuttosto chiaro: il 30% dagli amici (con la confusione e la disinformazione che ne consegue); il 20% dalla propria madre; il 13% da libri e riviste; il 7% dal proprio padre. Gli insegnanti in tutto ciò hanno una percentuale molto bassa: solo il 5%.

Eppure, le statistiche dicono che il 64% (secondo altre fonti, l’83%) dei ragazzi chiedono l’introduzione dell’educazione sessuale a scuola!

Ora, cerchiamo di capire la conseguenza di questa mancanza di informazioni sulla sessualità da parte dei giovani, riflettendo insieme su alcuni numeri.

Statistiche non ufficiali dicono che le prime esperienze sessuali sono sempre più precoci.

Altri dati ci dicono che le IVG fra le minorenni sono più che raddoppiati nelle under-14 passando dallo 0,5% del 1995 all’1,2% del 2005 e sono in aumento anche le malattie sessualmente trasmissibili come la clamydia che negli ultimi 10 anni è cresciuta di 6-10 volte a seconda delle regioni. Nel 2008 ci sono stati 4075  aborti fra le minorenni.

L’Italia è uno fra i Paesi europei in cui si utilizzano meno contraccettivi (siamo i penultimi!): la pillola è scelta solo dal 16.3% delle donne e nel 2010 si sono vendute appena 94.824.000 confezioni di preservativi… questo numero può sembrar molto alto; in realtà, rappresenta il minimo storico delle vendite.

In compenso, nel 2010 sono state venduti oltre 350.000 blister contenenti la pillola del giorno dopo, un sistema che molti giovani considerano un normale contraccettivo, esempio evidente di disinformazione.

Qual è, invece, la situazione in altri Paesi?

Svezia: l’educazione sessuale viene introdotta nelle scuole nel 1942; dal 1956 è obbligatoria per tutti i ragazzi dai 7 ai 19 anni; dal 1976 s’interessa anche di etica sociale e personale.

Canada: l’educazione sessuale è obbligatoria dal 1984.

Francia: l’educazione sessuale è presente nelle scuole dal 1973 ma solo come “informazione” (è cioè fatta in orario extra-scolastico).

USA: l’educazione sessuale è materia curricolare dal 1965. Una curiosità: nelle sue due prime finanziare, Obama aveva sovvenzionato con 100 milioni di dollari programmi per prevenire le gravidanze tra le adolescenti. Ma nell’ultima riforma sanitaria, ha reintrodotto un grosso finanziamento statale (250 milioni di dollari in 5 anni) per finanziare programmi statali che insegnino ai giovani ad arrivare vergini al matrimonio, promulgando un’educazione all’astinenza, al fine di prevenire malattie come l’AIDS.

 

Abbandoniamo ora questo discorso per riflettere insieme sulla dimensione relazionale della sessualità, per cercare di capire come essa incida fortemente sulla nostra salute sessuale.

Si sente spesso parlare di innamoramento, amore e attrazione e altrettanto spesso questi termini vengono usati in maniera indistinta e confusa. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Tutto inizia quando ci sentiamo attratti da qualcuno… Sono molte le variabili che entrano in gioco in questo momento: ormoni, feromoni, organi di senso, …; e tutte giocano un grande ruolo nel determinare ciò che ci piace e che ci attrae e ciò che non ci piace, non ci colpisce, non ci attrae, condizionando il corpo a reagire attraverso precise risposte fisiologiche (la dilatazione delle pupille, indicante una maggior attenzione verso lo stimolo; l’aumento della salivazione, indicante l’aumento del desiderio di contatto (o di possesso); l’aumento del battito cardiaco, indicante che il cuore sta pompando più sangue per permettere al corpo l’azione; l’attenzione acustica selettiva, per cui non si sentono più i rumori circostanti e il campo uditivo si riempie delle parole dell’altro/a; ecc.). Eppure, il ruolo dei sensi nell’attrazione non spiega ancora perché ci sentiamo attratti da alcune persone e non da altre. Per capire ciò, dobbiamo comprendere che ci sono altri due importanti parametri da considerare: il concetto di bello culturalmente appreso e il concetto di bisogno del singolo soggetto.

L’attrazione riguarda quindi anche aspetti di sé (soprattutto relativamente ai meccanismi di proiezione) che si manifestano creando il desiderio verso un’altra persona.

Caratteristica dell’attrazione è che non necessita di un contatto con l’oggetto dell’attrazione: si potrebbe persino passare tutta la vita ad essere attratti da una persona senza che questa ne sappia niente. Ma una volta che il meccanismo di attrazione incontra una reciprocità, allora si passerà ad una nuova fase: il corteggiamento.

Nel corteggiamento si evidenziano tutti gli aspetti verbali e soprattutto non verbali che rendono l’essere umano più vicino alla natura. Perché il corteggiamento funzioni, bisogna che sia condiviso. È un momento magico per l’autostima; è anche il momento in cui ognuno sperimenta la propria mascolinità/femminilità. E ha una caratteristica: per riuscire bene, bisogna raccontarsi/raccontare un sacco di balle, offrendo in sostanza all’altro/a la propria parte migliore e facendo grande attenzione a qualsiasi cosa l’altro/a dica! Il corteggiamento, quindi, aderisce ancora alle fantasie personali, ad un mondo fantasmatico e proiettivo ma è sicuramente molto piacevole. Esso può concludersi perché, per qualche motivo, uno dei due si ritira oppure può concretizzarsi; in questo caso, il desiderio di continuare la relazione si espande e ci si può innamorare.

A partire dall’innamoramento, le emozioni diventano molto più profonde. L’altro/a diventa centrale, prioritario, e ci si deve confrontare con una parte profonda di se stessi. L’innamoramento corrisponde ad un particolare momento nella vita di una persona, un momento molto intenso che, contrariamente a quanto si crede, non è affatto frutto di casualità e non è neanche così improvviso o inaspettato. Non è casuale perché prima dell’evento “innamorarsi”, esisteva già una predisposizione, un’apertura alla ricerca di emozioni e sentimenti. In altri termini, c’era già, dentro la persona, un bisogno di condivisione, di contatto intimo. L’innamoramento dunque non nasce nell’incontro; si potrebbe dire che ci si innamora dell’idea di essere innamorati ancor prima che della persona!

Quando si è innamorati, non esiste nulla se non l’altro/a. E così deve essere, è una legge di natura. L’obiettivo (naturale) è di permettere ai due di dedicarsi interamente alla loro coppia, senza distrazioni, per potrsi conoscere e ri-conoscere. Per molti, questa estasi dovrebbe essere eterna e viene spesso confusa con l’amore romantico. Invece è importante che rimanga un momento, che sia una fase limitata nel tempo, non perché sia vietato diversamente ma perché questo non ha ancora nulla a che fare con l’amore. L’innamoramento non è ancora amore e voler rimanere sempre innamorati significa aver paura di vivere l’amore.

L’innamoramento ha delle precise caratteristiche: prima di tutto, si fonda sull’ideale di partner che ognuno ha nella propria mente e l’altro/a farà di tutto per assomigliare a quell’ideale, offrendo sempre il meglio di sé. Seconda caratteristica è la fusionalità, la simbiosi: di due, uno; un altro momento estremamente intenso, finalizzato a favorire l’avvicinamento all’altro.

