Come per gli incontri precedenti, presentiamo una sintesi della conferenza organizzata dall’Istituto PsYchè di Trieste lo scorso 28 aprile. C’è stata una grande attenzione per questa tematica specifica che ha spinto molte persone (la sala era gremita, fuori un sole che spaccava le pietre e il mare di Trieste che chiamava) a venire per cominciare a conoscere. Di seguito la sintesi preparata dalla dott. Marghi e dal dott. Pizzi.
Ringraziando tutti coloro che hanno partecipato alla nostra conferenza, organizzata dall’Istituto Psychè – Centro per la formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica, presso la libreria Borsatti di Trieste, il giorno 28.04.2012, di seguito riportiamo alcuni passaggi del nostro intervento.
Quasi un anno fa è stato pubblicato il nostro libro: “Sessuologia 2.0: dieci anni di consulenza attraverso internet”, edito dalla casa editrice: libreriauniversitaria.it.
Questo libro è nato dalla riflessione che dieci anni di consulenze on-line ci hanno permesso di avviare sulla realtà attuale della sessualità italiana, attraverso la raccolta di migliaia di lettere e richieste che arrivavano al nostro sito, www.sessuologoonline.it.
Ebbene, quello di cui ci siamo convinti è che in Italia c’è ancora davvero tanto da fare, perché ciò che ci è saltato all’occhio è la persistente disinformazione in area sessuologica e la diffidenza dei giovani (ma anche dei meno giovani) ad affidarsi agli enti informativi competenti, i quali, talvolta, permangono in una visione meccanicistica del pensiero proposto intorno alla dimensione sessuale, dimenticando, o sottovalutando, la dimensione umana del problema. E’ emersa in tutta la sua forza la persistenza di numerosi pregiudizi prodotti dalla cultura dominante, una cultura che tende a massificare, globalizzare, e a favorire immagini stereotipate di maschile e femminile, così diverse tra loro e poste in una posizione di contrasto, quando non di scontro. Cosa dire, dunque, della sessualità oltre la soglia del duemila? Semplicemente che è un disastro e che segue le stesse regole di condizionamento sociale della paura e della confusione, emozioni che regnano sovrane. Perché, all’oggi, sembra davvero più frequente aver paura di amare che avere il coraggio di amare… Ed è questo stato di cose che, oggi, pesa gravemente sulla realtà sociale in cui viviamo, portando all’aumento delle inibizioni sociali, delle fughe dalla realtà, delle perversioni, dei disagi e delle disfunzioni sessuali che tanto posto occupano nelle speculazioni commerciali e intellettuali da cui siamo invasi. Di fronte a questo triste scenario, non possiamo che sottolineare la necessità di una ripresa della comunicazione diretta, senza filtri; la necessità di ritornare ad una visione di vita più umana e molto meno tecnologica dell’attuale. E come abbiamo scritto nel nostro libro: “Il corpo lo sa bene; lui ci parla e descrive perfettamente la spirale in cui lo stiamo ingabbiando. Se solo avessimo il coraggio di ascoltarlo di più…”.
Dopo questa breve introduzione, vediamo velocemente come si è storicamente evoluto il pensiero intorno alla sessualità.
Era la fine del XIX secolo quando la medicina iniziò ad occuparsi di sessualità; il suo interesse era però per lo più di tipo psichiatrico o medico legale, una posizione che non favoriva di certo un concetto di salute sessuale… al contrario, semmai, dominava un’idea innaturale della dimensione sessuale, cosa che generava meccanismi di repressione ed emarginazione sociale.
In seguito, le disfunzioni sessuali furono trattate in relazione alle malattie veneree: la sessualità venne perciò presa in considerazione solo per i problemi che poteva provocare e di conseguenza, come del resto voleva il clima medico-culturale del tempo, il corpo esisteva soltanto in quanto oggetto malato. In generale, ma soprattutto per le donne, la sessualità veniva subordinata alla sola procreazione.
