Come farsi venire un attacco di fegato la domenica sera sul web

Di seguito la notizia di un convegno. E a seguire un articolo di commento nell pagina successiva. Specifico che non tutto il partito, di cui faccio parte, la pensa così tanto che i nostri senatori hanno presentato recentemente un disegno di legge a favore dell’affido condiviso, con particolare riferimento proprio alla PAS

IDV organizza convegno contro la PAS. Carrara, 27 gennaio 2012

 

Il testo che segue, tratto dal sito “femminismo a sud”, è qui riportato solo per completezza di informazione:

La PAS è la presunta sindrome di alienazione genitoriale che ripropone vecchi stereotipi e pregiudizi sessisti ai danni delle donne e dei bambini.

In vari Paesi, a partire dagli Stati Uniti, quando in una causa di divorzio un genitore è accusato di abusi e violenze, i sostenitore della PAS (Parental Alienation Syndrome, sindrome da alienazione genitoriale) ricorrono a questa teoria per ribaltare le accuse.

Ma chi ha inventato la Pas? Come è possibile che una sindrome inventata stia per entrare nel nostro ordinamento attraverso appositi disegni di legge?Come influisce sulle cause di affido dei figli nelle separazioni conflittuali e non? A cosa vanno incontro i bambini che vengono definiti ” alienati” da uno dei due genitori? A queste e a tante altre domande cercherà di rispondere il convegno organizzato a Carrara il prossimo 9 Dicembre dall’Italia dei Valori di Massa Carrara.

Dopo numerosi convegni organizzati a Roma, Napoli e Firenze, ci riuniremo anche a Carrara, insieme al Dr. Andrea Mazzeo Specialista in Psichiatria e Dirigente Medico CSM ASL di Lecce, per discutere di quella che alcune associazioni di psicologi e neuropsichiatri americani, hanno definito “scienza spazzatura” (Junk Science). In Italia, la PAS è entrata nei tribunali con ritardo, ovvero quando all’estero si è cominciato a prenderne le distanze in maniera decisa, ma le informazioni stentano a raggiungere i nostri legislatori e così, mentre in America proliferano le associazioni di “vittime della PAS”, in Italia la si vorrebbe inserire nel DDL 957, detto anche affido condiviso Bis, come discriminante per l’affido dei figli.

Ma la PAS , viene purtroppo usata anche come strumento di difesa dai genitori accusati di abusi e violenze sui figli; basta una perizia in cui si certifichi che uno dei genitori ha condizionato il figlio fino al punto da fargli descrivere abusi o violenze, e il gioco è fatto.Il bambino non verrà creduto, e il genitore protettivo passerà da vittima a imputato perdendo la patria potestà .

In seguito, questo bambino a cui è stata diagnosticata una sindrome mai riconosciuta ufficialmente dalla psichiatria, (non è inclusa nel DSM), verrà affidato ai servizi sociali e collocato in casa famiglia o, nella peggiore delle ipotesi, sarà costretto a vivere con il genitore abusante.

L’associazione “Courageous Kids”, composta da ex bambini affidati al genitore abusante, è solo una delle tante associazioni nate in America per denunciare i giudici responsabili di aver creduto alla PAS e non alle testimonianze dei bambini: “Noi che siamo sopravvissuti, siamo cresciuti e diventati più forti, adesso vogliamo dire al mondo quanto abbiamo sofferto, prima a causa di coloro che hanno abusato di noi, poi a causa dei tribunali che hanno rifiutato di proteggerci” (We who survived got older and stronger. Now we are telling the world how much we were hurt, first by our abusers then by the court which refused to protect us.)

Tra i relatori saranno presenti:

- Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico

- Claudia Bienaime- referente cittadina IDV Carrara

- Frida Alberti- coordinamento provinciale IDV

- Sara Vatteroni, Assessore provinciale IDV

- Galeano Fruzzetti, segretario provinciale IDV Massa Carrara

Carrara, venerdì 27 gennaio, ore 17.00 – Hotel Michelangelo – Corso Carlo Rosselli, 3

PAS: Non è sigla di partito ma simbolo di difesa dei bambini

Inizia la fiera dei burattini

 Peccato non aver saputo in tempo di questo spettacolo. Con vero stupore noto che si è parlato della PAS. Ma in che modo?