In sostanza, essere innamorati significa essere fuori dalla realtà; manca cioè un vero esame della realtà, quello che ci fa amare l’altro/a per quello/a che effettivamente è e non per quanto corrisponde alle nostre aspettative. L’innamoramento è illusione e per imparare ad amare bisogna innanzi tutto imparare a rompere con le illusioni; questo corrisponde alla messa in discussione del legame: la prima crisi (evolutiva) di coppia. Mantenere un rapporto simbiotico significa mantenere un rapporto immaturo e infantile, che non ha alcuna vera aderenza alla realtà. Se arriva la crisi, inevitabilmente la relazione cambia: nel caso in cui la coppia non riesca a trovare un nuovo equilibrio più evoluto, tutto finisce; nel caso in cui, invece, riesca a superare la sua prima vera crisi, allora, finalmente, si attiva l’esame di realtà, cioè il primo vero segno d’amore.

In realtà, fino a questo momento, l’amore corrisponde alla richiesta d’amore, al bisogno di essere amati; manca ancora la capacità di amare e si confonde l’amore con lo scambio di attenzioni.

Cosa vuol dire, dunque, amare?

La capacità di amare è legata alla maturazione psicologica della persona. Amare è prima di tutto avere la capacità di tollerare che l’altro/a sia qualcosa di diverso da se stessi, qualcosa di libero e unico, non un oggetto su cui riversare le proprie angosce, o un pupazzo da colpevolizzare ogni volta che non si tollera le proprie frustrazioni. La capacità di amare è una percezione interna legata all’autostima, in presenza della quale si produrrà un senso di benessere e di amor proprio. Solo a partire da queste basi (frutto di una lenta trasformazione interiore del singolo), una persona potrà comprendere e concepire la possibilità di condividere qualcosa con qualcun altro/a.

Da questo discorso sono esclusi gli adolescenti, i quali possono vivere solo stati di innamoramento, poiché manca ancora loro quella maturazione psicoaffettiva ed esperenziale che porterà alcuni a conoscere una dimensione di sentimento più profonda e solida.

Il primo passaggio verso la conoscenza dell’amore è l’amore per se stessi, quello che molti definiscono un sano egoismo. Essere egoisti significa prendersi cura di sé, liberi dai sensi di colpa, nel pieno rispetto di sé e, di conseguenza, dell’altro. Il passaggio è dunque dal chiedere ad altri di essere amati per sentirsi amati, all’amare se stessi senza chiederlo a nessuno. Solo a questo punto si è adulti, ma non si è ancora empatici e non si è ancora in grado di amare qualcun altro. Manca ancora un passaggio.

Il desiderio di amare è la fase più evoluta. Anzi, si potrebbe dire che questo è amore perché si raggiunge la capacità di donare amore.  Amare non è quindi altro che la capacità di donare senza chiedere e senza pretendere nulla. Essere capaci di amare significa essere diventati “genitori” (non in senso biologico), adulti capaci di prendersi cura anche di altri. E così il cerchio si chiude: da bambino ad adulto e da adulto a genitore. L’adulto-genitore ha imparato a desiderare, ha superato i propri bisogni e non agisce più per compensazione ma per desiderio. E riconosce la dignità e i bisogni degli altri.

 

Vi lasciamo adesso con un esempio tratto dal nostro libro, una lettera inviata al sito per richiedere una consulenza. Lo facciamo per dimostrarvi quanto i discorsi relazionali fatti fin qui siano importanti e quanto possano incidere profondamente nella salute (o nel disagio) sessuale di una coppia.

 

“Mi sono rivolto al vs Sito per spiegare la mia storia. Da premettere: io e la mia compagna siamo stati fidanzati per 10 anni e non abbiamo mai avuti rapporti sessuali. Siamo una coppia di 24 e 27 anni, sposati ormai da 2 anni; il nostro rapporto è forte e intenso come se fosse il primo giorno, e ci amiamo tanto ma purtroppo ancora non riusciamo ad avere rapporti sessuali, in pratica lei è ancora vergine e i problemi più grossi stanno nascendo adesso, desideriamo tanto un figlio. Il suo problema è al momento della penetrazione, si irrigidisce e dice di provare un forte dolore, e io mi irrito e finiamo per litigare, ripresa lucidità nel cercare di affrontare questo problema, abbiamo deciso di andare a fare una visita ginecologica. Dopo aver fatto una bella chiacchierata sulle varie cause di questo blocco sessuale ci è tornata un po’ di “FORZA”. A mia moglie è stata riscontrata una forma di vaginismo e la Dott.ssa ci ha consigliato di provare con una pomata sia per me che per lei. Tornati a casa con tanto desiderio di poter mettere al mondo un bambino\a abbiamo tentato con queste pomate, il risultato quello di sempre….. A questo punto non sappiamo più dove sbattere la testa. Spero in un vostro aiuto e nell’attesa di una vostra risposta colgo l’occasione per porgere Distinti Saluti e per dirvi grazie di aver creato questo Sito dove una persona o coppia possa sfogarsi e cercare consiglio”.

 

 

                                                                       Dott.ssa Marghi e dott. Pizzi

                            (psicologi, psicoterapeuti e consulenti in sessuologia clinica)

                                                                                  Istituto PsYchè

           Centro perla formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica

Intervista al prof. Marino Maglietta sul condiviso-bis

Nota.  Oggi presentiamo un’ intervista recente al prof. Maglietta che è il padre della legge 54/06. Per continuare a informare e a chiarire sullo stato delle cose in merito alle separazioni e ai bambini. Trattasi di informazione a carattere scientifico.

 

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EDITORIALE

Affido condiviso: questo sconosciuto. Dubbi e speranze. Verso l’Affido condiviso bis?

Intervista al Prof. Marino Maglietta, estensore del testo base della Legge 54/2006

Nonostante le statistiche ufficiali mostrino un incremento “teorico” dell’applicazione del c.d. affido condiviso (entrato in vigore nel 2006), nella realtà accade che i figli minori vengano ancora affidati con modalità pressoché “esclusive” ad uno dei due genitori (in genere la madre). La situazione è così evidente che il nostro Legislatore si è dovuto premurare di tornare sull’argomento, attraverso alcuni disegni di legge che, in via di approvazione (si spera entro la fine di questa legislatura: c.d. “affido condiviso-bis), dovrebbero consentire un’applicazione più certa di questo istituto che, al dunque, non potrebbe che giovare, in primis, a quei figli minori che hanno l’unica colpa di avere i propri genitori separati.

L’INTERVISTA
Nei giorni scorsi, ho avuto il piacere di intervistare il Prof. Marino Maglietta, docente universitario presso l’Università di Firenze (Facoltà di Ingegneria), da anni impegnato nello studio e nell’analisi dei problemi socio-giuridici, con particolare attenzione per la famiglia in crisi. Impegno che lo ha portato, nel 1993, a fondare l’associazione nazionale “Crescere Insieme”, della quale è tutt’ora presidente, e ad essere ideatore dell’affidamento condiviso dei figli ed estensore dei testi base considerati nelle varie legislature, che hanno condotto alla legge 54/2006.

Professor Maglietta, ad oggi qual è l’effettiva applicazione della legge?
“Il rispetto della chiarissima volontà del legislatore è assolutamente residuale. I pilastri della riforma – frequentazione bilanciata, diritto del minore a ricevere le cure di entrambi i genitori e forma diretta del mantenimento – sono ignorati o clamorosamente contraddetti. E la cosa più grave è che in prima fila sta proprio la Suprema Corte, le cui pronunce sono non solo metagiuridiche, ma anche profondamente illogiche”.

