Le line/guida all’ombra delle cattedrali

Non c’è il due senza il tre. Dopo la notizia della riduzione delle forze alla Polizia Postale, dopo l’urlo al Senato del senatore Li Gotti, ecco che arriva in contemporanea sui nostri schermi la notizia delle “Linee Guida della CEI” sulla pedofilia. Che si inserisce perfettamente con quanto scritto in questi giorni. Non c’è da stupirsi che l’Italia ci sta mettendo anni ad allinearsi agli altri Paesi sulle tematiche della pedofilia. Non mi pare che ci sia un vero interesse a difendere i bambini.

In Belgio ma anche in Austria, si sono formate commissioni di inchiesta nazionale guidate da laici indipendenti. Questo vuol dire che il Belgio ha deciso di non guardare in faccia nessuno in campo di pedofilia, e non c’è tonaca che tenga. Anche altri Paesi europei hanno attivato forme di protezione per i ragazzi dalla pedofilia nelle chiese. Da noi invece escono le line-guida (chiamarle linee guida è offendere la scienza) che sono uno specchietto per le allodole. Non c’è obbligo di denuncia da parte dei vescovi o preti a conoscenza di abusi sessuali sui bambini. La motivazione di questo punto è un insulto all’intelligenza del popolo italiano. Con la scusa di non essere pubblici ufficiali, fanno Ponzio Pilato. E non si prendono neanche la responsabilità del danno arrecato. E’ come dire: il mio terreno produce tarme pedofile ma non è colpa mia. Un meccanismo di difesa piuttosto arretrato e di tipo infantile. I suoi rappresentanti fanno danni, loro non sono obbligati a denunciarli e non è colpa loro. Però noi nasciamo secondo loro con la colpa e dobbiamo purgare tutta la vita. Solo noi e i nostri bambini però. Loro no. Questo con Dio non c’entra niente però c’entra con l’arroganza del potere.

Gesù  diceva che chi danneggiava i bambini doveva essere buttato in acqua con una macina al collo. E Ponzio Pilato ha lasciato che morisse, sapendolo innocente e dalla parte del popolo. Prego che un Messia ritorni per prendere a calci i preti pedofili come ha fatto quel giorno Gesù nel tempio con i mercanti. Ma questa volta protetto e in compagnia di chi vuole veramente l’amore e la chiarezza. Nel frattempo continuamo a difendere chi non può farlo perchè l’età glielo impedisce.

dott. Valentina Peloso Morana

Articolo dal web:

In 10 anni 135 preti pedofili. Cei: non c’è obbligo di denuncia

In vigore le linee-guida della Conferenza Episcopale contro gli abusi. Ma si ribadisce: il prete non è pubblico ufficiale

Pubblicato il 22/05/2012 da TMNews

In 10 anni 135 preti pedofili. Cei: non c'è obbligo di denuncia
Roma, 22 mag. (TMNews) – Sono 135 i preti accusati di abusi sessuali sui minori negli ultimi dieci anni. Lo ha reso noto, per la prima volta, la Conferenza episcopale italiana che, tuttavia, ha ribadito l’inesistenza dell’obbligo di denuncia di sacerdoti pedofili. Nei dati diffusi dalla Cei, e relativi al decennio 2000-2010, si parla non solo dei casi “verificatisi” ma anche di quelli “emersi”, ha spiegato il segretario generale mons. Mariano Crociata. Il quale ha precisato che 135 sono i sacerdoti segnalati alla congregazione per la Dottrina della fede, il dicastero vaticano responsabile del ‘dossier’ pedofilia, mentre alla magistratura italiana sono stati denunciati 77 prelati. Sul complessivo numero di 135, la congregazione della Santa Sede è giunta a 53 condanne e 4 assoluzioni, mentre i restanti 78 casi sono in istruttoria. Contestualmente alla pubblicazione di questi dati,la Cei ha diffuso anche le linee guida comportamentali per combattere il fenomeno; tra queste, come era atteso, non figura l’obbligo di denuncia. Il documento stabilisce che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto” in merito agli abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia è “importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile”.

Convenzione di Lanzarote in Italia

Mi chiedo se esista un collegamento tra la notizia che riguarda la Polizia Postale pubblicata ieri e quella che pubblico successivamente. E’ stata approvata al Senato il 16 maggio la ratifica della Convenzione di Lanzarote. Il nostro senatore Luigi Li Gotti ha dovuto urlare in aula per proteggere i bambini. Ha dovuto urlare in aula. L’urlo del senatore non era un delirio, ma un una richiesta forte di aiuto in mezzo a gente con posizioni quantomeno poco chiare.

Tornando al quesito iniziale, da una parte si approva una legge a favore dei bambini, come più volte richiesto dai Paesi europei, dall’altra si limita la libera azione dei tecnici in grado di stanare i pedofili.

Di seguito dal web

Pedofilia, via libera in Senato alla convenzione di Lanzarote
(Guida al Diritto) 17 maggio 2012
 
 
 
 
 
/content/law24/guidaAlDiritto/penale/primiPiani/2012/05/pedofilia-via-libera-al-senato-alla-convenzione-di-lanzarote/jcr:content/immagine/file

Il Senato ha approvato ieri pomeriggio a larghissima maggioranza (un solo voto contrario) la ratifica della Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale siglata a Lanzarote il 25 ottobre 2007. Il provvedimento, in quarta lettura, è stato ancora modificato e tornerà di nuovo alla Camera; l’iter del Ddl è cominciato alla fine del 2009, e introduce nel nostro codice penale la parola pedofilia.
A causare le modifiche che rimandano il testo a Montecitorio le “urla” del senatore dell’Idv Luigi Li Gotti, come lui stesso ha sottolineato: “abbiamo dovuto urlare per segnalare l’enorme errore commesso: per i reati di pedofilia, reati sessuali con minorenni o prostituzione minorile, anche se il colpevole fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, ora come ora conseguirebbe non l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, come per tutti i reati, ma l’interdizione massima di cinque anni. Insomma – ha fatto notare Li Gotti – per i reati più odiosi, il reo avrebbe un trattamento di favore”.
“Alla fine il Governo e tutti i gruppi hanno condiviso la critica urlata, per cui il testo verrà inquadrato nella normativa generale prevista dal codice: chi fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, sarà interdetto per sempre dai pubblici uffici. Tutti, anche se dovesse chiamarsi Silvio Berlusconi. Il riferimento – ha concluso Li Gotti – non è casuale, perché a pensar male, spesso ci si prende”.
Ecco, in sintesi, i punti centrali del provvedimento con le modifiche apportate a palazzo Madama.


Prostituzione minorile
- Reclusione da sei a dodici anni e multa da 15.000 a 150.000 euro per chi induce alla prostituzione un minorenne, favorisce, organizza o controlla la prostituzione di un minorenne. Chiunque compie atti sessuali con un minore fra i 14 e i 18 anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni (il testo della Camera prevedeva da sei mesi a quattro anni) e con la multa da 1.500 a 6.000 euro. Se il minore ha meno di 16 anni, la pena è aumentata da un terzo alla metà. Pene aumentate se si tratta di  minori in stato di infermità o minorazione. In caso di prostituzione minorile sarà escluso il patteggiamento.


Istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia –
 Punisce con la reclusione da 6 mesi a tre anni chiunque pubblicamente istiga alla pedofilia e ne fa apologia. E «non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni di carattere artistico, letterario, storico o di costume». Inoltre, la pena è aumentata se il fatto è compiuto con il mezzo della stampa, in via telematica attraverso internet (il cosidetto grooming) o con strumenti informatici, per esempio con gli sms, le chat, i socialnetwork e i giochi on line.


Maltrattamenti contro familiari e conviventi
:  Riscritto l’articolo 572 del codice penale. Chiunque maltratta un familiare o un convivente o una persona a lui affidata è punito con la reclusione da due a sei anni. La pena aumenta da otto a nove anni nel caso di lesioni personali gravi.


Carcere per chi assiste a spettacoli porno con minori
: Chiunque assiste a spettacoli pornografici in cui sono coinvolti minori di anni 18 in attività sessuali esplicite o anche simulate  è punito con la reclusione fino a tre anni.


Chiusura di esercizi commerciali e revoca licenza emittenti
: Vale per i locali e le emittenti televisive la cui attività rientra nei reati di pedofilia e pedopornografia.


Ignoranza età persona offesa
: Il colpevole non può invocare a propria scusa l’ignoranza dell’ età della persona offesa qualora si tratti di un minore di anni 18 «salvo che si tratti di ignoranza inevitabile».


Corruzione minorenne
: Reclusione da uno a cinque anni a chi compie atti sessuali alla presenza di minore di anni 14 al fine di farlo assistere.