E’ nel 1905 che S. Freud scrive “Tre saggi sulla sessualità”, interessandosi, primo fra altri, della sessualità umana, in particolar modo della sessualità infantile, concetto fino ad allora negato, e del ruolo che ricopre l’esperienza corporea nello sviluppo della personalità umana. In questo senso, egli rappresenta un pioniere di un approccio più ampio che considera la dimensione sessuale come appartenente, se non fondante, la personalità umana. Sono Freud e la psicoanalisi, infatti, che hanno permesso una visione parzialmente indipendente dalla procreazione, riscoprendo e valorizzando la sessualità infantile che è, per sua natura, biologica e non riproduttiva; è a Freud che dobbiamo inoltre la scoperta di una certa conflittualità legata allo sviluppo nei soggetti che soffrono di problemi sessuali, e la scoperta di concetti che oggi vengono ampiamente utilizzati nelle sessoterapie, come l’importanza della qualità della risposta sessuale rispetto alla quantità, nonché la valorizzazione dell’immaginario e dei fantasmi come serbatoio inesauribile dell’erotismo.
Dopo la seconda guerra mondiale, in America, uno zoologo, il dott. Kinsey, intraprende un discusso studio sul comportamento sessuale, su un campione significativo della popolazione. Il suo lavoro fa molto scalpore perché rovescia completamente i pregiudizi della popolazione americana restituendo una valenza di normalità a molti comportamenti sessuali giudicati fino ad allora inaccettabili (masturbazione, omosessualità, rapporti pre-matrimoniali, ecc.).
Ma è con Masters e Johnson, alla fine degli anni ’60, che si ha una decisiva svolta sul piano della ricerca sessuologica, con un recupero del concetto di corpo e di dialogo sensoriale di coppia come premessa ad una buona risposta sessuale. Poiché, come abbiamo accennato, prima di questi due Autori, gli studi nel campo sessuologico si limitavano all’indagine dei soli aspetti patologici e degenerativi della sessualità, non si disponeva di informazioni relative a questo campo, e le conclusioni cui si arrivava erano spesso speculazioni teoriche caratterizzate da grandi lacune, soprattutto relative alla sessualità femminile, sottovalutata per ragioni socio-culturali e considerata solo per il suo aspetto riproduttivo. Con Masters & Johnson invece si entra in possesso di informazioni dettagliate sulla fisiologia della reazione sessuale, informazioni che hanno poi permesso il progredire della disciplina sessuologica. E’ per questo motivo che il contributo di questi due Autori diventa cruciale, costituendo un punto di riferimento nella storia della sessualità e segnando l’inizio della sessuologia clinica moderna.
Siamo comunque dovuti arrivare ai primi anni del 1970, periodo relativamente recente dunque, per vedere la sessualità considerata come una componente fondamentale e arricchente della personalità umana. E’ infatti nel 1972-1974 che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ufficializzato un’inversione di tendenza, definendo la salute sessuale come “l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali nell’essere sessuato, allo scopo di pervenire ad un arricchimento della personalità umana, della comunicazione e dell’amore” [OMS, 1975], e consigliando di occuparsi più della normalità che della patologia, più della fisiologia che dell’anatomia sessuale. A partire da questo momento nasce la tendenza a considerare il corpo come inalienabile base biologica in cui si produce la risposta sessuale, come sorgente di scambi privilegiati, come comunicazione non-verbale o pre-verbale.
La sessuologia è una disciplina che si occupa di tutto questo, della salute sessuale e dei disturbi di questa sfera, considerando la sessualità come un’area multidimensionale della persona e studiandone gli aspetti organici (la risposta sessuale), psicologici (lo sviluppo della personalità), relazionali (le dinamiche di coppia) e culturali (i condizionamenti religiosi, politici, tecnologici, familiari)
A questo punto, vediamo cosa accade in Italia.
E’ del 1975 la prima proposta legislativa per introdurre l’educazione sessuale all’interno dei programmi scolastici. In quasi quattro decenni sono però stati fatti ben pochi progressi.
Nelle scuole italiane, oggi, l’educazione sessuale viene per lo più trattata in maniera puramente fisiologica dai professori di scienze (biologia, ecc.) oppure dal punto di visto etico-religioso dagli insegnanti di religione cattolica: i limiti e la mancanza di completezza di un’educazione sessuale paiono evidenti. Ci sono poi proposte formative che prevedono corsi di educazione all’affettività condotti da esperti, pubblici (come i Consultori Familiari) o privati, la cui attuazione incontra tuttavia e spesso una serie di complicazioni: la mancanza di fondi, gli scontri ideologici o la necessità di ottenere il consenso dei genitori sono solo alcuni esempi di queste complicanze.