Come spiega questa “resistenza mentale”, che ben si appalesa in provvedimenti i quali, anche nella terminologia usata, si rifanno, sostanzialmente, alla vecchia normativa e all’affido esclusivo (assegno di mantenimento, diritto di visita..ecc..)?
“Oltre ai motivi di ritardo culturale (non a caso, salendo di grado di giudizio e, parallelamente, di età dei magistrati, la situazione peggiora decisamente) è probabile che la perdita di potere discrezionale non rallegri il giudice, soprattutto se si accompagna alla necessità di lavorare di più. Mettere fine alle sentenze copia e incolla non può far piacere. E’ comprensibile”.

In tal senso, come giudica l’eventuale introduzione della c.d. responsabilità civile dei magistrati, con riguardo alla violazione manifesta del diritto?
“Del tutto favorevolmente, ma sarà molto difficile arrivarci. Un notissimo magistrato ha dichiarato su un canale televisivo nazionale che il provvedimento non deve passare, altrimenti “i magistrati perderebbero la serenità”. Propongo la stessa cosa per i chirurghi, così potrebbero operare a cuor leggero: “dove taglio taglio”.

Accennava prima al “mantenimento diretto”: questo sconosciuto. Eppure si diminuirebbe di gran lunga, probabilmente, la litigiosità tra gli ex partner…
“Certamente, ma vuol mettere quanto si fa prima a scrivere una cifra, piuttosto che sforzarsi di individuare appropriati capitoli di spesa?”

A proposito di eccessiva litigiosità: in diverse pronunce, la Suprema Corte, anche qui forzando, se non addirittura “inventando”, il dato normativo, si è espressa in una sostanziale impossibilità che il Giudice disponga l’affido condiviso, dovendo privilegiare, di contro, e sempre nel presunto interesse del minore, l’affido esclusivo. Non si corre il rischio, allora, che certe situazioni possano essere artatamente create, al fine di vedersi affidato il figlio in maniera esclusiva? D’altronde, è già ben noto, purtroppo, il fenomeno delle denunce “strumentali” (alias “inventate”)…
“La cosa più triste è che questa “interpretazione “ della legge non è neppure univoca. Continuamente gli Ermellini lo dicono e poi se lo rimangiano, con buon pace della certezza del diritto”.

Una domanda che interessa molti: qual è lo “stato dell’arte” della legge sul c.d. affido condiviso bis?
“Dorme il sonno del giusto al Senato”.

Certo, nel caso questa legge fosse approvata, bisognerebbe vigilare, anche lì, sulla effettiva e concreta applicazione della stessa…
“Di questo sono meno convinto. Certo, vigilare sempre, ma la formulazione del condiviso bis offre poche scappatoie. Bisognerebbe proprio violare scientemente e sfacciatamente la legge”.

Personalmente, da avvocato, ritengo che quando una persona si rivolga a me per una questione inerente il “Diritto di Famiglia”, debba io, almeno in prima istanza, dismettere i panni di difensore di parte “a prescindere” e cercare di essere, innanzitutto, un mediatore tra le parti: ciò, a mio avviso, nel vero interesse del minore. Perché la Mediazione (che in altri Paesi che adottano l’affido condiviso in maniera più incisiva, è un istituto pienamente applicato) da noi stenta a decollare?
“Azzardo una spiegazione: per le stesse ragioni che hanno penalizzato il condiviso. Le liti nascono dalle iniquità (nel senso etimologico del termine), quindi una legge che predica rapporti equilibrati, separazione delle competenze e – addirittura – l’obbligo di farsi spiegare che c’è chi potrebbe aiutarti a non litigare non può essere gradita agli operatori del conflitto”.

Ad ogni buon conto, e per fugare ogni dubbio circa l’equiparazione dei bambini a dei “pacchi postali”, il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi, nell’audizione tenutasi presso la Commissione Giustizia del Senato, nel novembre scorso, ha dichiarato: l’affidamento condiviso, laddove applicato rigorosamente, comporta maggiori benefici per la salute dei figli...
“Non è una domanda, ma capisco che lei vuole il mio assenso e io glielo do volentieri”.

dell’avvocato Marco Valerio Verni

- 24 Aprile 2012

  
Dott. Marco Valerio Verni Articolo scritto da Avv. Marco Valerio Verni
Redazione TevereNotizie.com

La mozione dei condomini per mamme e papà separati è piaciuta al Comune di Firenze

Evidenziamo a seguire un articolo preso dalla rete sulla nostra proposta dei condomini per mamme e papà separati a Trieste. Abbiamo ricevuto molti apprezzamenti e ringraziamenti. Ci fa piacere. Abbiamo preso anche degli insulti perchè appartenenti a Italia dei Valori. Li abbiamo presi da quelli che si definiscono “paladini dei diritti dei bambini”. Pochi in ogni caso. Si tratta di posizione ideologiche che niente hanno a che vedere con i progetti di questo Dipartimento, che ha invece una posizione scientifica a tutela dei diritti dei bambini e ragazzi, e delle loro famiglie. Italia dei Valori lavora molto per i bambini, contrariamente a quanto leggo sul alcune pagine a tema su facebook. E’ che noi lavoriamo e non abbiamo tempo da perdere in chiacchiere sterili se non francamente noiose di gente che non sa nulla e parla a vanvera. E comunque aiutare i papà o qualche mamma in difficoltà, significa fare chiarezza. Perciò chi ci attacca è contro la chiarezza.

E’ bene anche chiarire una volta di più, che la maggior parte di genitori che si separa è nella norma. Persone italiane normali. Perciò è fuorviante a antiscientifico parlare di violenze sulle donne o di abusi sessuali familiari per ostacolare la nascita di progetti come il nostro. Le situazioni penali seguono un altro percorso familiare. Vogliamo cominciare ad occuparci anche della gente per bene che si separa? La tendenza odiosa è di rendere l’Italia un paese di gente che ha bisogno di essere istituzionalizzato in qualche modo. Questi disegnano un paese fatto di gente violenta che abusa i suoi figli e rende vittime tutte le donne. Non che le donne non siano vittime di un pensiero maschilista, ma questa è tutt’altra faccenda. E’ innegabile la violenza è in aumento. Ma anche la solidarietà e le alleanze per il bene. E la gente di Italia è in gran numero migliore di tutta questa porcheria creata ad arte da qualche mente mentecatta.

Dott. Valentina Peloso Morana

 

L’articolo

24/04/2012

Pieri (Udc), “Genitori separati, dopo Milano anche Trieste pensa a costruire condomini per le persone in

difficoltà”

“Auspichiamo che anche il Comune di Firenze segua questo esempio virtuoso”

“Dopo Milano, anche il Comune di Trieste ha allo studio una mozione, proposta in questo caso dal gruppo

IdV, per costruire condomini in edilizia sovvenzionata che accolgano genitori separati in situazione di

difficoltà economica. Crediamo sarebbe importante che anche il Comune di Firenze seguisse questi esempi

virtuosi”. Questa la dichiarazione del consigliere di Udc per il Terzo Polo Massimo Pieri.