Attenuanti per chi collabora con polizia
. La pena è diminuita da un terzo fino alla metà per colui che, pur avendo concorso al reato, collabora.


Insegnanti interdetti a vita -
La condanna o l’applicazione della pena su richiesta delle parti comporta l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado.


Nelle indagini consulente psichiatra
: Si prevede la presenza e l’ausilio di un psicologo o di un psichiatra infantile nei contatti con i minori durante le indagini.


Riabilitazione in carcere
: Si ricorre a trattamenti psicologici per i pedofili dietro le sbarre


Competenze tribunali
: Questo punto è un punto modificato dal Senato che stabilisce la competenza per i delitti relativi agli abusi sessuali sui minori alla Procure distrettuali ordinarie e non alla Procure circondariali, mentre si riconosce la competenza delle Procure distrettuali antimafia per i reati verso i minori se commessi con il coinvolgimento di associazioni criminali.

Le manette alla Polizia Postale

Quando vi dico o scrivo che i pedofili si difendono bene e sono protetti dalla rete criminale, lo faccio sulla base dello studio dei fatti concreti e degli insegnamenti dei miei punti di riferimento scientifico. Mi è giunta notizia dal web che vogliono diminuire sedi operative della polizia postale italiana, che sappiamo tutti si occupano di pedofilia ma anche di truffe, frodi e tutto ciò che riguarda la criminalità via internet. Per quanto riguarda la pedofilia, in Italia la Polizia Postale è tra i pochi gruppi in grado di stanare i pedofili e contrastare il fenomeno, perchè è preparata a fare le trappole ed è in relazione con gli altri investigatori del mondo. Perciò ha la possibilità di scambiare informazioni scientifiche. Invece dal punto di vista investigativo fuori dal web, siamo troppo pochi a praticare la prassi e a lottare per migliorare le cose. E’ evidente che levare la libera azione alla Polizia Postale significa mettere ostacoli alla nostra lotta in difesa dei bambini e ragazzi, e non avvantaggia di certo i loro diritti ma il letame del sistema. In natura il letame serve per dare forza alla terra. Il letame del sistema dà forza all’orco cattivo delle favole.

Di seguito pubblico l’articolo che rappresenta concretamente quello che dico. Abbiamo bisogno di divulgare questa notizia apparsa sulla pagina ufficiale facebook  Polizia Postale Official Web Site Fan , anche fuori dalle mura italiane. La pedofilia è internazionale, allora rendiamo internazionale anche l’informazione in merito. Chiedo agli italiani che accedono sulla pagina del nostro blog da molte parti del mondo ( abbiamo accessi da gran parte dell’ Europa, dal Messico, dall’Africa e dagli Stati Uniti, siamo contentissimi oltre che un pò stupiti) di divulgare tra la gente della società civile questa notizia nei Paesi in cui vivono. Per aiutarci a far emergere il problema. Che riguarda tutti gli italiani e anche gli stranieri che  vivono in Italia, come potrete capire leggendo qui sotto.

dott. Valentina Peloso Morana

Messaggio importante per tutti gli iscritti della pagina “Polizia Postale Official Web Site Fan” e non solo….

pubblicata da Polizia Postale Official Web Site Fan il giorno lunedì 21 maggio 2012 alle ore 12.08 ·
 

Andrea Mavilla 21 Maggio 2012 ore 11:15

 

Buongiorno amici, non vi nascondo che oggi sono deluso, amareggiato, arrabbiato nel ricevere numerose e-mail da vari agenti della polizia postale che mi fanno presente un fatto alquanto sgradevole.

 

Purtroppo le voci che giravano nei mesi scorsi, sull’eventualità di una riorganizzazione della Polizia Postale E Delle Comunicazioni  è ufficiale.

 

La polizia delle comunicazioni è presente su tutto il territorio nazionale attraverso i 20 compartimenti, con competenza regionale, e le 80 sezioni con competenza provinciale.

 

Cosa intendiamo dire quando parliamo di compartimenti, e quando parliamo di  sezioni?

 

Come scritto poc’anzi i “compartimenti” sono collocati nelle principali regioni italiane, le  “sezioni” invece sono collocate in zone distanti dai capoluoghi di regione, per poter  garantire ed accogliere i cittadini provenienti dai comuni  più distanti.

 

Cosa comporta ai comuni cittadini la chiusura delle sezioni?

 

Voglio farvi un semplice  esempio, per poter capire il disagio che verrà causato a NOI comuni cittadini;

 

La signora “Maria” è stata appena truffata, vive in un piccolo paesino della  Campania “Casolla in provincia di Caserta”, per poter segnalare ed esporre il suo problema  dovrà recarsi alla Polizia Postale di Napoli che dista solamente 42,8 km.

 

Marco invece vuole segnalare un caso di pedofilia, lui vive nella bellissima città di Ferrara, per segnalare ed esporre il suo problema dovrà recarsi alla polizia postale di Bologna che dista solamente 53,1 km.

 

 Cari amici vi è chiaro il concetto?

 

In poche parole un cittadino che vive nelle  città lontane dai capoluoghi di provincia, per esporre una denuncia/segnalazione dovrà farsi  all’inciviltà 40 km (se gli andrà bene).

 

Sul sito ufficiale della polizia postale e delle comunicazioni potrete leggere in evidenza il seguente messaggio:

 

L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha reso indispensabile l’uso di Internet quale mezzo di scambio di informazioni, di accesso alle grandi banche dati, di esecuzione di transazioni e disposizioni finanziarie, di ideazione e creazione di nuove attività professionali.

 

La rapida diffusione dell’uso di Internet ha ben presto messo in evidenza i punti di debolezza della Rete stessa, in particolar modo con riferimento alla sicurezza informatica.

 

 Quindi in un’era dove  Internet viene sempre più usato da  a milioni di utenti, che condividono, diffondono, scaricano, acquistano materiali di ogni genere in Italia cosa succede?

 

 Piuttosto che aumentare il livello di sicurezza informatico garantendo ai cittadini la presenza costante della polizia postale, andiamo ad eliminare e diminuire un corpo di polizia che attualmente viene sempre più richiesto daicomuni  cittadini di tutt’Italia “e non solo”

 

Scusatemi ma io tutto ciò semplicemente “”"vergognoso”"”.

 

Andrea.

 

Falsi amori dietro la foglia di fico – parte seconda

La pedofilia è internazionale e intrattiene rapporti con le organizzazioni che si occupano di traffico di droga e di armi, riciclaggio di denaro sporco e prostituzione, tratta di donne e bambini. I pedofili sono come le talpe nei giardini fioriti: si nascondono bene e si proteggono tra loro attraverso reti di comunicazione protette. Sono presenti in tutte le fasce sociali e i più pericolosi sono quelli che ricoprono poltrone eccellenti nel mondo. Internet ha favorito il proliferare di questi individui che si suddividono in fruitori di filmati in cui si vedono bambini violentati in tutti i modi possibili e francamente non immaginabili per i più, e quelli che oltre a fruire, filmano e producono in rete i loro atti violenti. Alcuni di loro si vantano di queste azioni. Ovviamente lo fanno di nascosto e questo dimostra la loro vigliaccheria. I pedofili sono dei vigliacchi perché violentano chi non si può difendere e lo fanno nell’ombra. Pensate che hanno anche l’ardire di festeggiare la giornata dell’orgoglio pedofilo alla fine del mese di giugno di ogni anno. Chi è nato in giugno non avrà piacere di questa notizia.

 

I pedofili hanno come dicevo enormi protezioni. Sono talmente protetti che non emerge praticamente nulla di ciò che accade in danno dei bambini e delle loro famiglie. Viene tutto fermato prima. In Italia ovviamente perché in Europa non è così. Una signora che ha letto il mio libro pensava che i bambini di cui parlavo fossero stranieri. Non poteva credere che la bambina di due anni iniziata al sesso fino a farle perdere la ragione a 14 anni, fosse di Trieste.  Perché qui e nel resto d’Italia non emerge niente e quel poco che viene fuori spesso non è vero. In oltre venti anni di attività professionale e di studio personale del sistema italiano ho capito una cosa: portare a galla la pedofilia significa capire tutto del sistema che ci domina. Perché i pedofili sono inseriti in tutti i circuiti ed hanno un potere enorme che esercitano di nascosto e che incide e penetra ovunque. Potremmo dire che i pedofili sono il collante di tutto. Per parlare di cucina potremmo dire che è come il prezzemolo. Senza offesa per il prezzemolo.

 

Adesso cominciamo a distinguere le caratteristiche e tipologie della pedofilia.