Ma allora, da chi ricevono le informazioni sulla sessualità i nostri ragazzi?
Le statistiche ci danno un quadro piuttosto chiaro: il 30% dagli amici (con la confusione e la disinformazione che ne consegue); il 20% dalla propria madre; il 13% da libri e riviste; il 7% dal proprio padre. Gli insegnanti in tutto ciò hanno una percentuale molto bassa: solo il 5%.
Eppure, le statistiche dicono che il 64% (secondo altre fonti, l’83%) dei ragazzi chiedono l’introduzione dell’educazione sessuale a scuola!
Ora, cerchiamo di capire la conseguenza di questa mancanza di informazioni sulla sessualità da parte dei giovani, riflettendo insieme su alcuni numeri.
Statistiche non ufficiali dicono che le prime esperienze sessuali sono sempre più precoci.
Altri dati ci dicono che le IVG fra le minorenni sono più che raddoppiati nelle under-14 passando dallo 0,5% del 1995 all’1,2% del 2005 e sono in aumento anche le malattie sessualmente trasmissibili come la clamydia che negli ultimi 10 anni è cresciuta di 6-10 volte a seconda delle regioni. Nel 2008 ci sono stati 4075 aborti fra le minorenni.
L’Italia è uno fra i Paesi europei in cui si utilizzano meno contraccettivi (siamo i penultimi!): la pillola è scelta solo dal 16.3% delle donne e nel 2010 si sono vendute appena 94.824.000 confezioni di preservativi… questo numero può sembrar molto alto; in realtà, rappresenta il minimo storico delle vendite.
In compenso, nel 2010 sono state venduti oltre 350.000 blister contenenti la pillola del giorno dopo, un sistema che molti giovani considerano un normale contraccettivo, esempio evidente di disinformazione.
Qual è, invece, la situazione in altri Paesi?
Svezia: l’educazione sessuale viene introdotta nelle scuole nel 1942; dal 1956 è obbligatoria per tutti i ragazzi dai 7 ai 19 anni; dal 1976 s’interessa anche di etica sociale e personale.
Canada: l’educazione sessuale è obbligatoria dal 1984.
Francia: l’educazione sessuale è presente nelle scuole dal 1973 ma solo come “informazione” (è cioè fatta in orario extra-scolastico).
USA: l’educazione sessuale è materia curricolare dal 1965. Una curiosità: nelle sue due prime finanziare, Obama aveva sovvenzionato con 100 milioni di dollari programmi per prevenire le gravidanze tra le adolescenti. Ma nell’ultima riforma sanitaria, ha reintrodotto un grosso finanziamento statale (250 milioni di dollari in 5 anni) per finanziare programmi statali che insegnino ai giovani ad arrivare vergini al matrimonio, promulgando un’educazione all’astinenza, al fine di prevenire malattie come l’AIDS.
Abbandoniamo ora questo discorso per riflettere insieme sulla dimensione relazionale della sessualità, per cercare di capire come essa incida fortemente sulla nostra salute sessuale.
Si sente spesso parlare di innamoramento, amore e attrazione e altrettanto spesso questi termini vengono usati in maniera indistinta e confusa. Proviamo a fare un po’ di chiarezza.
Tutto inizia quando ci sentiamo attratti da qualcuno… Sono molte le variabili che entrano in gioco in questo momento: ormoni, feromoni, organi di senso, …; e tutte giocano un grande ruolo nel determinare ciò che ci piace e che ci attrae e ciò che non ci piace, non ci colpisce, non ci attrae, condizionando il corpo a reagire attraverso precise risposte fisiologiche (la dilatazione delle pupille, indicante una maggior attenzione verso lo stimolo; l’aumento della salivazione, indicante l’aumento del desiderio di contatto (o di possesso); l’aumento del battito cardiaco, indicante che il cuore sta pompando più sangue per permettere al corpo l’azione; l’attenzione acustica selettiva, per cui non si sentono più i rumori circostanti e il campo uditivo si riempie delle parole dell’altro/a; ecc.). Eppure, il ruolo dei sensi nell’attrazione non spiega ancora perché ci sentiamo attratti da alcune persone e non da altre. Per capire ciò, dobbiamo comprendere che ci sono altri due importanti parametri da considerare: il concetto di bello culturalmente appreso e il concetto di bisogno del singolo soggetto.