La mozione presentata a Trieste prevede: “di predisporre una apposita graduatoria di genitori (papà e

mamme separati) in stato di disagio economico a seguito della separazione familiare, da aggiornarsi

annualmente; di richiedere fondi regionali e statali per l’edilizia sovvenzionata finalizzati alla costruzione di

condomini per genitori separati; di predisporre la progettazione e la creazione di uno o più condomini in

edilizia agevolata, con piccoli appartamenti che possano accogliere i papà e le mamme separati ed in stato di

povertà (dati ISEE), che a fronte di un costo limitato nell’affitto e per un periodo comunque limitato di tempo

possa fare fronte ad una emergenza sociale, in attesa che altre situazioni ed edilizia sovvenzionata possano

tamponare l’eventuale emergenza”.

“Questo progetto – ha concluso Pieri – darà la possibilità a entrambi i genitori di accogliere i loro figli in uno

spazio adeguato in cui condividere momenti affettivi e di crescita personale. Soprattutto per questo crediamo

si tratti di una iniziativa importante da diffondere a livello nazionale”.

(fdr)

© Comune di Firenze – Palazzo Vecchio, P.zza Signoria 50122 FIRENZE – P.IVA 01307110484

comunefirenze@comune.fi.it

Radio Namaskar e le donne di Orissa

Alice nel Paese del Genoma promuove conoscenza. La conoscenza è internazionale. Le donne sono fenomenali veicoli di informazione e conoscenza. A seguire un articolo di Daniela Bandelli, esperta di comunicazione.

Voci di cambiamento in onda radiofonica

pubblicata da Daniela Bandelli il giorno lunedì 16 aprile 2012 alle ore 17.15

Eccomi in Orissa con le ascoltatrici di Radio Namaskar, un anno fa. Al ritorno dal villaggio Kunanga scrissi a un amico:
“Sono quei momenti in cui ho la conferma che è questo ciò che voglio fare ancora e ancora: parlare con le persone che vivono una realtà diversa dalla mia, sedere con loro e farmi riscaldare dalla loro curiosità e ospitalità. Per poi scrivere delle loro vite e farle conoscere a chi questa opportunità di conoscenza non ce l’ha. Sono quei momenti di felicità in cui sento l’amore per la vita. In mezzo a queste donne che trillano il canto tradizionale di accoglienza, sono me stessa. Non so cosa queste persone ricaveranno dalla mia presenza, forse niente di più del piacere di un incontro con un essere umano diverso, come è stato per me. E in fondo, va bene così, una vita fatta di incontri con l’umanità ha un senso“.

Ringrazio Rocca per aver pubblicato l’articolo.

Vestono sari di cotone leggero, un poco sbiaditi dal sole e dalla polvere dell’Orissa tropicale. Gentili, mi fanno sedere a gambe incrociate sotto il portico di una semplice abitazione di mattoni. Sono in compagnia di un gruppo di donne indiane di Kunanga, nel distretto di Puri, a pochi chilometri dal maestoso Tempio del Sole di Konark, sul Golfo del Bengala. A due passi dal monumento hindu, uno studio radiofonico dalle pareti turchesi, dove si entra a piedi scalzi, trasmette le voci di chi nei media tradizionali non trova spazio: la gente povera dei villaggi. Si tratta della prima emittente comunitaria dell’Orissa, vincitrice del premio Manthan 2011, dedicato alle migliori iniziative digitali per lo sviluppo e l’inclusione sociale nell’area SAARC. Il suo nome è Radio Namaskar, come il saluto formale che si porge a mani giunte sul petto per onorare l’essenza di ogni individuo.”

Per continuare a leggere l’articolo “Voci di cambiamento in onda radiofonica”, Rocca 1 aprile 2012:

http://www.docstoc.com/docs/118873594/?key=M2YwMzE5MGUt&pass=OTc3MC00MmVk

Separazione e divorzi: l’utilità della mediazione familiare nel percorso di separazione e divorzio

Nel ricordarvi l’ultimo appuntamento del primo ciclo di conferenze dell’Istituto Psychè di data sabato 28 aprile 2012 presso la libreria Borsatti dal titolo  “Sessuologia 2.o: dieci anni di consulenze attraverso internet” con la dott. Marghi e il dott. Pizzi, vi presentiamo un breve estratto dell’intervento di venerdi scorso sul tema della mediazione familiare.

Il giorno 20.04.2012, a Trieste, presso la libreria Borsatti – Librerie del centro, lo psicoterapeuta familiare dott. Marco Pizzi, Presidente dell’Istituto Psychè – Centro per la formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica, ha tenuto una conferenza dal titolo: “L’utilità della mediazione familiare nel percorso di separazione e divorzio”. 

Di seguito, riportiamo i passaggi fondamentali del suo intervento:

l  Statistiche:

Il 7 luglio 2011 l’Istat ha pubblicato il rapporto “Separazioni e divorzi in Italia” sulla base delle rilevazioni compiute nel 2009.

Seguono alcuni dati tratti dal rapporto, con l’intento di far capire, in particolare, in che modo sono coinvolti i minori nella crisi della famiglia.

  1. Frequenza di separazioni e divorzi.

Confrontando i dati del 2009 con quelli del 1995, il numero di matrimoni si è ridotto di un quinto, mentre le separazioni sono aumentate di circa due terzi e i divorzi sono raddoppiati.

Le statistiche ufficiali indicano che, in media,  si consumano ogni anno 85.000 separazioni e 54.000 divorzi, mentre è calato vertiginosamente il numero dei matrimoni, che nel 1972 sono stati 420.000 contro i 210.000 del 2010.

La frequenza con cui i matrimoni entrano in crisi varia tra le diverse aree italiane: la frequenza maggiore si rileva nel Nord-Ovest, dove si rileva una separazione ogni tre matrimoni, mentre la frequenza minore si rileva nel Meridione, dove vi è una separazione ogni cinque matrimoni.

  1. Durata dei matrimoni.

Nel 2009 le separazioni hanno coinvolto coppie che erano sposate in media da 15 anni e i divorzi hanno riguardato coppie con una media di 18 anni di matrimonio alle spalle.

  1. Età dei coniugi.

Nel 2009 l’età media della donna era pari a 41 anni al momento della separazione e a 43 anni al momento del divorzio; per l’uomo l’età media è risultata essere pari a 45 e 47 anni rispettivamente. Si è rilevato un aumento delle età medie rispetto agli anni precedenti, sia a causa della riduzione delle separazioni sotto i 30 anni (dovuta soprattutto alla riduzione dei matrimoni in giovane età), sia a causa dell’aumento delle separazioni con almeno un coniuge di età superiore a 60 anni.

  1. Tipo e durata dei procedimenti.

Per la gestione della crisi matrimoniale, il procedimento scelto più frequentemente è quello consensuale: nel 2009 più di 8 separazioni su 10 e più di 7 divorzi su dieci si sono conclusi in questo modo. Nel Meridione si rileva un maggiore ricorso alla procedura giudiziale rispetto al resto dell’Italia.

  1. Numero di figli coinvolti.

Nel 2009 quasi la metà delle separazioni e più di un terzo dei divorzi ha riguardato coppie con almeno un figlio minore di 18 anni; più in generale, due separazioni su tre e quasi altrettanti divorzi hanno riguardato coppie con figli nati durante il matrimonio. I procedimenti di affidamento hanno coinvolto quasi 63.000 minori nelle separazioni e quasi 26.000 minori nei divorzi. Nel caso delle separazioni i minori sono solitamente più giovani che nel caso dei divorzi: più della metà dei minori affidati nelle separazioni ha meno di 11 anni, mentre nel caso dei divorzi poco più di un terzo dei figli affidati ha un’età inferiore agli 11 anni.