 

 I pedofili compulsivi  sono quelli che non resistono all’impulso: vedono un bambino e devono toccarlo. Ad esempio un compulsivo in un giardino dove si era appostato, sceglie nascosto la preda. La individua e con finta indifferenza entra sulla scena di gioco e gli tira una palla sul pube. Con la scusa di vedere se si è fatto male, lo tocca sul pube. Qualcuno di loro chiede di essere aiutato a smettere perché si rende conto della cosa ma non riesce a smettere. Hanno provato la castrazione chimica per alcuni di loro ma hanno visto che è inutile come azione. Perché il sesso nasce nel cervello, sono le neuroscienze a dirlo e a dimostrarlo, e dunque la soppressione delle gonadi non risolve il problema ma lo accentua perché spinge la persona a guardare filmati in maniera compulsiva e dunque ad alimentare il mercato che porta violenza ai bambini.

 

Poi ci sono i classici che sono conoscenti della famiglia del bambino, che si avvicinano e si innestano come tumori all’interno, per avere il tempo di preparare lo stupro di bambine e bambini. Bambini che vengono preparati ad atti sessuali completi da individui che nel tempo, attraverso un gioco come veicolo, li violentano e li usano come oggetti. Molti di questi bambini sviluppano infezioni urinarie o alle vie aeree, sintomi legati allo stomaco o all’intestino o alla testa, tipo cefalee e emicranie. Le donne che soffrono di cefalea o emicrania capiranno meglio cosa vuol dire procurare questo danno a bambini piccoli, spesso condannati comunque per la vita.

 

E poi ci sono i criminali, che hanno come veicolo il pensiero nel senso che pensano prima a tutta la scena: alle caratteristiche fisiche della bambina e del bambino, a cosa gli farà, come glielo farà e dove. Mentre fantastica prepara la trappola e quando è pronto va a caccia. Per abbordare un bambino inventa delle scuse e chiede aiuto per recuperare qualcosa che ha perso, se invece è su internet si finge giovane e manipola il bambino in altro modo. Quando l’ha acchiappato lo porta nel suo rifugio e lo violenta. Lo tratta come il pupazzo delle sue fantasie. Alle volte lo uccide. Alle volte per arrivare a tutto questo il pedofilo è aiutato da altri come lui che sono specialisti nei rapimenti e nelle tratte di bambini e ragazzi.

Tra i criminali qualcuno diventa serial killer di bambini.

 

In Italia la maggior parte dei tecnici che interviene in queste situazioni, non sa distinguere la pedofilia dall’abuso sessuale familiare che invece avviene, lo dice la parola, in famiglia. Gli abusanti familiari hanno caratteristiche simili e diverse rispetto ai pedofili. Si tratta di familiari stretti del bambino che lo abusano e lo violentano a casa quando non ci sono gli altri componenti della famiglia oppure di notte quando gli altri dormono. Gli abusanti sono padri ma ci sono anche madri, zii, nonni o fratelli molto più grandi. Per questi bambini la casa è un luogo torture. Quelli che dovrebbero proteggere diventano i carnefici. Le azioni di questi soggetti sono simili a quelle dei pedofili classici ma può cambiare sensibilmente il modo di agire perché in questo caso si tratta di un parente strettissimo del bambino e dunque con un grande potere di plagio. E’ più difficile ribellarsi a un padre che a un estraneo. E le motivazioni degli abusanti sono molto diverse da quelle di un pedofilo.

 

L’Italia per quanto riguarda la caccia ai pedofili e agli abusanti familiari è in ritardo rispetto all’Europa di oltre venti anni. L’Europa ci ride dietro, alle volte si arrabbia. Ma qui arriva solo l’eco. Per smascherare un pedofilo o un abusante familiare ci vuole qualcuno che sa mettere le trappole e che conosce la prassi scientifica internazionale nelle investigazioni. Nel mio settore si chiama  “Psicologia investigativa” ed è quella scienza che seguendo la prassi e applicando un metodo di lavoro codificato permette, attraverso una serie di operazioni, di arrivare alla soluzione del problema. Questa scienza trova la sua applicazione nei campi della pedofilia, degli omicidi e di tutte le forme di crimine. Per quanto mi riguarda, i miei punti di riferimento scientifico sono il Belgio e il Lussemburgo. Lì si fa scienza vera e i pedofili si prendono. Anche gli inglesi non scherzano: Scotland Yard ha 400 agenti formati in tema di pedofilia nella sola Londra e dispone di Linee Guida a carattere strettamente scientifico che a leggerle ci si rende conto di come siamo messi noi. Da noi chi vuole praticare la scienza deve lottare perché è continuamente ostacolato da cattive pratiche che nulla hanno di scientifico. Il nostro è un Paese dove la scienza deve lottare per consegnare il risultato che è certezza. E non esagero. Perché la scienza si basa sulle prove e sulla ricerca della verità che è l’equivalente della compilazione di un’espressione matematica. Il risultato giusto è uno, quello vero.

Nelle aule dei nostri tribunali operano per lo più persone che non hanno una preparazione in psicologia investigativa, che è una branca della psicologia giuridica. I diversi professionisti hanno per lo più una preparazione nelle materie cliniche che nulla hanno a che vedere con i reati di pedofilia o abusi familiari. Per non parlare poi degli omicidi. Il metodo clinico, che è quello che ad esempio uso nel mio studio con le persone che si rivolgono per risolvere un sintomo, richiede tempi lunghi e obiettivi condivisi. Invece il metodo investigativo prevede un tempo molto più veloce, la raccolta e la verifica delle prove, l’individuazione di ipotesi e la soluzione finale supportata da elementi che devono descrivere un quadro in modo armonico anche e soprattutto con le leggi della fisica. Uno dei problemi del metodo clinico è la raccolta delle prove, di cui la maggioranza ignora la prassi e soprattutto la non verifica delle prove. Il clinico non va a casa del paziente a verificare se quello che gli ha detto è la verità. E fa lo stesso se lavora in tribunale. Immaginatevi la catastrofe che hanno subito tanti innocenti atterrati da false denunce di abuso sessuale, che molti tecnici non sono in grado di distinguere per i motivi che vi dicevo. Esistono anche in Italia delle Linee Guida che altri colleghi come me cercano disperatamente di far rispettare, ma molti operatori ne ignorano l’esistenza perché non sono preparati in materia.

 

Morale della favola: mentre il sistema insuffla il venticello delle false accuse di abuso sessuale e le false perizie per alimentare altri mercati, aumenta la fobia degli abusi sessuali cercata nei posti sbagliati, mentre i pedofili tutti contenti procedono nell’ombra e i veri abusanti familiari continuano il loro sporco gioco protetti dal silenzio.

 

Concludo portando una riflessione: da circa una ventina di anni, e cioè da quando si è fermata la ricerca scientifica in materia di pedofilia e abuso sessuale in Italia, è stato cognato l’orribile termine  minore per segnalare un bambino o un ragazzo. Minore riporta il dizionario di lingua italiana, ha significato di piccolo, minore nel senso di meno. Meno eccellente, meno perfetto, meno celebre e che è inferiore per grado, importanza o valore. Li chiamano  “minori” e da tali li trattano. Questa parola non la uso mai. Sono costretta a parlarne in queste situazioni per far riflettere su come agisce il sistema. In tutto il resto del mondo li chiamano bambini e ragazzi come è sacrosanto che sia e da tali li trattano. Cominciamo a riflettere sulle parole che sono espressione o di cultura o di sistema, per cominciare ad orientarci meglio verso la verità che esiste sempre.

Dott. Valentina Peloso Morana

Conferenza

    

 

VENERDI’ 18 MAGGIO

ore 20.30

 

FALSI AMORI DIETRO LA FOGLIA DI FICO

di Valentina Peloso Morana

 

la conferenza ha lo scopo di portare a galla il fenomeno della pedofilia secondo la prassi scientifica europea e internazionale…

…seguirà presentazione del libro

 ”La Pandemia dei cervelli pedofili” edizione Armando.

 

VALENTINA PELOSO MORANA è  psicologa clinica e investigativa, si occupa da oltre vent’anni di difendere i diritti dei bambini

 

La presentazione avverrà

presso l’”Associazione Metamorfosys”

in via Milano 18

TRIESTE

 

     

Falsi amori dietro la foglia di fico – Parte prima

Venerdi 18 maggio alle ore 20.45 terrò una conferenza  sulla pedofilia presso il Centro Metamorfosys della dott. Raffaella Bellen in via Milano 18 a Trieste.