I burattini e i burattinai si chiedono perchè la Pas è entrata nella proposta di legge sull’affidamento condiviso. Sarà forse perchè si tratta di una sindrome riscontrabile nelle aule dei tribunali in alcune separazioni? Si chiedono i giostrai gli effetti di questa sindrome sui bambini coinvolti nelle separazioni conflittuali. Non sanno che la PAS è l’effetto delle separazioni coniugali conflittuali e non viceversa. Si saranno allenati a sufficienza questi giostrai?

Allora adesso cominciamo a parlare di scienza. La Sindrome di Alienazione Genitoriale nasce tra due persone: un genitore e un figlio. E’ fatta da piccoli gesti e sguardi comunicativi che hanno l’intento di annullare completamente l’altro genitore e tutta la sua famiglia di origine e gruppo di amici. Nasce in alcune situazioni conflittuali di separazione. Il bambino è la vittima, insieme al genitore alienato. La PAS prevede la collaborazione tra il genitore che aliena e il bambino, che nel tempo comincia a rifiutare l’altro genitore con scuse futili fino a interrompere i rapporti. Per diagnosticare la sindrome sono necessari la presenza di una serie specifica di sintomi che devono essere presenti tutti nella situazione osservata. Non è infrequente una falsa denuncia di abuso sessuale dentro la Pas.

L’altra faccia della PAS è la violenza. La violenza sessuale o fisica e psichica rappresenta la diagnosi differenziale della PAS, che deve essere sempre esclusa in caso di violenza conclamata. Perciò poichè la scienza ragiona per ipotesi e osservazione, di fronte a un’ipotesi di PAS bisogna chiedersi se siamo  invece in presenza di abusi sessuali e, viceversa, di fronte a una denuncia di abuso sessuale dentro una separazione conflittuale dobbiamo chiederci se siamo invece in presenza di un’ipotesi di PAS. Poi si lavora sulle prove per arrivare alla soluzione del problema.

Una domanda sorge spontanea: Perchè fate così?

Questa ossessione contro la PAS mi ricorda un campo invaso dalle cimici. Il contadino fa di tutto per salvare il proprio frumento. Così accade nel mondo degli operatori che dovrebbero aiutare i bambini e le famiglie. Il contadino usa gli insetticidi, gli psicologi giuridici e investigativi usano la scienza e i suoi strumenti per capire le persone e aiutarle: uno di questi aiuta a diagnosticare la PAS.

dott. Valentina Peloso Morana

 

L’orco con il sacco bucato

Come vi dicevo la pedofilia è costituita da una rete di criminali. E’ internazionale cioè globale. L’articolo pubblicato a seguire e preso dal web, descrive in parte il fenomeno a livello Italia. Il nostro Paese fa parte di questa rete globale e ha un suo ruolo all’interno, sconosciuto ai più perchè i pedofili si muovono di nascosto. Si tratta di un nascosto organizzato con intelligenza criminale, con flussi notevoli di denaro a disposizione perchè il potere costa e il nascondersi pure. I pedofili coprono tutti i livelli istituzionali del mondo e arrivano in ogni luogo. Ho scritto un libro sulla pedofilia perchè parlando di pedofilia possiamo comprendere il sistema che domina il mondo di nascosto e che è alle spalle di tutto.

dott. Valentina Peloso Morana

 

Cronaca Italia

Pedofilia: operazione contro pornografia online, 6 arresti

 

ROMA – E’ in corso, in tutta Italia, una operazione della Polizia postale di Palermo con la supervisione del Servizio di Polizia Postale e delle Comunicazioni di Roma contro la pedopornografia online, che ha già portato a sei arresti e una trentina di denunce per detenzione di materiale pedopornografico.

Alcune centinaia di uomini e donne della Polizia di Stato hanno eseguito fin dall’alba una trentina di perquisizioni in 13 regioni: LCalabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sicilia, Toscana, Veneto e Puglia.

Durante le perquisizioni sono stati rinvenuti e sequestrati numerosi computer, cellulari, video-camere, macchine-fotografiche e migliaia di supporti informatici ritenuti particolarmente utili per il prosieguo delle indagini: dalle analisi dei file illeciti acquisiti, infatti, la polizia spera di poter identificare i minori coinvolti e abusati.

27 gennaio 2012 | 08:01
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Lettera aperta a Beppe Grillo

Egregio Beppe Grillo, La sua uscita sui bambini nati in Italia e figli di stranieri, è stata a dir poco incredibile. Lei che parla spesso dei diritti calpestati dei suoi figli tanto da farne una ragione di lotta per difendere il loro futuro, ha tirato una sberla a tutti i bambini “stranieri” nati in Italia.