  1. Affidamento dei figli minori.

L’istituto dell’affido condiviso dei figli minori tra i due ex-coniugi è stato introdotto come modalità ordinaria nel 2006, con la legge 54/2006. Le conseguenze di tale legge sono evidenti: se nel 2005 in più di 8 casi su 10 la madre otteneva l’affidamento esclusivo dei figli (sia nelle separazioni sia nei divorzi), nel 2009 in quasi 9 separazioni su 10 e in quasi 7 divorzi su 10 è stato previsto l’affido condiviso. Il ricorso all’affidamento condiviso è più frequente nel caso in cui separazioni e divorzi avvengano in maniera consensuale e meno frequente se avvengono per via giudiziale. Nel Mezzogiorno l’affidamento condiviso risulta avvenire con meno frequenza rispetto alla media nazionale: ciò è collegato anche al fatto che in quest’area geografica è più diffuso il ricorso al rito giudiziale. Si può infine notare che l’età del figlio minore non sembra influenzare le decisioni dei coniugi o del giudice riguardo all’affidamento.

l  Proposta dell’Ordine degli Psicologi – Consiglio Nazionale – alla Comissione Giustizia Senato – ddl 957 e 2454, di data 08.11.2011.

Dopo aver valutato i progetti di legge in tema e considerando soprattutto la forma aggiornata del ddl 2454, l’Ordine Nazionale degli Psicologi ritiene che, al fine di promuovere la salute dei minori, i punti fondamentali siano i seguenti:

- frequentazione equilibrata dei due genitori;

- riferimento abitativo a doppio domicilio, cioè fare in modo che il bambino possa percepire come propria sia la casa del padre che quella della madre,

- ricevere cura e accudimento da entrambi i genitori nella quotidianità; cioè constatare che entrambi i genitori provvedano ai bisogni dei figli, anche di tipo economico;

- promozione della possibilità della mediazione mediante un passaggio massimamente anticipato prima che cominci la fase contenziosa. In merito a questo punto, la proposta dei DDL è quella di una mediazione il cui passaggio informativo sia obbligatorio, in modo da poter disporre di uno strumento che abbia lo scopo di de-conflittualizzare gli assetti familiari, mettendo il minore al centro dell’interesse e della tutela.

l  Lo pseudoscisma coniugale

E’ la situazione in cui la separazione assume caratteristiche distruttive, in un contesto in cui diventa impossibile separare il coniugale dal genitoriale. Le ricerche in tema dimostrano che il modo in cui gli ex-coniugi trattano il loro divorzio è predittivo non solo della loro possibilità di elaborare il divorzio ma anche del tipo di relazione che essi instaureranno con i loro figli… un vero disastro!

l  Il legame disperante

E’ evidenziato dal fatto che, anche a distanza di anni dalla separazione/divorzio, i due ex coniugi lottano disperatamente tra loro, concedendosi talvolta solo brevi trague che hanno per lo più lo scopo di potenziare le armi utili alla guerra per il possesso dei figli. Ciò che, in questo caso, non avviene è il divorzio psicologico: la guerra all’ex-coniuge diventa ragione di vita e, in tal modo, gli ex-coniugi cercano di evitare la perdita e di elaborare il senso del loro fallimento. Nel legame disperante, ciascun coniuge vive se stesso come vittima e vive l’altro come carnefice; il bisogno di giustizia per i torti subiti, con il continuo ricorso alla legge, diventa prioritario persino sui figli. Il pericolo maggiore che si riscontra in questi casi è il bisogno di annullare l’altro, anche eliminandolo dalla vita dei figli, in un agito che può diventare vera e propria alienazione genitoriale.

l  Il legame disperato

E’ alla base del ritiro e della desolazione, alternati alla protesta e alla reazione indifferente, con la conferma che il legame è inaffidabile. La desolazione deriva dal vissuto di essere abbandonati, lasciati soli, inedgni del legame; la protesta consegue all’idea di avere un qualche diritto a ricevere; la reazione indifferente è infine una soluzione al dolore: si sopravvive nell’idea consolatoria che ciascuno ha diritto di vivere la propria vita. In questo tipo di legame, il divorzio rappresenta sempre la fine di ogni speranza.

l  Il modello del divorzio a sette stadi:

In ogni separazione si presentano sempre alcune fasi, non necessariamente nell’ordine presentato:

- Divorzio emotivo: è la fase immediatamente precedente alla decisione di separarsi.

- Divorzio legale: è la fase istituzionale.

- Divorzio economico: è la fase in cui si separano le strade, quando i figli diventano maggiorenni.

-  Divorzio tra i genitori: è la fase in cui si decide l’affido dei figli e i diritti di visita dei genitori.

-  Divorzio comunitario: è la fase in cui ciascuno dei due ex-coniugi si separa dal contesto familiare e amicale comune.

- Stadio religioso-spirituale: l’orientamento religioso può incidere nel vissuto emotivo che accompagna una separazione/divorzio, nei termini di immagine di sé e di autostima.

-  Divorzio psicologico: è la fase in cui nasce una nuova e diversa identità.

l  Il ciclo emotivo di chi lascia

Le reazioni emotive di chi lascia sono generalmente meno intense di chi viene lasciato, se non altro perché ha avuto più tempo per prepararsi. Tuttavia, il lutto della separazione si accompagna spesso, in chi lascia, al senso di colpa. Per essere superato, il senso di colpa si trasforma spesso in rabbia (per la sensazione di essere dalla parte della ragione) e poi in tristezza (per la situazione). Successivamente, la tristezza può lasciare il posto ad un senso di responsabilità e ad un nuovo senso di colpa. Il ciclo emotivo del lutto riprende così con una minore intensità.

l  Il ciclo emotivo di chi viene lasciato

Il lutto di chi viene lasciato si accompagna spesso al vissuto dell’essere stati rifiutati, un vissuto che può successivamente trasformarsi in collera, poi in tristezza e poi dar vita ad una serie di autoaccuse. Spesso subentra poi la speranza (di una ripresa del rapporto), che trasforma la tristezza in un nuovo sentimento di amore per l’ex-coniuge. L’intensità di questo nuovo sentimento amplifica però la ferita subìta e chi viene lasciato torna a sentirsi nuovamente ferito. Il ciclo emotivo del lutto riprende così con una minore intensità.

l  La mediazione familiare

All’interno del fluttuare emotivo sopradescritto, compito del mediatore è ricondurre i due genitori a focalizzare la propria attenzione sul benessere del figlio, garantendone così la tutela.

La mediazione familiare è uno strumento con il quale condurre la coppia genitoriale a negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici, mettendo al centro dell’interesse i figli (ad esempio: le modalità di comunicazione; l’affidamento; il regime di visita; le ferie; le festività; le ricorrenze speciali; i rapporti con altri futuri partners; gli accordi economici; la divisione dei beni; e così via). In un percorso che prevede 10-12 incontri, la coppia genitoriale viene aiutata dal mediatore familiare a confrontarsi e a gestire le difficoltà emotive ed organizzative proprie della frattura coniugale. Compito del mediatore è quindi accompagnare i genitori in conflitto nella ricerca di soluzioni reciprocamente soddisfacenti per sé e per i propri figli, ristabilendo una comunicazione quanto più possibile funzionale che permetta loro di rispettare nel tempo gli accordi presi e, successivamente, di trovare nuovi accordi sulla base dell’evoluzione dei bisogni di tutti i membri della famiglia e dei cambiamenti futuri che si verranno a determinare.