Continua il nostro percorso di informazione tra la gente della società civile. E’ importante conoscere per poter difendere meglio i bambini da questo cancro sociale internazionale. Di seguito alcuni elementi informativi del libro “La pandemia dei cervelli pedofili” che è il frutto e la sintesi di studi scientifici internazionali messi a disposizione da un Centro contro il crimine che ha sede nel Lussemburgo. Le parole e frasi comuni qui sotto sono ricavate dal libro.

dott. Valentina Peloso Morana

Pagine selezionate

Parole e frasi comuni

Informazioni bibliografiche

QR code for La pandemia dei cervelli pedofili. Il ruolo della psicologia investigativa
Titolo La pandemia dei cervelli pedofili. Il ruolo della psicologia investigativa
Scaffale aperto/Psicologia
Autore Valentina Peloso Morana
Editore Armando Editore, 2011
ISBN 8860818729, 9788860818720
Lunghezza 112 pagine

Sessuologia 2.0: dieci anni di consulenza attraverso internet

Come per gli incontri precedenti, presentiamo una sintesi della conferenza organizzata dall’Istituto PsYchè di Trieste lo scorso 28 aprile. C’è stata una grande attenzione per questa tematica specifica che ha spinto molte persone (la sala era gremita, fuori un sole che spaccava le pietre e il mare di Trieste che chiamava) a venire per cominciare a conoscere. Di seguito la sintesi preparata dalla dott. Marghi e dal dott. Pizzi.

 

Ringraziando tutti coloro che hanno partecipato alla nostra conferenza, organizzata dall’Istituto Psychè – Centro per la formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica, presso la libreria Borsatti di Trieste, il giorno 28.04.2012, di seguito riportiamo alcuni passaggi del nostro intervento.

Quasi un anno fa è stato pubblicato il nostro libro: “Sessuologia 2.0: dieci anni di consulenza attraverso internet”, edito dalla casa editrice: libreriauniversitaria.it.

Questo libro è nato dalla riflessione che dieci anni di consulenze on-line ci hanno permesso di avviare sulla realtà attuale della sessualità italiana, attraverso la raccolta di migliaia di lettere e richieste che arrivavano al nostro sito, www.sessuologoonline.it.

Ebbene, quello di cui ci siamo convinti è che in Italia c’è ancora davvero tanto da fare, perché ciò che ci è saltato all’occhio è la persistente disinformazione in area sessuologica e la diffidenza dei giovani (ma anche dei meno giovani) ad affidarsi agli enti informativi competenti, i quali, talvolta, permangono in una visione meccanicistica del pensiero proposto intorno alla dimensione sessuale, dimenticando, o sottovalutando, la dimensione umana del problema. E’ emersa in tutta la sua forza la persistenza di numerosi pregiudizi prodotti dalla cultura dominante, una cultura che tende a massificare, globalizzare, e a favorire immagini stereotipate di maschile e femminile, così diverse tra loro e poste in una posizione di contrasto, quando non di scontro. Cosa dire, dunque, della sessualità oltre la soglia del duemila? Semplicemente che è un disastro e che segue le stesse regole di condizionamento sociale della paura e della confusione, emozioni che regnano sovrane. Perché, all’oggi, sembra davvero più frequente aver paura di amare che avere il coraggio di amare… Ed è questo stato di cose che, oggi, pesa gravemente sulla realtà sociale in cui viviamo, portando all’aumento delle inibizioni sociali, delle fughe dalla realtà, delle perversioni, dei disagi e delle disfunzioni sessuali che tanto posto occupano nelle speculazioni commerciali e intellettuali da cui siamo invasi. Di fronte a questo triste scenario, non possiamo che sottolineare la necessità di una ripresa della comunicazione diretta, senza filtri; la necessità di ritornare ad una visione di vita più umana e molto meno tecnologica dell’attuale. E come abbiamo scritto nel nostro libro: “Il corpo lo sa bene; lui ci parla e descrive perfettamente la spirale in cui lo stiamo ingabbiando. Se solo avessimo il coraggio di ascoltarlo di più…”.

 

Dopo questa breve introduzione, vediamo velocemente come si è storicamente evoluto il pensiero intorno alla sessualità.

Era la fine del XIX secolo quando la medicina iniziò ad occuparsi di sessualità; il suo interesse era però per lo più di tipo psichiatrico o medico legale, una posizione che non favoriva di certo un concetto di salute sessuale… al contrario, semmai, dominava un’idea innaturale della dimensione sessuale, cosa che generava meccanismi di repressione ed emarginazione sociale.

In seguito, le disfunzioni sessuali furono trattate in relazione alle malattie veneree: la sessualità venne perciò presa in considerazione solo per i problemi che poteva provocare e di conseguenza, come del resto voleva il clima medico-culturale del tempo, il corpo esisteva soltanto in quanto oggetto malato. In generale, ma soprattutto per le donne, la sessualità veniva subordinata alla sola procreazione.

E’ nel 1905 che S. Freud scrive “Tre saggi sulla sessualità”, interessandosi, primo fra altri, della sessualità umana, in particolar modo della sessualità infantile, concetto fino ad allora negato, e del ruolo che ricopre l’esperienza corporea nello sviluppo della personalità umana. In questo senso, egli rappresenta un pioniere di un approccio più ampio che considera la dimensione sessuale come appartenente, se non fondante, la personalità umana. Sono Freud e la psicoanalisi, infatti, che hanno permesso una  visione parzialmente indipendente dalla procreazione, riscoprendo e valorizzando la sessualità infantile che è, per sua natura, biologica e non riproduttiva; è a Freud che dobbiamo inoltre la scoperta di una certa conflittualità legata allo sviluppo nei soggetti che soffrono di problemi sessuali, e la scoperta di concetti che oggi vengono ampiamente utilizzati nelle sessoterapie, come l’importanza della qualità della risposta sessuale rispetto alla quantità, nonché la valorizzazione dell’immaginario e dei fantasmi come serbatoio inesauribile dell’erotismo.

Dopo la seconda guerra mondiale, in America, uno zoologo, il dott. Kinsey, intraprende un discusso studio sul comportamento sessuale, su un campione significativo della popolazione. Il suo lavoro fa molto scalpore perché rovescia completamente i pregiudizi della popolazione americana restituendo una valenza di normalità a molti comportamenti sessuali giudicati fino ad allora inaccettabili (masturbazione, omosessualità, rapporti pre-matrimoniali, ecc.).

Ma è con Masters e Johnson, alla fine degli anni ’60, che si ha una decisiva svolta sul piano della ricerca sessuologica, con un recupero del concetto di corpo e di dialogo sensoriale di coppia come premessa ad una buona risposta sessuale. Poiché, come abbiamo accennato, prima di questi due Autori, gli studi nel campo sessuologico si limitavano all’indagine dei soli aspetti patologici e degenerativi della sessualità, non si disponeva di informazioni relative a questo campo, e le conclusioni cui si arrivava erano spesso speculazioni teoriche caratterizzate da grandi lacune, soprattutto relative alla sessualità femminile, sottovalutata per ragioni socio-culturali e considerata solo per il suo aspetto riproduttivo. Con Masters & Johnson invece si entra in possesso di informazioni dettagliate sulla fisiologia della reazione sessuale, informazioni che hanno poi permesso il progredire della disciplina sessuologica. E’ per questo motivo che il contributo di questi due Autori diventa cruciale, costituendo un punto di riferimento nella storia della sessualità e segnando l’inizio della sessuologia clinica moderna.

Siamo comunque dovuti arrivare ai primi anni del 1970, periodo relativamente recente dunque, per vedere la sessualità considerata come una componente fondamentale e arricchente della personalità umana. E’ infatti nel 1972-1974 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficializzato un’inversione di tendenza, definendo la salute sessuale come “l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali nell’essere sessuato, allo scopo di pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell’amore” [OMS, 1975], e consigliando di occuparsi più della normalità che della patologia, più della fisiologia che dell’anatomia sessuale. A partire da questo momento nasce la tendenza a considerare il corpo come inalienabile base biologica in cui si produce la risposta sessuale, come sorgente di scambi privilegiati, come comunicazione non-verbale o pre-verbale.

La sessuologia è una disciplina che si occupa di tutto questo, della salute sessuale e dei disturbi di questa sfera, considerando la sessualità come un’area multidimensionale della persona e studiandone gli aspetti organici (la risposta sessuale), psicologici (lo sviluppo della personalità), relazionali (le dinamiche di coppia) e culturali (i condizionamenti religiosi, politici, tecnologici, familiari)

 

A questo punto, vediamo cosa accade in Italia.

E’ del 1975 la prima proposta legislativa per introdurre l’educazione sessuale all’interno dei programmi scolastici. In quasi quattro decenni sono però stati fatti ben pochi progressi.