Mai sentito parlare del luogo di origine e dei legami viscerali che generano?

Eppure è semplice basta pensare al luogo di nascita. Perchè non fa uno sforzo e oltre a mettersi giustamente nei panni dei suoi figli, si mette anche in quelli di tutti i bambini, almeno in Italia? Non dico del mondo perchè sarebbe troppo. Ora mi chiedo: ma un bambino nato nel nostro Paese, come potrà sentirsi di fronte ad adulti che continuano a sbraitare che non è italiano? Ha forse colpa lui per essere nato in un luogo abitato da incivili incapaci di sentire e condividere le emozioni degli altri?

Lei ha suddiviso gli italiani in buonisti e razzisti.

Io non sto nè con i buonisti nè con i razzisti perchè sto con i bambini. Lei dove si colloca?

Visto che Lei decanta tanto il mondo web, si ferma ai confini italiani quando naviga su internet o va oltre? Certamente non è un passaporto che fa l’uomo, bensì il senso di essere umano.

dott. Valentina Peloso Morana

India, le radio comunitarie hanno bisogno delle donne

                                                                 Dall’India la rivoluzione femminile parte dalle radio.

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Piergiorgio Cattani

Mercoledì, 25 Gennaio 2012

Rekha Sharma con le donne di un villaggio – Foto: Bandelli

Le organizzazioni di comunità e le Ong che fanno radio in India è bene che familiarizzino con il principio dell’uguaglianza tra donne e uomini e lo applichino nel quotidiano, in e fuori onda. Perché alla base del movimento delle radio comunitarie – emittenti senza scopo di lucro che rispondono ai bisogni comunicativi locali, coinvolgendo i cittadini nella realizzazione dei programmi – c’è la rivendicazione del diritto degli esclusi a prendere parte allo sviluppo delle proprie comunità. Un obiettivo che non si può raggiungere se, ancora una volta, così come tradizionalmente avviene nella sfera domestica, nella politica, nelle discussioni pubbliche e nei media, le voci delle donne restano inascoltate.

Sebbene il ruolo della donna nella comunicazione e nello sviluppo sia ampiamente riconosciuto dalla comunità internazionale e venga promosso da donatori e organizzazioni locali, la sua realizzazione nella pratica, anche nei progetti di comunicazione per lo sviluppo dallo spirito partecipativo ed egualitario, non è sempre facile. Poiché per far sì che le donne partecipino appieno nel processo comunicativo bisogna agire, attraverso azioni mirate, su ruoli, pregiudizi e relazioni di potere ben radicati.

Nel caso delle radio comunitarie ciò vuol dire, per esempio, non solo inserire un certo numero di donne nello staff e nel comitato di gestione e dare spazio ai pareri delle ascoltatrici, ma anche preoccuparsi di dar voce alla diversità della categoria “donne”, intervistando sia mamme e casalinghe sia chi ha rotto con la tradizione, accademiche, imprenditrici, attiviste e così via. Vanno sentite anche le opinioni delle caste più basse, delle diversamente abili e delle minoranze sessuali.

Specifiche trasmissioni vanno dedicate alle tematiche femminili, senza però cadere nell’errore di limitare il campo d’azione delle reporter ad argomenti rosa e lasciare ai colleghi maschi la politica. Il team va accompagnato in un percorso di riflessione su comportamenti patriarcali e rappresentazioni discriminatorie al fine di rimuovere gli stereotipi dai servizi. Ancora, ogni emittente dovrebbe dotarsi di una politica anti-molestie e fare il possibile affinché le donne si sentano sicure nel tragitto casa-radio, per esempio organizzandosi in gruppi. Inoltre, il palinsesto e gli orari di registrazione vanno pensati tenendo conto delle responsabilità domestiche e della cura dei figli. Infine, visto che l’analfabetismo digitale è più diffuso nella parte femminile della popolazione, è necessario investire in sessioni formative ad hoc e scegliere le tecnologie più appropriate.

Si tratta di alcune delle raccomandazioni contenute nella politica di genere elaborata dall’Associazione mondiale delle Radio Comunitarie AMARC e adottata da quasi un anno dal Forum indiano, composto da oltre cento membri tra istituzioni e persone fisiche. Sebbene il documento non sia vincolante, è nell’interesse delle stesse radio seguire questi accorgimenti. Infatti, come fa notare Kanchan Malik, professoressa associata alla scuola di Arte e Comunicazione Sarojini Naidu, dell’Università di Hyderabad, le iniziative di comunicazione partecipativa per lo sviluppo, se vogliono ottenere successo, non possono esimersi dal dare spazio alle prospettive delle donne.