                                                                                  Istituto PsYchè

                                      Centro per la formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica

I condomini per mamme e papà separati all’odg nel Comune di Trieste

Questo Dipartimento di Italia dei Valori ha contribuito nei mesi passati a far entrare i bambini stranieri nati in Italia e non o figli di apolidi nei nidi comunali del Comune di Trieste. Questo Dipartimento ha presentato una mozione congiunta con “Un’Altra Trieste” per l’apertura di nizi aziendali nel Comune di Trieste. Come avevamo proposto nel nostro programma elettorale dello scorso anno. Oggi con grande piacere vi informo che è stato messo all’Ordine del Giorno collegato alla Delibera sul Bilancio di Previsione del 2012 del Comune di Trieste, la nostra mozione sui condomini per le mamme e i papà separati. Ve la presentiamo e a seguire una riflessione e un appello.

  

     Uffici del Consiglio

     Gruppo Consiliare Italia dei Valori

 

Ordine del Giorno collegato alla Delibera sul Bilancio di Previsione 2012

Premesso che

Visto che nella nostra regione i genitori separati sono circa 38.000, in crescita ogni anno di oltre il 4% rispetto all’anno precedente. E di questi un numero sempre più consistente insiste sul territorio del capoluogo della regione.

Vista che la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso, che ha modificato l’articolo 155 e seguenti del codice civile, tutela i diritti di tutti i componenti della famiglia in separazione, tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, con particolare attenzione ai figli minorenni.

Considerato che l’art. 155 del codice civile così come modificato dalla legge 54/2006 pone prioritariamente in capo ad entrambi i genitori separati la potestà genitoriale dei figli e che pertanto entrambi provvedono al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito e che a tale fine di realizzare tale principio il giudice stabilisce ove necessario la corresponsione di un assegno periodico;

Valutato che ad oggi i padri in misura prevalente si trovano a dover contribuire al mantenimento dei figli minorenni in una misura finanziariamente spesso insostenibile per il mantenimento di una condizione propria di vita dignitosa;

Considerato che i padri oltre al mantenimento dei figli, della perdita della casa in cui dimoravano con la moglie separata, devono trovare una collocazione per loro dove poter vivere ed accogliere i propri figli nelle giornate in cui sono loro affidati e che mentre alcuni di loro trovano ospitalità presso amici e parenti,  altri dormono in macchina,  o si rivolgono ad Onlus come la Caritas, o vivono in condizioni igienico-sanitarie spesso al di sotto dei limiti di vivibilità;

Evidenziato che la situazione che si determina “de facto” non è auspicata dalla normativa sull’affidamento condiviso né è auspicabile da un punto di vista etico, ed educativo per la prole;

Ravvisata la necessità di porre dei correttivi sociali a ciò che è divenuta una nuova piaga della società contemporanea, anche sul territorio del comune di Trieste; 

SI CHIEDE Al SINDACO ED ALLA GIUNTA

-                     Di predisporre una apposita graduatoria di genitori (papà e mamme separati) in stato di disagio economico a seguito della separazione familiare, da aggiornarsi annualmente;

-                     Di richiedere fondi regionali e statali per l’edilizia sovvenzionata finalizzati alla costruzione di condomini per genitori separati;

-                     Di predisporre la progettazione e la creazione di uno o più  condomini in edilizia agevolata, con piccoli appartamenti che possano accogliere i papà e le mamme separati ed in stato di povertà (dati ISEE),

-                     che a fronte di un costo limitato nell’affitto e per un periodo comunque limitato di tempo possa fare fronte ad una emergenza sociale, in attesa che altre situazioni ed edilizia sovvenzionata possano tamponare l’eventuale emergenza;

-                     Questo progetto darà la possibilità alle persone di accogliere i loro figli in uno spazio adeguato in cui condividere momenti affettivi e di crescita personale.

Il senso dei nuovi condomini per genitori separati non trova la propria motivazione in un maggiore controllo delle capacità genitoriali dei separati ed è pertanto non previsto un ulteriore controllo dei servizi sociali.

Trieste, 23 aprile 2012

Consigliere

Paolo Bassi

Consigliere

Cesare Cetin

Noi del Dipartimento pensiamo che i condomini dei papà e delle mamme separate debbano essere una situazione temporanea che copra la grave emergenza che stanno vivendo molti papà e alcune mamme separate. Serve un luogo dignitoso per loro e i loro figli. Questo progetto riguarda in misura prevalente i papà separati perchè è la maggioranza quasi assoluta che vive il dramma dell’abitazione. Però ci sono anche delle mamme che devono lottare per dare da mangiare ai figli perchè gli ex padri si danno alla nebbia. E perciò vanno aiutate anche le donne nelle simili condizioni.

I soldi li troviamo. Basta andare a guardare i capitolati che riguardano gli istituti degli affidi e delle case famiglia. Dal momento che una delle tante motivazioni a sostegno delle case famiglia è la povertà dei genitori e che questo scherzo ci costa 3000 euro al mese per bambino, risulta evidente il risparmio per la comunità con i condomini. Senza considerare la riduzione immediata del danno per i molti bambini costretti a vivere lontani dalle loro famiglie.

Questo progetto che è diventato mozione all’Ordine del Giorno, è bene che sia divulgato e proposto in altre realtà regionali.

Il Dipartimento chiede attenzione e sostegno per quanto riguarda l’ultimo punto della mozione che riguarda il controllo. Il nostro progetto non prevede il controllo dei servizi sociali o sanitari all’interno dei condomini. Questo punto è molto delicato perchè traccia il confine tra noi e il sistema. Noi vogliamo aiutare non controllare. E tra l’altro chi controlla i controllori? Perciò vi chiedo di prestare attenzione all’evoluzione della cosa. Se riusciamo a mantenere un bel progetto da mutuare in Italia, ne beneficerà tutta la gente per bene che lotta per non essere schiacciata dal sistema.

La Mozione sarà presentata dal dott. Paolo Bassi, Capogruppo per Italia dei Valori nel Comune di Trieste e portavoce politico di questo Dipartimento,  nella prossimo Seduta presumibilmente alla fine del mese di aprile 2012 o la prima settimana di maggio 2012. Sul blog metteremo tutte le informazioni successive.