Nelle scuole italiane, oggi, l’educazione sessuale viene per lo più trattata in maniera puramente fisiologica dai professori di scienze (biologia, ecc.) oppure dal punto di visto etico-religioso dagli insegnanti di religione cattolica: i limiti e la mancanza di completezza di un’educazione sessuale paiono evidenti. Ci sono poi proposte formative che prevedono corsi di educazione all’affettività condotti da esperti, pubblici (come i Consultori Familiari) o privati, la cui attuazione incontra tuttavia e spesso una serie di complicazioni: la mancanza di fondi, gli scontri ideologici o la necessità di ottenere il consenso dei genitori sono solo alcuni esempi di queste complicanze.

Ma allora, da chi ricevono le informazioni sulla sessualità i nostri ragazzi?

Le statistiche ci danno un quadro piuttosto chiaro: il 30% dagli amici (con la confusione e la disinformazione che ne consegue); il 20% dalla propria madre; il 13% da libri e riviste; il 7% dal proprio padre. Gli insegnanti in tutto ciò hanno una percentuale molto bassa: solo il 5%.

Eppure, le statistiche dicono che il 64% (secondo altre fonti, l’83%) dei ragazzi chiedono l’introduzione dell’educazione sessuale a scuola!

Ora, cerchiamo di capire la conseguenza di questa mancanza di informazioni sulla sessualità da parte dei giovani, riflettendo insieme su alcuni numeri.

Statistiche non ufficiali dicono che le prime esperienze sessuali sono sempre più precoci.

Altri dati ci dicono che le IVG fra le minorenni sono più che raddoppiati nelle under-14 passando dallo 0,5% del 1995 all’1,2% del 2005 e sono in aumento anche le malattie sessualmente trasmissibili come la clamydia che negli ultimi 10 anni è cresciuta di 6-10 volte a seconda delle regioni. Nel 2008 ci sono stati 4075  aborti fra le minorenni.

L’Italia è uno fra i Paesi europei in cui si utilizzano meno contraccettivi (siamo i penultimi!): la pillola è scelta solo dal 16.3% delle donne e nel 2010 si sono vendute appena 94.824.000 confezioni di preservativi… questo numero può sembrar molto alto; in realtà, rappresenta il minimo storico delle vendite.

In compenso, nel 2010 sono state venduti oltre 350.000 blister contenenti la pillola del giorno dopo, un sistema che molti giovani considerano un normale contraccettivo, esempio evidente di disinformazione.

Qual è, invece, la situazione in altri Paesi?

Svezia: l’educazione sessuale viene introdotta nelle scuole nel 1942; dal 1956 è obbligatoria per tutti i ragazzi dai 7 ai 19 anni; dal 1976 s’interessa anche di etica sociale e personale.

Canada: l’educazione sessuale è obbligatoria dal 1984.

Francia: l’educazione sessuale è presente nelle scuole dal 1973 ma solo come “informazione” (è cioè fatta in orario extra-scolastico).

USA: l’educazione sessuale è materia curricolare dal 1965. Una curiosità: nelle sue due prime finanziare, Obama aveva sovvenzionato con 100 milioni di dollari programmi per prevenire le gravidanze tra le adolescenti. Ma nell’ultima riforma sanitaria, ha reintrodotto un grosso finanziamento statale (250 milioni di dollari in 5 anni) per finanziare programmi statali che insegnino ai giovani ad arrivare vergini al matrimonio, promulgando un’educazione all’astinenza, al fine di prevenire malattie come l’AIDS.

 

Abbandoniamo ora questo discorso per riflettere insieme sulla dimensione relazionale della sessualità, per cercare di capire come essa incida fortemente sulla nostra salute sessuale.

Si sente spesso parlare di innamoramento, amore e attrazione e altrettanto spesso questi termini vengono usati in maniera indistinta e confusa. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.

Tutto inizia quando ci sentiamo attratti da qualcuno… Sono molte le variabili che entrano in gioco in questo momento: ormoni, feromoni, organi di senso, …; e tutte giocano un grande ruolo nel determinare ciò che ci piace e che ci attrae e ciò che non ci piace, non ci colpisce, non ci attrae, condizionando il corpo a reagire attraverso precise risposte fisiologiche (la dilatazione delle pupille, indicante una maggior attenzione verso lo stimolo; l’aumento della salivazione, indicante l’aumento del desiderio di contatto (o di possesso); l’aumento del battito cardiaco, indicante che il cuore sta pompando più sangue per permettere al corpo l’azione; l’attenzione acustica selettiva, per cui non si sentono più i rumori circostanti e il campo uditivo si riempie delle parole dell’altro/a; ecc.). Eppure, il ruolo dei sensi nell’attrazione non spiega ancora perché ci sentiamo attratti da alcune persone e non da altre. Per capire ciò, dobbiamo comprendere che ci sono altri due importanti parametri da considerare: il concetto di bello culturalmente appreso e il concetto di bisogno del singolo soggetto.

L’attrazione riguarda quindi anche aspetti di sé (soprattutto relativamente ai meccanismi di proiezione) che si manifestano creando il desiderio verso un’altra persona.

Caratteristica dell’attrazione è che non necessita di un contatto con l’oggetto dell’attrazione: si potrebbe persino passare tutta la vita ad essere attratti da una persona senza che questa ne sappia niente. Ma una volta che il meccanismo di attrazione incontra una reciprocità, allora si passerà ad una nuova fase: il corteggiamento.

Nel corteggiamento si evidenziano tutti gli aspetti verbali e soprattutto non verbali che rendono l’essere umano più vicino alla natura. Perché il corteggiamento funzioni, bisogna che sia condiviso. È un momento magico per l’autostima; è anche il momento in cui ognuno sperimenta la propria mascolinità/femminilità. E ha una caratteristica: per riuscire bene, bisogna raccontarsi/raccontare un sacco di balle, offrendo in sostanza all’altro/a la propria parte migliore e facendo grande attenzione a qualsiasi cosa l’altro/a dica! Il corteggiamento, quindi, aderisce ancora alle fantasie personali, ad un mondo fantasmatico e proiettivo ma è sicuramente molto piacevole. Esso può concludersi perché, per qualche motivo, uno dei due si ritira oppure può concretizzarsi; in questo caso, il desiderio di continuare la relazione si espande e ci si può innamorare.

A partire dall’innamoramento, le emozioni diventano molto più profonde. L’altro/a diventa centrale, prioritario, e ci si deve confrontare con una parte profonda di se stessi. L’innamoramento corrisponde ad un particolare momento nella vita di una persona, un momento molto intenso che, contrariamente a quanto si crede, non è affatto frutto di casualità e non è neanche così improvviso o inaspettato. Non è casuale perché prima dell’evento “innamorarsi”, esisteva già una predisposizione, un’apertura alla ricerca di emozioni e sentimenti. In altri termini, c’era già, dentro la persona, un bisogno di condivisione, di contatto intimo. L’innamoramento dunque non nasce nell’incontro; si potrebbe dire che ci si innamora dell’idea di essere innamorati ancor prima che della persona!

Quando si è innamorati, non esiste nulla se non l’altro/a. E così deve essere, è una legge di natura. L’obiettivo (naturale) è di permettere ai due di dedicarsi interamente alla loro coppia, senza distrazioni, per potrsi conoscere e ri-conoscere. Per molti, questa estasi dovrebbe essere eterna e viene spesso confusa con l’amore romantico. Invece è importante che rimanga un momento, che sia una fase limitata nel tempo, non perché sia vietato diversamente ma perché questo non ha ancora nulla a che fare con l’amore. L’innamoramento non è ancora amore e voler rimanere sempre innamorati significa aver paura di vivere l’amore.

L’innamoramento ha delle precise caratteristiche: prima di tutto, si fonda sull’ideale di partner che ognuno ha nella propria mente e l’altro/a farà di tutto per assomigliare a quell’ideale, offrendo sempre il meglio di sé. Seconda caratteristica è la fusionalità, la simbiosi: di due, uno; un altro momento estremamente intenso, finalizzato a favorire l’avvicinamento all’altro.

In sostanza, essere innamorati significa essere fuori dalla realtà; manca cioè un vero esame della realtà, quello che ci fa amare l’altro/a per quello/a che effettivamente è e non per quanto corrisponde alle nostre aspettative. L’innamoramento è illusione e per imparare ad amare bisogna innanzi tutto imparare a rompere con le illusioni; questo corrisponde alla messa in discussione del legame: la prima crisi (evolutiva) di coppia. Mantenere un rapporto simbiotico significa mantenere un rapporto immaturo e infantile, che non ha alcuna vera aderenza alla realtà. Se arriva la crisi, inevitabilmente la relazione cambia: nel caso in cui la coppia non riesca a trovare un nuovo equilibrio più evoluto, tutto finisce; nel caso in cui, invece, riesca a superare la sua prima vera crisi, allora, finalmente, si attiva l’esame di realtà, cioè il primo vero segno d’amore.