Inoltre, il Forum sta preparando delle linee guida in cui potrebbe essere inserita la raccomandazione di riservare una quota rosa del 50% nello staff di ogni radio comunitaria. «La politica governativa in vigore dal 2006 si limita a prescrivere che metà dei contenuti sia generato dalla comunità locale, ma non specifica quale debba essere la composizione di questo gruppo» spiega l’esperta, autrice, insieme a Vinod Pavarala, del libro Other Voices (Sage, 2007).

Resta dunque una responsabilità delle singole radio assicurarsi che le donne siano adeguatamente coinvolte. «Bisogna insegnare alle più emarginate le competenze per diventare brave produttrici di programmi. Solo così le radio possono facilitare la loro partecipazione nel processo di cambiamento sociale dal basso» continua Malik. «Inoltre – conclude – le realtà che aderiscono al Forum dovrebbero adottare un codice di condotta che permetta alle donne di utilizzare le radio comunitarie come un mezzo per esprimere appieno le loro potenzialità di negoziatrici e “manager” dello sviluppo all’interno delle loro comunità».

Daniela Bandelli

 

Il mito del Santo Graal colpisce ancora

                                                    Operazione Calice

Bruges, capitale delle Fiandre e luogo bellissimo e pieno di mistero, ha sferrato un altro colpo ai preti pedofili. Lo scorso anno le autorità belga sono state accusate dal Vaticano di essere peggio dei comunisti. Non è piaciuto il loro modo di agire evidentemente. Forse avrebbero dovuto presentarsi ai mostri dei bambini suonando delicatamente alla porta, magari scusandosi del disturbo arrecato dalle indagini. Quest’anno sembra che il nuovo sopralluogo sia stato incassato meglio.

 

 

Belgio, nuove perquisizioni per l’inchiesta sui preti pedofili

Posted: 16 gennaio 2012 in Varie
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Sequestrato materiale negli uffici di alcuni vescovi. Il portavoce di un presule: «Non abbiamo nulla da nascondere»

Nuove perquisizioni della polizia belga nell’inchiesta sui presunti abusi commessi dai preti a  danno di minori. Secondo quanto riferito dai media locali, gli agenti, su mandato della magistratura nell’ambito dell’«Operazione calice»,  hanno sequestrato materiale negli uffici dell’arcivescovo di Malin-Bruxelles ed in quelli dei vescovi di Anversa e Hasselt. «Stiamo cercando dossier personali riguardanti alcuni prelati i cui nomi sono  stati citati nelle dichiarazioni delle vittime», ha spiegato, citata  dall’agenzia di stampa Belga, Lieve Pellens, portavoce dell’Ufficio  della procura federale belga, sottolineando che l’operazione è «ad una fase importante».

La portavoce ha poi voluto chiarire che da parte della Chiesa  cattolica – a differenza di quanto successe nel giugno del 2010,  quando il Vaticano accusò le autorità belghe di comportarsi «peggio dei comunisti» – «c’è stata piena cooperazione, tutto è avvenuto in  modo legale». «Non abbiamo nulla da nascondere», ha tenuto a  sottolineare Clem Vande Broek, portavoce del vescovo di Hasselt. Nelle settimane scorse, una commissione interna istituita dalla  Chiesa cattolica belga ha rivelato di aver ricevuto circa 500 denunce  di abusi sui minori – tra loro persino un bambino di due anni – da parte dei preti. Alcuni di questi reati sarebbero stati commessi negli anni Sessanta e dunque sarebbero caduti in prescrizione, ma il mese  scorso la Chiesa belga si è comunque detta pronta a pagare un  risarcimento alle vittime tra i 2.500 ed i 25mila euro.

(Fonte: La Stampa.it, Vatican insider)