L’attrazione riguarda quindi anche aspetti di sé (soprattutto relativamente ai meccanismi di proiezione) che si manifestano creando il desiderio verso un’altra persona.
Caratteristica dell’attrazione è che non necessita di un contatto con l’oggetto dell’attrazione: si potrebbe persino passare tutta la vita ad essere attratti da una persona senza che questa ne sappia niente. Ma una volta che il meccanismo di attrazione incontra una reciprocità, allora si passerà ad una nuova fase: il corteggiamento.
Nel corteggiamento si evidenziano tutti gli aspetti verbali e soprattutto non verbali che rendono l’essere umano più vicino alla natura. Perché il corteggiamento funzioni, bisogna che sia condiviso. È un momento magico per l’autostima; è anche il momento in cui ognuno sperimenta la propria mascolinità/femminilità. E ha una caratteristica: per riuscire bene, bisogna raccontarsi/raccontare un sacco di balle, offrendo in sostanza all’altro/a la propria parte migliore e facendo grande attenzione a qualsiasi cosa l’altro/a dica! Il corteggiamento, quindi, aderisce ancora alle fantasie personali, ad un mondo fantasmatico e proiettivo ma è sicuramente molto piacevole. Esso può concludersi perché, per qualche motivo, uno dei due si ritira oppure può concretizzarsi; in questo caso, il desiderio di continuare la relazione si espande e ci si può innamorare.
A partire dall’innamoramento, le emozioni diventano molto più profonde. L’altro/a diventa centrale, prioritario, e ci si deve confrontare con una parte profonda di se stessi. L’innamoramento corrisponde ad un particolare momento nella vita di una persona, un momento molto intenso che, contrariamente a quanto si crede, non è affatto frutto di casualità e non è neanche così improvviso o inaspettato. Non è casuale perché prima dell’evento “innamorarsi”, esisteva già una predisposizione, un’apertura alla ricerca di emozioni e sentimenti. In altri termini, c’era già, dentro la persona, un bisogno di condivisione, di contatto intimo. L’innamoramento dunque non nasce nell’incontro; si potrebbe dire che ci si innamora dell’idea di essere innamorati ancor prima che della persona!
Quando si è innamorati, non esiste nulla se non l’altro/a. E così deve essere, è una legge di natura. L’obiettivo (naturale) è di permettere ai due di dedicarsi interamente alla loro coppia, senza distrazioni, per potrsi conoscere e ri-conoscere. Per molti, questa estasi dovrebbe essere eterna e viene spesso confusa con l’amore romantico. Invece è importante che rimanga un momento, che sia una fase limitata nel tempo, non perché sia vietato diversamente ma perché questo non ha ancora nulla a che fare con l’amore. L’innamoramento non è ancora amore e voler rimanere sempre innamorati significa aver paura di vivere l’amore.
L’innamoramento ha delle precise caratteristiche: prima di tutto, si fonda sull’ideale di partner che ognuno ha nella propria mente e l’altro/a farà di tutto per assomigliare a quell’ideale, offrendo sempre il meglio di sé. Seconda caratteristica è la fusionalità, la simbiosi: di due, uno; un altro momento estremamente intenso, finalizzato a favorire l’avvicinamento all’altro.
In sostanza, essere innamorati significa essere fuori dalla realtà; manca cioè un vero esame della realtà, quello che ci fa amare l’altro/a per quello/a che effettivamente è e non per quanto corrisponde alle nostre aspettative. L’innamoramento è illusione e per imparare ad amare bisogna innanzi tutto imparare a rompere con le illusioni; questo corrisponde alla messa in discussione del legame: la prima crisi (evolutiva) di coppia. Mantenere un rapporto simbiotico significa mantenere un rapporto immaturo e infantile, che non ha alcuna vera aderenza alla realtà. Se arriva la crisi, inevitabilmente la relazione cambia: nel caso in cui la coppia non riesca a trovare un nuovo equilibrio più evoluto, tutto finisce; nel caso in cui, invece, riesca a superare la sua prima vera crisi, allora, finalmente, si attiva l’esame di realtà, cioè il primo vero segno d’amore.