In realtà, fino a questo momento, l’amore corrisponde alla richiesta d’amore, al bisogno di essere amati; manca ancora la capacità di amare e si confonde l’amore con lo scambio di attenzioni.

Cosa vuol dire, dunque, amare?

La capacità di amare è legata alla maturazione psicologica della persona. Amare è prima di tutto avere la capacità di tollerare che l’altro/a sia qualcosa di diverso da se stessi, qualcosa di libero e unico, non un oggetto su cui riversare le proprie angosce, o un pupazzo da colpevolizzare ogni volta che non si tollera le proprie frustrazioni. La capacità di amare è una percezione interna legata all’autostima, in presenza della quale si produrrà un senso di benessere e di amor proprio. Solo a partire da queste basi (frutto di una lenta trasformazione interiore del singolo), una persona potrà comprendere e concepire la possibilità di condividere qualcosa con qualcun altro/a.

Da questo discorso sono esclusi gli adolescenti, i quali possono vivere solo stati di innamoramento, poiché manca ancora loro quella maturazione psicoaffettiva ed esperenziale che porterà alcuni a conoscere una dimensione di sentimento più profonda e solida.

Il primo passaggio verso la conoscenza dell’amore è l’amore per se stessi, quello che molti definiscono un sano egoismo. Essere egoisti significa prendersi cura di sé, liberi dai sensi di colpa, nel pieno rispetto di sé e, di conseguenza, dell’altro. Il passaggio è dunque dal chiedere ad altri di essere amati per sentirsi amati, all’amare se stessi senza chiederlo a nessuno. Solo a questo punto si è adulti, ma non si è ancora empatici e non si è ancora in grado di amare qualcun altro. Manca ancora un passaggio.

Il desiderio di amare è la fase più evoluta. Anzi, si potrebbe dire che questo è amore perché si raggiunge la capacità di donare amore.  Amare non è quindi altro che la capacità di donare senza chiedere e senza pretendere nulla. Essere capaci di amare significa essere diventati “genitori” (non in senso biologico), adulti capaci di prendersi cura anche di altri. E così il cerchio si chiude: da bambino ad adulto e da adulto a genitore. L’adulto-genitore ha imparato a desiderare, ha superato i propri bisogni e non agisce più per compensazione ma per desiderio. E riconosce la dignità e i bisogni degli altri.

 

Vi lasciamo adesso con un esempio tratto dal nostro libro, una lettera inviata al sito per richiedere una consulenza. Lo facciamo per dimostrarvi quanto i discorsi relazionali fatti fin qui siano importanti e quanto possano incidere profondamente nella salute (o nel disagio) sessuale di una coppia.

 

“Mi sono rivolto al vs Sito per spiegare la mia storia. Da premettere: io e la mia compagna siamo stati fidanzati per 10 anni e non abbiamo mai avuti rapporti sessuali. Siamo una coppia di 24 e 27 anni, sposati ormai da 2 anni; il nostro rapporto è forte e intenso come se fosse il primo giorno, e ci amiamo tanto ma purtroppo ancora non riusciamo ad avere rapporti sessuali, in pratica lei è ancora vergine e i problemi più grossi stanno nascendo adesso, desideriamo tanto un figlio. Il suo problema è al momento della penetrazione, si irrigidisce e dice di provare un forte dolore, e io mi irrito e finiamo per litigare, ripresa lucidità nel cercare di affrontare questo problema, abbiamo deciso di andare a fare una visita ginecologica. Dopo aver fatto una bella chiacchierata sulle varie cause di questo blocco sessuale ci è tornata un po’ di “FORZA”. A mia moglie è stata riscontrata una forma di vaginismo e la Dott.ssa ci ha consigliato di provare con una pomata sia per me che per lei. Tornati a casa con tanto desiderio di poter mettere al mondo un bambino\a abbiamo tentato con queste pomate, il risultato quello di sempre….. A questo punto non sappiamo più dove sbattere la testa. Spero in un vostro aiuto e nell’attesa di una vostra risposta colgo l’occasione per porgere Distinti Saluti e per dirvi grazie di aver creato questo Sito dove una persona o coppia possa sfogarsi e cercare consiglio”.

 

 

                                                                       Dott.ssa Marghi e dott. Pizzi

                            (psicologi, psicoterapeuti e consulenti in sessuologia clinica)

                                                                                  Istituto PsYchè

           Centro perla formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica

La mozione dei condomini per mamme e papà separati è piaciuta al Comune di Firenze

Evidenziamo a seguire un articolo preso dalla rete sulla nostra proposta dei condomini per mamme e papà separati a Trieste. Abbiamo ricevuto molti apprezzamenti e ringraziamenti. Ci fa piacere. Abbiamo preso anche degli insulti perchè appartenenti a Italia dei Valori. Li abbiamo presi da quelli che si definiscono “paladini dei diritti dei bambini”. Pochi in ogni caso. Si tratta di posizione ideologiche che niente hanno a che vedere con i progetti di questo Dipartimento, che ha invece una posizione scientifica a tutela dei diritti dei bambini e ragazzi, e delle loro famiglie. Italia dei Valori lavora molto per i bambini, contrariamente a quanto leggo sul alcune pagine a tema su facebook. E’ che noi lavoriamo e non abbiamo tempo da perdere in chiacchiere sterili se non francamente noiose di gente che non sa nulla e parla a vanvera. E comunque aiutare i papà o qualche mamma in difficoltà, significa fare chiarezza. Perciò chi ci attacca è contro la chiarezza.

E’ bene anche chiarire una volta di più, che la maggior parte di genitori che si separa è nella norma. Persone italiane normali. Perciò è fuorviante a antiscientifico parlare di violenze sulle donne o di abusi sessuali familiari per ostacolare la nascita di progetti come il nostro. Le situazioni penali seguono un altro percorso familiare. Vogliamo cominciare ad occuparci anche della gente per bene che si separa? La tendenza odiosa è di rendere l’Italia un paese di gente che ha bisogno di essere istituzionalizzato in qualche modo. Questi disegnano un paese fatto di gente violenta che abusa i suoi figli e rende vittime tutte le donne. Non che le donne non siano vittime di un pensiero maschilista, ma questa è tutt’altra faccenda. E’ innegabile la violenza è in aumento. Ma anche la solidarietà e le alleanze per il bene. E la gente di Italia è in gran numero migliore di tutta questa porcheria creata ad arte da qualche mente mentecatta.

Dott. Valentina Peloso Morana

 

L’articolo

24/04/2012

Pieri (Udc), “Genitori separati, dopo Milano anche Trieste pensa a costruire condomini per le persone in

difficoltà”

“Auspichiamo che anche il Comune di Firenze segua questo esempio virtuoso”

“Dopo Milano, anche il Comune di Trieste ha allo studio una mozione, proposta in questo caso dal gruppo

IdV, per costruire condomini in edilizia sovvenzionata che accolgano genitori separati in situazione di

difficoltà economica. Crediamo sarebbe importante che anche il Comune di Firenze seguisse questi esempi

virtuosi”. Questa la dichiarazione del consigliere di Udc per il Terzo Polo Massimo Pieri.

La mozione presentata a Trieste prevede: “di predisporre una apposita graduatoria di genitori (papà e

mamme separati) in stato di disagio economico a seguito della separazione familiare, da aggiornarsi

annualmente; di richiedere fondi regionali e statali per l’edilizia sovvenzionata finalizzati alla costruzione di

condomini per genitori separati; di predisporre la progettazione e la creazione di uno o più condomini in

edilizia agevolata, con piccoli appartamenti che possano accogliere i papà e le mamme separati ed in stato di

povertà (dati ISEE), che a fronte di un costo limitato nell’affitto e per un periodo comunque limitato di tempo

possa fare fronte ad una emergenza sociale, in attesa che altre situazioni ed edilizia sovvenzionata possano

tamponare l’eventuale emergenza”.

“Questo progetto – ha concluso Pieri – darà la possibilità a entrambi i genitori di accogliere i loro figli in uno

spazio adeguato in cui condividere momenti affettivi e di crescita personale. Soprattutto per questo crediamo

si tratti di una iniziativa importante da diffondere a livello nazionale”.

(fdr)

© Comune di Firenze – Palazzo Vecchio, P.zza Signoria 50122 FIRENZE – P.IVA 01307110484

comunefirenze@comune.fi.it

Separazione e divorzi: l’utilità della mediazione familiare nel percorso di separazione e divorzio

Nel ricordarvi l’ultimo appuntamento del primo ciclo di conferenze dell’Istituto Psychè di data sabato 28 aprile 2012 presso la libreria Borsatti dal titolo  “Sessuologia 2.o: dieci anni di consulenze attraverso internet” con la dott. Marghi e il dott. Pizzi, vi presentiamo un breve estratto dell’intervento di venerdi scorso sul tema della mediazione familiare.