Negazionista della PAS beccato in un’orgia pedofila

L’articolo riportato più sotto viene dalla rete. Lo ritengo un articolo serio che riguarda un professionista  indagato per pedofilia. Prestate attenzione: ci sono alcuni elementi importanti che descrivono cosa è e cosa fa un pedofilo. Come dico sempre il pedofilo si nasconde bene. Gli scontri tra chi afferma l’esistenza della Pas e chi la nega, aiutano moltissimo i pedofili, che approfittano di ogni occasione per nascondersi. Purtroppo in Italia non c’è una conoscenza delle caratteristiche di questi personaggi, tanto è che per conoscerli e combatterli ho dovuto rivolgermi all’estero per imparare. Quelli che si dichiarano i maggiori esperti del fenomeno e che guarda caso sono dentro quasi tutti i circuiti politici, in realtà non sanno niente. Basta leggere le loro perizie che sono un’offesa alla parola. E soprattutto non conoscono la prassi scientifica di intervento. Però gestiscono la maggior parte delle “formazioni” in materia e sui loro testi pseudoscientifici, un pò trandy, non compare mai la diagnosi differenziale che è quella cosa che ad esempio fanno i medici quando uno accusa un dolore alla pancia. Prima fanno delle ipotesi, poi trovano l’elemento che stabilisce la diagnosi precisa del problema, e poi danno la terapia. Ecco invece questi ”esperti” dicono che le bugie non esistono, che tutte le denunce sono vere e danno la terapia, che spesso è una casa famiglia dove magari uno stupro può capitare per davvero. Perchè i pedofili si nascondono bene. E circolano dove ci sono bambini. Chissà se questo tizio per sembrare più credibile alla sua platea, ha scelto di essere un paladino contro la PAS. Qualcuno dice che chi afferma che la PAS esiste è un pedofilo. Stavolta cosa dirà? La PAS non è una sigla di partito ma indica una sindrome ben specifica e diffusa almeno quanto la pedofilia.

 

Il più illustre negazionista della Sindrome di Alienazione Genitoriale arrestato per pedofilia

 

La polizia ha fatto irruzione interrompendo un’orgia pedofilia salvando un bambino ed arrestando i partecipanti, fra cui, con grande sorpresa e scandalo, un personaggio ben noto:

«Jorge Corsi, sostegno intellettuale e riferimento frequente del fondamentalismo di genere [il femminismo], accusato di pedofilia e di far parte di una rete di pederasti che seducevano con regali.  [...] La Giustizia investiga su quello che faceva in Spagna quando veniva a tenere conferenze femministe.  [...]  Secondo una notizia la Giudice lo ha incarcerato in base alla testimonianza di un minore che lo incrimina.    [...]  L’illustre psicologo scriveva “L’abusante tipico è qualcuno che non ha niente a che vedere con gli stereotipi che circolano nell’immaginario collettivo”.»  [fonte]

Corsi era professore, autore di numerosi libri in materia di violenza familiare, direttore di scuole di specializzazione e di associazioni in materia.  Corsi ha anche partecipato al negazionismo della Sindrome di Alienazione Genitoriale (PAS) scrivendo un articolo dal titolo

La Sindrome di Alienazione Genitoriale o il pericolo che le teorie pseudo-scientifiche entrino come base di decisioni giudiziarie

pubblicato su  “Themis: revista jurídica de igualdad de género, Nº. 1, 2007 , pag. 73”, rivista che fa riferimento all’ideologia di genere.   In tale articolo Corsi sostiene che la PAS sarebbe un invenzione di Gardner per levare credibilità ai bambini, che sarebbe promossa da padri presunti pedofili, e servirebbe a restaurare l’ordine patriarcale, essendo sessista ed adulto-centrica!

Leggere per credere.

Nella realtà pedofilia e PAS sono due gravissimi abusi sull’infanzia, e non stupisce che chi pratica la prima possa cercare di negare la seconda, appoggiando le manipolazioni del femminismo radicale.   Vengono alla mente le parole del defunto professor Gardner:

“Alcuni degli avvocati che “difendono” i bambini vogliono solo gratificare il proprio desiderio sessuale e le proprie tendenze sadiche attraverso l’operato nelle cause di abusi sessuali c’è un po’di pedofilia in ognuno di noi”

L’arresto di Corsi getta un’ombra nera su quei negazionisti che riportano fuori contesto le parole “c’è un po’di pedofilia in ognuno di noi” al fine di diffamare Gardner tentando di far credere che i pedofili stiano con chi cerca di proteggere i bambini da pedofilia e PAS (!), piuttosto che con chi cerca di negare che PAS e pedofilia sono gravi abusi sull’infanzia.

Il Fatto Quotidiano e la legge sull’affidamento condiviso

Una volta di più il Fatto Quotidiano si rivela il giornale di tutti. L’articolo che segue riguarda il dramma dei bambini nelle separazioni. Descrive perfettamente la realtà della legge sull’affidamento condiviso, che viene regolarmente snobbata se non calpestata. Un pò quello che ho scritto nel parere che ho consegnato alla senatrice Bugnano di IdV. Quello che ho trovato particolarmente significativo dell’articolo è stato il passaggio sulla parola  “attore”. Il giornalista parla degli orrori degli “attori”. Io mi chiedo  chi è il regista.