In realtà, fino a questo momento, l’amore corrisponde alla richiesta d’amore, al bisogno di essere amati; manca ancora la capacità di amare e si confonde l’amore con lo scambio di attenzioni.
Cosa vuol dire, dunque, amare?
La capacità di amare è legata alla maturazione psicologica della persona. Amare è prima di tutto avere la capacità di tollerare che l’altro/a sia qualcosa di diverso da se stessi, qualcosa di libero e unico, non un oggetto su cui riversare le proprie angosce, o un pupazzo da colpevolizzare ogni volta che non si tollera le proprie frustrazioni. La capacità di amare è una percezione interna legata all’autostima, in presenza della quale si produrrà un senso di benessere e di amor proprio. Solo a partire da queste basi (frutto di una lenta trasformazione interiore del singolo), una persona potrà comprendere e concepire la possibilità di condividere qualcosa con qualcun altro/a.
Da questo discorso sono esclusi gli adolescenti, i quali possono vivere solo stati di innamoramento, poiché manca ancora loro quella maturazione psicoaffettiva ed esperenziale che porterà alcuni a conoscere una dimensione di sentimento più profonda e solida.
Il primo passaggio verso la conoscenza dell’amore è l’amore per se stessi, quello che molti definiscono un sano egoismo. Essere egoisti significa prendersi cura di sé, liberi dai sensi di colpa, nel pieno rispetto di sé e, di conseguenza, dell’altro. Il passaggio è dunque dal chiedere ad altri di essere amati per sentirsi amati, all’amare se stessi senza chiederlo a nessuno. Solo a questo punto si è adulti, ma non si è ancora empatici e non si è ancora in grado di amare qualcun altro. Manca ancora un passaggio.
Il desiderio di amare è la fase più evoluta. Anzi, si potrebbe dire che questo è amore perché si raggiunge la capacità di donare amore. Amare non è quindi altro che la capacità di donare senza chiedere e senza pretendere nulla. Essere capaci di amare significa essere diventati “genitori” (non in senso biologico), adulti capaci di prendersi cura anche di altri. E così il cerchio si chiude: da bambino ad adulto e da adulto a genitore. L’adulto-genitore ha imparato a desiderare, ha superato i propri bisogni e non agisce più per compensazione ma per desiderio. E riconosce la dignità e i bisogni degli altri.
Vi lasciamo adesso con un esempio tratto dal nostro libro, una lettera inviata al sito per richiedere una consulenza. Lo facciamo per dimostrarvi quanto i discorsi relazionali fatti fin qui siano importanti e quanto possano incidere profondamente nella salute (o nel disagio) sessuale di una coppia.
“Mi sono rivolto al vs Sito per spiegare la mia storia. Da premettere: io e la mia compagna siamo stati fidanzati per 10 anni e non abbiamo mai avuti rapporti sessuali. Siamo una coppia di 24 e 27 anni, sposati ormai da 2 anni; il nostro rapporto è forte e intenso come se fosse il primo giorno, e ci amiamo tanto ma purtroppo ancora non riusciamo ad avere rapporti sessuali, in pratica lei è ancora vergine e i problemi più grossi stanno nascendo adesso, desideriamo tanto un figlio. Il suo problema è al momento della penetrazione, si irrigidisce e dice di provare un forte dolore, e io mi irrito e finiamo per litigare, ripresa lucidità nel cercare di affrontare questo problema, abbiamo deciso di andare a fare una visita ginecologica. Dopo aver fatto una bella chiacchierata sulle varie cause di questo blocco sessuale ci è tornata un po’ di “FORZA”. A mia moglie è stata riscontrata una forma di vaginismo e la Dott.ssa ci ha consigliato di provare con una pomata sia per me che per lei. Tornati a casa con tanto desiderio di poter mettere al mondo un bambino\a abbiamo tentato con queste pomate, il risultato quello di sempre….. A questo punto non sappiamo più dove sbattere la testa. Spero in un vostro aiuto e nell’attesa di una vostra risposta colgo l’occasione per porgere Distinti Saluti e per dirvi grazie di aver creato questo Sito dove una persona o coppia possa sfogarsi e cercare consiglio”.
Dott.ssa Marghi e dott. Pizzi
(psicologi, psicoterapeuti e consulenti in sessuologia clinica)
Istituto PsYchè
Centro perla formazione e la ricerca in psicologia e sessuologia clinica