Il giorno 20.04.2012, a Trieste, presso la libreria Borsatti – Librerie del centro, lo psicoterapeuta familiare dott. Marco Pizzi, Presidente dell’Istituto Psychè – Centro per la formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica, ha tenuto una conferenza dal titolo: “L’utilità della mediazione familiare nel percorso di separazione e divorzio”. 

Di seguito, riportiamo i passaggi fondamentali del suo intervento:

l  Statistiche:

Il 7 luglio 2011 l’Istat ha pubblicato il rapporto “Separazioni e divorzi in Italia” sulla base delle rilevazioni compiute nel 2009.

Seguono alcuni dati tratti dal rapporto, con l’intento di far capire, in particolare, in che modo sono coinvolti i minori nella crisi della famiglia.

  1. Frequenza di separazioni e divorzi.

Confrontando i dati del 2009 con quelli del 1995, il numero di matrimoni si è ridotto di un quinto, mentre le separazioni sono aumentate di circa due terzi e i divorzi sono raddoppiati.

Le statistiche ufficiali indicano che, in media,  si consumano ogni anno 85.000 separazioni e 54.000 divorzi, mentre è calato vertiginosamente il numero dei matrimoni, che nel 1972 sono stati 420.000 contro i 210.000 del 2010.

La frequenza con cui i matrimoni entrano in crisi varia tra le diverse aree italiane: la frequenza maggiore si rileva nel Nord-Ovest, dove si rileva una separazione ogni tre matrimoni, mentre la frequenza minore si rileva nel Meridione, dove vi è una separazione ogni cinque matrimoni.

  1. Durata dei matrimoni.

Nel 2009 le separazioni hanno coinvolto coppie che erano sposate in media da 15 anni e i divorzi hanno riguardato coppie con una media di 18 anni di matrimonio alle spalle.

  1. Età dei coniugi.

Nel 2009 l’età media della donna era pari a 41 anni al momento della separazione e a 43 anni al momento del divorzio; per l’uomo l’età media è risultata essere pari a 45 e 47 anni rispettivamente. Si è rilevato un aumento delle età medie rispetto agli anni precedenti, sia a causa della riduzione delle separazioni sotto i 30 anni (dovuta soprattutto alla riduzione dei matrimoni in giovane età), sia a causa dell’aumento delle separazioni con almeno un coniuge di età superiore a 60 anni.

  1. Tipo e durata dei procedimenti.

Per la gestione della crisi matrimoniale, il procedimento scelto più frequentemente è quello consensuale: nel 2009 più di 8 separazioni su 10 e più di 7 divorzi su dieci si sono conclusi in questo modo. Nel Meridione si rileva un maggiore ricorso alla procedura giudiziale rispetto al resto dell’Italia.

  1. Numero di figli coinvolti.

Nel 2009 quasi la metà delle separazioni e più di un terzo dei divorzi ha riguardato coppie con almeno un figlio minore di 18 anni; più in generale, due separazioni su tre e quasi altrettanti divorzi hanno riguardato coppie con figli nati durante il matrimonio. I procedimenti di affidamento hanno coinvolto quasi 63.000 minori nelle separazioni e quasi 26.000 minori nei divorzi. Nel caso delle separazioni i minori sono solitamente più giovani che nel caso dei divorzi: più della metà dei minori affidati nelle separazioni ha meno di 11 anni, mentre nel caso dei divorzi poco più di un terzo dei figli affidati ha un’età inferiore agli 11 anni.

  1. Affidamento dei figli minori.

L’istituto dell’affido condiviso dei figli minori tra i due ex-coniugi è stato introdotto come modalità ordinaria nel 2006, con la legge 54/2006. Le conseguenze di tale legge sono evidenti: se nel 2005 in più di 8 casi su 10 la madre otteneva l’affidamento esclusivo dei figli (sia nelle separazioni sia nei divorzi), nel 2009 in quasi 9 separazioni su 10 e in quasi 7 divorzi su 10 è stato previsto l’affido condiviso. Il ricorso all’affidamento condiviso è più frequente nel caso in cui separazioni e divorzi avvengano in maniera consensuale e meno frequente se avvengono per via giudiziale. Nel Mezzogiorno l’affidamento condiviso risulta avvenire con meno frequenza rispetto alla media nazionale: ciò è collegato anche al fatto che in quest’area geografica è più diffuso il ricorso al rito giudiziale. Si può infine notare che l’età del figlio minore non sembra influenzare le decisioni dei coniugi o del giudice riguardo all’affidamento.

l  Proposta dell’Ordine degli Psicologi – Consiglio Nazionale – alla Comissione Giustizia Senato – ddl 957 e 2454, di data 08.11.2011.

Dopo aver valutato i progetti di legge in tema e considerando soprattutto la forma aggiornata del ddl 2454, l’Ordine Nazionale degli Psicologi ritiene che, al fine di promuovere la salute dei minori, i punti fondamentali siano i seguenti:

- frequentazione equilibrata dei due genitori;

- riferimento abitativo a doppio domicilio, cioè fare in modo che il bambino possa percepire come propria sia la casa del padre che quella della madre,

- ricevere cura e accudimento da entrambi i genitori nella quotidianità; cioè constatare che entrambi i genitori provvedano ai bisogni dei figli, anche di tipo economico;

- promozione della possibilità della mediazione mediante un passaggio massimamente anticipato prima che cominci la fase contenziosa. In merito a questo punto, la proposta dei DDL è quella di una mediazione il cui passaggio informativo sia obbligatorio, in modo da poter disporre di uno strumento che abbia lo scopo di de-conflittualizzare gli assetti familiari, mettendo il minore al centro dell’interesse e della tutela.

l  Lo pseudoscisma coniugale

E’ la situazione in cui la separazione assume caratteristiche distruttive, in un contesto in cui diventa impossibile separare il coniugale dal genitoriale. Le ricerche in tema dimostrano che il modo in cui gli ex-coniugi trattano il loro divorzio è predittivo non solo della loro possibilità di elaborare il divorzio ma anche del tipo di relazione che essi instaureranno con i loro figli… un vero disastro!

l  Il legame disperante

E’ evidenziato dal fatto che, anche a distanza di anni dalla separazione/divorzio, i due ex coniugi lottano disperatamente tra loro, concedendosi talvolta solo brevi trague che hanno per lo più lo scopo di potenziare le armi utili alla guerra per il possesso dei figli. Ciò che, in questo caso, non avviene è il divorzio psicologico: la guerra all’ex-coniuge diventa ragione di vita e, in tal modo, gli ex-coniugi cercano di evitare la perdita e di elaborare il senso del loro fallimento. Nel legame disperante, ciascun coniuge vive se stesso come vittima e vive l’altro come carnefice; il bisogno di giustizia per i torti subiti, con il continuo ricorso alla legge, diventa prioritario persino sui figli. Il pericolo maggiore che si riscontra in questi casi è il bisogno di annullare l’altro, anche eliminandolo dalla vita dei figli, in un agito che può diventare vera e propria alienazione genitoriale.

l  Il legame disperato

E’ alla base del ritiro e della desolazione, alternati alla protesta e alla reazione indifferente, con la conferma che il legame è inaffidabile. La desolazione deriva dal vissuto di essere abbandonati, lasciati soli, inedgni del legame; la protesta consegue all’idea di avere un qualche diritto a ricevere; la reazione indifferente è infine una soluzione al dolore: si sopravvive nell’idea consolatoria che ciascuno ha diritto di vivere la propria vita. In questo tipo di legame, il divorzio rappresenta sempre la fine di ogni speranza.

l  Il modello del divorzio a sette stadi:

In ogni separazione si presentano sempre alcune fasi, non necessariamente nell’ordine presentato:

- Divorzio emotivo: è la fase immediatamente precedente alla decisione di separarsi.

- Divorzio legale: è la fase istituzionale.

- Divorzio economico: è la fase in cui si separano le strade, quando i figli diventano maggiorenni.

-  Divorzio tra i genitori: è la fase in cui si decide l’affido dei figli e i diritti di visita dei genitori.

-  Divorzio comunitario: è la fase in cui ciascuno dei due ex-coniugi si separa dal contesto familiare e amicale comune.

- Stadio religioso-spirituale: l’orientamento religioso può incidere nel vissuto emotivo che accompagna una separazione/divorzio, nei termini di immagine di sé e di autostima.