Dott. Valentina Peloso Morana

Responsabile Dipartimento Regionale Infanzia e Famiglia IDV FVG

L’alveare del pensiero psicologico

La vera “scienza spazzatura” è negare la PAS – Linda J Gottlieb

 
Linda J Gottlieb

E’ “scienza spazzatura” quella di chi afferma che la PAS è “scienza spazzatura”!
Citare le pochissime pubblicazioni che rifiutano la PAS significa fingere di essere ciechi sulla preponderanza del supporto scientifico e dell’evidenza derivante in tutto il mondo dalla pratica professionale nel campo della salute mentale e della mediazione familiare.
Il sostegno alla PAS è ben documentato da Baker, 2007; Barden, 2006; Gottlieb, 2012; Kopetski, 2006; Lorandos, 2006; Lowenstein, 2006; Sauber, 2006; Steinberger, 2006; Warshak, 2001, 2006, 2010; solo per citare una piccola parte degli autori.
In effetti nel mio libro del 2012 “The parental alienation syndrome: A family therapy and collaborative systems approach to ameleioration” io stessa ne documento l’esistenza con il resoconto completo preso dalla mia attività professionale del trattamento di 56 bambini in 32 famiglie. E c’erano, purtroppo, molti altri casi che non sono stati inclusi per problemi di spazio.
Lo schema relazionale caratteristico della PAS – una alleanza transgenerazionale tra un genitore e il figlio per la denigrazione e il rifiuto dell’altro genitore – venne per la prima volta osservata negli anni 50 a livello ospedaliero dagli psichiatri infantili: Nathan Ackerman (1958, 1961, 1965); Murray Bowen (1971, 1978); Don Jackson (1971); Salvador Minuchin (1974, 1978, 1981, 1993, 1996; et al.), che più tardi fondarono il movimento della “family therapy”, che svolsero osservazioni e scrissero estesamente su questo schema di interazione familiare. Murray Bowen (1971, 1978) lo definì “triangolo patologico” e Jay Haley (1963, 1968, 1973, 1977, 1990) lo chiamò “il triangolo perverso”, affermando che,in casi estremi, era causa di psicosi nel bambino.
Questa lunga storia documentata sulla “triangolazione” è stata estesamente validata da una seconda generazione di terapisti familiari (Andolfi 1983, 1989; Angelo, 1983; Boscolo, 1987; Nichols, 1992, Gottlieb, 2012 et al.), anche se gli psichiatri e gli specialisti di terapia familiare del movimento “family therapy” non hanno mai applicato l’etichetta “sindrome di alienazione familiare” a questo schema interazionale. Ma, insomma, quando ci sono più di 60 anni di dati, ricerche e documentazione, non ci si può formalizzare su un nome!

References
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Ackerman, N. W. (1961). The emergence of family psychotherapy on the present scene.
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Barden, R. C. (2006) Protecting the fundamental rights of children and families: Parental
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Warshak, R. (2010). Divorce poison. New York, NY: Harper.

Pedofilia e false accuse: i ladri e i fantasmi della psiche

Giovedì 12 aprile l’Istituto Psychè di Trieste ha organizzato una conferenza sulla pedofilia e le false accuse alla libreria Borsatti. In collaborazione con l’Istituto ho presentato un mio lavoro. Di seguito un breve estratto per chi non c’era e a seguire delle riflessioni sull’evento.

Cominciamo con la pedofilia e iniziamo dal distinguerla dall’abuso sessuale familiare che, lo dice il nome, avviene all’interno della famiglia del bambino e presenta caratteristiche di un certo tipo. Si tratta sempre di familiari stretti del bambino a partire da un papà, anche se capitano anche mamme, a scendere per grado di parentela. Invece il pedofilo è estraneo alla famiglia del bambino, a volte può essere un conoscente o un “amico” di famiglia.  Un fenomeno è familiare, l’altro è universale perché la pedofilia è un fenomeno che collega tutto il mondo. Perciò gli abusanti familiari hanno certe caratteristiche e i pedofili ne hanno delle altre, alcune sono comuni, altre sono molto diverse.

I pedofili

I pedofili si nascondono bene e sono dei vigliacchi. Festeggiano la giornata dell’”orgoglio pedofilo” nel mese di giugno. Di cosa vadano orgogliosi non si sa. Non ci vuole coraggio a sottomettere un bambino e a usarlo come fosse un pupazzo, facendogli tutto quello che farebbe a un vero pupazzo.

I pedofili sono di tre tipi: ci sono i compulsivi, ci sono i classici e i criminali. Tutte le categorie usano internet per scambio di filmati pedo pornografici,  molti di loro sono coinvolti nella produzione e vendita di filmati. La rete della pedofilia è molto protetta e intrattiene rapporti con organizzazioni criminali in tema di traffici di droga e di armi, riciclaggio di denaro sporco e di corruzione. Tutti si nascondono e tutti usano la trappola per avvicinare i bambini e i ragazzi. La raffinatezza della trappola dipende dall’intelligenza di chi li usa.

In questo mondo sotterraneo si muovono i pedofili compulsivi che sono quelli che non resistono all’impulso: vedono un bambino e devono toccarlo. Ad esempio un compulsivo in un giardino dove si era appostato, sceglie nascosto la preda. La individua e con finta indifferenza entra sulla scena di gioco e gli tira una palla sul pube. Con la scusa di vedere se si è fatto male, lo tocca sul pube.

Poi ci sono i classici che sono conoscenti della famiglia del bambino, che si avvicinano e si innestano come tumori all’interno, per avere il tempo di preparare lo stupro di bambine e bambini. Bambini che vengono preparati ad atti sessuali completi da individui che nel tempo, attraverso un gioco come veicolo, li violentano.

E poi ci sono i criminali, che hanno come veicolo il pensiero nel senso che pensano prima a tutta la scena: alle caratteristiche fisiche della bambina e del bambino, a cosa gli farà, come glielo farà e dove. Mentre fantastica prepara la trappola e quando è pronto va a caccia. Per abbordare un bambino inventa delle scuse e chiede aiuto per recuperare qualcosa che ha perso, se invece è su internet si finge giovane e manipola il bambino in altro modo. Quando l’ha acchiappato lo porta nel suo rifugio e lo violenta. Lo tratta come il pupazzo delle sue fantasie. Alle volte lo uccide. Alle volte per arrivare a tutto questo il pedofilo è aiutato da altri come lui che sono specialisti nei rapimenti e nelle tratte di bambini e ragazzi.

Questi individui tutti sono i mostri dei bambini.

Le false accuse

Poi ci sono le false accuse di abuso sessuale, che sono altrettanto deleterie. Si tratta di adulti che denunciano abusi sessuali mai avvenuti su bambini, per fraintendimento o per volontà di danneggiare qualcuno. Sono in netta ascesa nel nostro Paese tanto che numerosi osservatori che si occupano della materia dicono che le denunce di abuso sessuale sui bambini sono in misura prevalente false.

La diagnosi differenziale è un’operazione della prassi scientifica che permette attraverso la raccolta delle prove, l’analisi dei dati e delle ipotesi, di arrivare alla soluzione del problema che ci chiede, di fronte a una denuncia di abuso sessuale se è vera o se è finta. Bisogna conoscere la materia e la prassi.

La maggior parte di queste denunce avviene in ambito di separazioni familiari. Alcune sono fatte in buona fede per fraintendimento di qualcosa che ad esempio, una bambina dice alla mamma a proposito di una doccia con il papà. Se tra i genitori non c’è chiarezza e alcune ferite non sono state risolte, è possibile che quella madre fraintenda le parole della figlia e denunci il malcapitato dando inizio a un calvario per tutti quelli coinvolti. Altre denunce false sono fatte in mala fede per danneggiare qualcuno, per vendetta, per odio.