-  Divorzio psicologico: è la fase in cui nasce una nuova e diversa identità.

l  Il ciclo emotivo di chi lascia

Le reazioni emotive di chi lascia sono generalmente meno intense di chi viene lasciato, se non altro perché ha avuto più tempo per prepararsi. Tuttavia, il lutto della separazione si accompagna spesso, in chi lascia, al senso di colpa. Per essere superato, il senso di colpa si trasforma spesso in rabbia (per la sensazione di essere dalla parte della ragione) e poi in tristezza (per la situazione). Successivamente, la tristezza può lasciare il posto ad un senso di responsabilità e ad un nuovo senso di colpa. Il ciclo emotivo del lutto riprende così con una minore intensità.

l  Il ciclo emotivo di chi viene lasciato

Il lutto di chi viene lasciato si accompagna spesso al vissuto dell’essere stati rifiutati, un vissuto che può successivamente trasformarsi in collera, poi in tristezza e poi dar vita ad una serie di autoaccuse. Spesso subentra poi la speranza (di una ripresa del rapporto), che trasforma la tristezza in un nuovo sentimento di amore per l’ex-coniuge. L’intensità di questo nuovo sentimento amplifica però la ferita subìta e chi viene lasciato torna a sentirsi nuovamente ferito. Il ciclo emotivo del lutto riprende così con una minore intensità.

l  La mediazione familiare

All’interno del fluttuare emotivo sopradescritto, compito del mediatore è ricondurre i due genitori a focalizzare la propria attenzione sul benessere del figlio, garantendone così la tutela.

La mediazione familiare è uno strumento con il quale condurre la coppia genitoriale a negoziare le questioni relative alla propria separazione, sia negli aspetti relazionali, sia in quelli economici, mettendo al centro dell’interesse i figli (ad esempio: le modalità di comunicazione; l’affidamento; il regime di visita; le ferie; le festività; le ricorrenze speciali; i rapporti con altri futuri partners; gli accordi economici; la divisione dei beni; e così via). In un percorso che prevede 10-12 incontri, la coppia genitoriale viene aiutata dal mediatore familiare a confrontarsi e a gestire le difficoltà emotive ed organizzative proprie della frattura coniugale. Compito del mediatore è quindi accompagnare i genitori in conflitto nella ricerca di soluzioni reciprocamente soddisfacenti per sé e per i propri figli, ristabilendo una comunicazione quanto più possibile funzionale che permetta loro di rispettare nel tempo gli accordi presi e, successivamente, di trovare nuovi accordi sulla base dell’evoluzione dei bisogni di tutti i membri della famiglia e dei cambiamenti futuri che si verranno a determinare.

                                                                                  Istituto PsYchè

                                      Centro per la formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica

I condomini per mamme e papà separati all’odg nel Comune di Trieste

Questo Dipartimento di Italia dei Valori ha contribuito nei mesi passati a far entrare i bambini stranieri nati in Italia e non o figli di apolidi nei nidi comunali del Comune di Trieste. Questo Dipartimento ha presentato una mozione congiunta con “Un’Altra Trieste” per l’apertura di nizi aziendali nel Comune di Trieste. Come avevamo proposto nel nostro programma elettorale dello scorso anno. Oggi con grande piacere vi informo che è stato messo all’Ordine del Giorno collegato alla Delibera sul Bilancio di Previsione del 2012 del Comune di Trieste, la nostra mozione sui condomini per le mamme e i papà separati. Ve la presentiamo e a seguire una riflessione e un appello.

  

     Uffici del Consiglio

     Gruppo Consiliare Italia dei Valori

 

Ordine del Giorno collegato alla Delibera sul Bilancio di Previsione 2012

Premesso che

Visto che nella nostra regione i genitori separati sono circa 38.000, in crescita ogni anno di oltre il 4% rispetto all’anno precedente. E di questi un numero sempre più consistente insiste sul territorio del capoluogo della regione.

Vista che la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso, che ha modificato l’articolo 155 e seguenti del codice civile, tutela i diritti di tutti i componenti della famiglia in separazione, tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli, con particolare attenzione ai figli minorenni.

Considerato che l’art. 155 del codice civile così come modificato dalla legge 54/2006 pone prioritariamente in capo ad entrambi i genitori separati la potestà genitoriale dei figli e che pertanto entrambi provvedono al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito e che a tale fine di realizzare tale principio il giudice stabilisce ove necessario la corresponsione di un assegno periodico;

Valutato che ad oggi i padri in misura prevalente si trovano a dover contribuire al mantenimento dei figli minorenni in una misura finanziariamente spesso insostenibile per il mantenimento di una condizione propria di vita dignitosa;

Considerato che i padri oltre al mantenimento dei figli, della perdita della casa in cui dimoravano con la moglie separata, devono trovare una collocazione per loro dove poter vivere ed accogliere i propri figli nelle giornate in cui sono loro affidati e che mentre alcuni di loro trovano ospitalità presso amici e parenti,  altri dormono in macchina,  o si rivolgono ad Onlus come la Caritas, o vivono in condizioni igienico-sanitarie spesso al di sotto dei limiti di vivibilità;

Evidenziato che la situazione che si determina “de facto” non è auspicata dalla normativa sull’affidamento condiviso né è auspicabile da un punto di vista etico, ed educativo per la prole;

Ravvisata la necessità di porre dei correttivi sociali a ciò che è divenuta una nuova piaga della società contemporanea, anche sul territorio del comune di Trieste; 

SI CHIEDE Al SINDACO ED ALLA GIUNTA

-                     Di predisporre una apposita graduatoria di genitori (papà e mamme separati) in stato di disagio economico a seguito della separazione familiare, da aggiornarsi annualmente;

-                     Di richiedere fondi regionali e statali per l’edilizia sovvenzionata finalizzati alla costruzione di condomini per genitori separati;

-                     Di predisporre la progettazione e la creazione di uno o più  condomini in edilizia agevolata, con piccoli appartamenti che possano accogliere i papà e le mamme separati ed in stato di povertà (dati ISEE),

-                     che a fronte di un costo limitato nell’affitto e per un periodo comunque limitato di tempo possa fare fronte ad una emergenza sociale, in attesa che altre situazioni ed edilizia sovvenzionata possano tamponare l’eventuale emergenza;

-                     Questo progetto darà la possibilità alle persone di accogliere i loro figli in uno spazio adeguato in cui condividere momenti affettivi e di crescita personale.

Il senso dei nuovi condomini per genitori separati non trova la propria motivazione in un maggiore controllo delle capacità genitoriali dei separati ed è pertanto non previsto un ulteriore controllo dei servizi sociali.

Trieste, 23 aprile 2012

Consigliere

Paolo Bassi

Consigliere

Cesare Cetin

Noi del Dipartimento pensiamo che i condomini dei papà e delle mamme separate debbano essere una situazione temporanea che copra la grave emergenza che stanno vivendo molti papà e alcune mamme separate. Serve un luogo dignitoso per loro e i loro figli. Questo progetto riguarda in misura prevalente i papà separati perchè è la maggioranza quasi assoluta che vive il dramma dell’abitazione. Però ci sono anche delle mamme che devono lottare per dare da mangiare ai figli perchè gli ex padri si danno alla nebbia. E perciò vanno aiutate anche le donne nelle simili condizioni.

I soldi li troviamo. Basta andare a guardare i capitolati che riguardano gli istituti degli affidi e delle case famiglia. Dal momento che una delle tante motivazioni a sostegno delle case famiglia è la povertà dei genitori e che questo scherzo ci costa 3000 euro al mese per bambino, risulta evidente il risparmio per la comunità con i condomini. Senza considerare la riduzione immediata del danno per i molti bambini costretti a vivere lontani dalle loro famiglie.

Questo progetto che è diventato mozione all’Ordine del Giorno, è bene che sia divulgato e proposto in altre realtà regionali.

Il Dipartimento chiede attenzione e sostegno per quanto riguarda l’ultimo punto della mozione che riguarda il controllo. Il nostro progetto non prevede il controllo dei servizi sociali o sanitari all’interno dei condomini. Questo punto è molto delicato perchè traccia il confine tra noi e il sistema. Noi vogliamo aiutare non controllare. E tra l’altro chi controlla i controllori? Perciò vi chiedo di prestare attenzione all’evoluzione della cosa. Se riusciamo a mantenere un bel progetto da mutuare in Italia, ne beneficerà tutta la gente per bene che lotta per non essere schiacciata dal sistema.

La Mozione sarà presentata dal dott. Paolo Bassi, Capogruppo per Italia dei Valori nel Comune di Trieste e portavoce politico di questo Dipartimento,  nella prossimo Seduta presumibilmente alla fine del mese di aprile 2012 o la prima settimana di maggio 2012. Sul blog metteremo tutte le informazioni successive.

Dott. Valentina Peloso Morana

Responsabile Dipartimento Regionale Infanzia e Famiglia IDV FVG