Anche le false accuse sono un abuso ai bambini, che vengono coinvolti, loro mal grado, in un meccanismo perverso che li vede protagonisti involontari di una bugia che li segnerà per tutta la vita. I bambini vittime di false accuse non hanno i sintomi dei bambini abusati perché non hanno subito abuso sessuale. Ma a causa di questo ne svilupperanno di diversi e qualcuno addirittura di natura psichiatrica. Nello stesso modo gli adulti innocenti coinvolti in una falsa accusa, non presentano segni tipici dell’abusante familiare o del pedofilo, perché non lo sono. Ma bisogna saper guardare molto bene e conoscere la prassi scientifica. E questo in Italia è un problema perché siamo ancora in pochi a conoscerla e a praticarla.

dott. Valentina Peloso Morana

Mi rendo conto che le persone che vengono alle mie conferenze soffrono per gli argomenti che porto. Anche le persone che lavorano seriamente per difendere i bambini soffrono per quello che vedono e per quello che sentono. E’ così. E per questo motivo bisogna parlarne, per sradicare l’invasione della gramigna in un campo di grano.

Alla conferenza di giovedi c’erano persone di tutte le età: c’erano giovani di cui tre giovani laureati in psicologia piuttosto svegli, c’erano donne e uomini adulti e persone anziane. C’era soprattutto il “gruppo delle nonne” che mi segue da quando ho iniziato a tenere conferenze sulla pedofilia e le false accuse. Il gruppo delle nonne è composto da donne di una certa età, la più anziana ha 84 anni, la più giovane ha superato i 60. Alcune sono nonne altre sono madri ma tutte mi accompagnano a Trieste nel mio girare per informare. Questa cosa delle nonne mi piace molto e mi ricorda le nonne dei ragazzi, figli delle madri desaparecide in Argentina durante la feroce dittatura di Videla. Le situazioni sono molto diverse ma è il principio che è lo stesso: difendere i bambini e i ragazzi portando a galla la verità e facendo giustizia. Le nonne argentine con il fazzoletto bianco hanno cercato e sostenuto i loro nipoti nella battaglia per la verità. I nipoti neonati dati in adozione ai carnefici dei loro genitori, che lottavano per la libertà, hanno subito una violenza inaudita. Allevati da chi aveva le mani sporche di sangue dei loro genitori naturali. Alcuni di questi ragazzi non hanno retto alla verità e hanno rifiutato di affrontarla, altri in modo veramente coraggioso, hanno lottato perchè le cose fossero chiarite e i responsabili mandati in carcere. E ci sono riusciti. Si sono organizzati e hanno cominciato ad agire azioni per attirare l’attenzione dei giudici per riaprire il processo contro alcuni collaboratori del regime Videla. Hanno tappezzato i pali della zona dove un aguzzino aveva un negozio con messaggi scritti che indicavano alla gente di non comprare la merce lì perchè gestito da un aguzzino. E questo per molte altre attività commerciali e persone coinvolte. Sempre appoggiati dalle nonne che manifestavano pubblicamente. Il processo è stato riaperto e i colpevoli puniti.

Dott. Valentina Peloso Morana

Il tratto della penna nelle mani della psicologia investigativa

Martedi 10 aprile ho tenuto una breve relazione alla Conferenza organizzata dall’Istituto Italiano di Grafologia. Di seguito un estratto del mio intervento.

Io vi parlerò dello studio del disegno e della scrittura nell’ambito di indagine della psicologia investigativa.

La psicologia investigativa è una scienza che si occupa di crimine. In particolare di pedofilia e di omicidi, ma non solo. Si avvale di una prassi scientifica che è unica e condivisa in Europa e in molte parti del mondo. Si avvale anche di un metodo di lavoro fatto di strumenti che sono diversi a seconda del professionista che vi opera. La prassi scientifica consiste in una serie di operazioni codificate che devono essere seguite in serie per arrivare al risultato. Come un’operazione matematica: se seguo correttamente la prassi e faccio bene i calcoli arrivo al risultato corretto.

Compito della prassi è la raccolta delle prove per supportare un’ipotesi e arrivare alla verità della situazione studiata.

Nel settore della pedofilia e delle false accuse di abuso sessuale il metodo di raccolta delle prove dipende dagli strumenti che il singolo professionista opera.

Personalmente studio il linguaggio verbale e il linguaggio del corpo. Anche il disegno e la scrittura sono espressione del corpo. Il linguaggio del corpo è un altro linguaggio. Sono venti anni che lo studio. Il linguaggio del corpo non mente mai. Comparando i due linguaggi abbiamo un’idea base della persona, adulto o bambino che sia. Se la persona dice la verità i due linguaggi sono armonici, se la persona mente il linguaggio verbale andrà in una direzione e quello del corpo in un’altra. Il linguaggio del corpo segnalerà un allarme. Adesso a Trieste sta arrivando la moda del linguaggio del corpo e molti dopo un corso di tre giorni si dichiareranno esperti della materia.

Il disegno è un’espressione del pensiero e del corpo del bambino. Il suo studio ricorre sempre nei procedimenti penali che coinvolgono bambini ed è molto controverso. Chiarire un disegno fatto da un bambino comporta una conoscenza scientifica che non è molto diffusa, purtroppo. Da una parte abbiamo i veri professori che insegnano in prestigiose università italiane che dicono, che interpretare i disegni dei bambini è difficile e che pochi lo sanno veramente fare. Dicono anche che è necessario un aggiornamento generale su questo, tenendo conto che i bambini che nascono oggi sono chiaramente tecnologici. Dall’altra abbiamo schiere di professionisti che improvvisano. Si crea confusione.

Il bambino oggi oltre a essere tecnologico è anche estremamente concreto. Disegna perciò quello che vede. Se la scena che descrive prevede un televisore lui lo disegna. Se c’è il lampadario lo disegna e così via. Capita di leggere di soli che rappresenterebbero simboli maschili e cose di questo tipo. Non è così che funziona. Se il bambino disegna un sole è perché quel giorno lo vedeva. Il disegno va studiato in originale: per vedere il tratto e la pressione della mano che indicano lo stato d’animo del bambino al momento del disegno. Vanno studiati i colori che usa, ad esempio con quale comincia e i tipi di materiale. Si studiano le dimensioni e le collocazioni degli oggetti. Si parte da un particolare e si arriva alla descrizione generale. Si studia il tema del disegno. Non bisogna dimenticare che il disegno è una prova comunque e decodificarla, fa la differenza tra la verità e la menzogna.

Spesso mi tocca lavorare solo su fotocopie di disegni o quaderni. Questo la dice lunga sulla conoscenza dello studio del disegno e soprattutto sulla raccolta delle prove. E’ la stessa cosa di come si raccoglie una prova su una scena di un omicidio: se la raccogliamo bene secondo la prassi, sarà utile per l’indagine e magari in seguito decisiva, se la raccogliamo male non sarà utile e magari in seguito diventerà deleteria. Stesso discorso per un disegno di un bambino coinvolto in un procedimento penale.

Un’altra delle cose che si studia in un procedimento penale che vede coinvolti anche i bambini è la scrittura. Si studia in originale come chiede la prassi. Si studia la pressione e la consistenza del foglio, insieme al tratto. Entrambi, la pressione e il tratto indicano lo stato d’animo di chi scrive. La consistenza del foglio indica la sintesi dell’espressione scritta. Si studia la grandezza del carattere anche in relazione all’età di chi scrive. Si osserva se la grafia è contenuta nei limiti delle righe o se travalica. Si studia il contenuto del testo e il modo in cui vengono scritte le lettere e le parole.

Come per il disegno spesso mi tocca studiare il materiale su fotocopia. Questo significa lavorare con le mani legate.