Importante la riflessione che porta il giornalista a proposito della generazione dei bambini e ragazzi figli di separati che rischia di essere una bomba a orologeria.

Dott. Valentina Peloso Morana

 

di Marcello Adriano Mazzola | 12 gennaio 2012

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Affidamento condiviso e (dis)parità di diritti

La legge sull’affidamento condiviso (l. n. 54/2006) è fondata su un principio prezioso: salvaguardare la bigenitorialità, perché un figlio deve crescere con equilibrio, con un padre e con una madre. Poi però il verginale principio si scontra con la conflittualità dei genitori separati. Soprattutto si scontra con la gestione “giudiziaria” del conflitto. Dunque sulla scena teatrale irrompono altri “attori” che possono cambiare ineluttabilmente il destino di almeno tre persone (ma in realtà anche di più, oltre al padre-madre-figlio): i giudici, gli avvocati, gli eventuali consulenti (del tribunale e di parte), gli assistenti sociali. Attori non sempre all’altezza della recita, che può divenire presto dramma. Anzi, ancor di più, gli attori possono cambiare e di molto il finale, in peggio. Soprattutto se mediocri figuranti.

Il dibattito che ha fatto seguito al mio intervento dell’altro ieri dimostra quanto siano sentite la drammaticità e l’attualità della paternità “negata” dopo una “separazione”.

Ringrazio chi ha partecipato al dibattito, anche con veemenza, con atteggiamento fondamentalista, con livore. Il Fatto è straordinario anche in questo: smuovere le coscienze per creare nuove coscienze. Ringrazio Laura e Adriana in particolare, per la rettitudine morale e per il rigore dimostrato, nell’essere donna e madre, responsabile sino ed oltre la gestione del conflitto di coppia, nell’interesse del figlio e (perché no?) anche nell’interesse dell’uomo con cui hanno condiviso il momento più bello, la nascita del figlio. Perché quell’uomo, che pure presumo abbiano odiato, rimane (per) sempre il padre del loro frutto.

Dal dibattito ho imparato molto e ho ricevuto anche molte conferme. Ha svelato tanti profili di tale querelle che vorrei in sintesi affrontare.

(1) Il tema è particolarmente importante per la società poiché interessa un numero sempre crescente di persone. Metà delle coppie si separa dopo qualche anno e buona parte di esse hanno figli minori.

(2) Sta generando un notevole dramma sociale poiché a una delle parti (quasi sempre il padre) viene sottratto, di fatto, il figlio e depauperato il patrimonio, così creando spesso nuovi poveri o emarginati.

(3) Disvela in realtà un retroterra culturale preoccupante e colmo di ingiustizie (giuridiche e non solo) che ha condizionato a lungo la giurisprudenza e l’atteggiamento dei giudici e condizionato quello degli avvocati.

(4) Investe appieno il rapporto tra uomo e donna, in particolare nella società italiana, contraddittorio e schizofrenico nel rivendicare da un lato la parità di trattamento ma opportunista nell’avidità con cui si pretende la disparità di trattamento dopo una separazione, in danno del “padre”.

(5) Si pretende di legittimare ciò che non è legittimo, ossia il diritto della donna separata di essere di fatto “risarcita” dal proprio ex compagno e padre del figlio, solo per aver fatto da madre, come se fosse il Tfr.

(6) Nello stesso modo si pretende di legittimare, sempre illegittimamente e in modo grottesco, il “risarcimento” in danno del padre per ingiustizie che la società arrecherebbe alle donne in generale (welfare insufficiente, opportunità di lavoro, sessismo etc.).

(7) Emerge un diffuso senso di irresponsabilità nel voler strumentalizzare il figlio per interessi personali.

(8) Affiora una degenerazione della maternità, con donne poco materne, poco attente alla crescita equilibrata del figlio, accecate dall’egoismo.

(9) Si celebra – con rito funebre – la fine della famiglia “per sempre”, coesa, unita, nido d’amore, in favore della “famiglia a termine” breve e del conflitto come sbocco probabile.

(10) Sono sottaciute le conseguenze che tutto ciò avrà sulla società tra qualche anno, quando migliaia di “minori” di genitori separati diventeranno adulti. Forse una bomba ad orologeria, delle cui conseguenze oggi quasi nessuno parla.

(11) Il sistema bieco di legalità (la normativa sull’affidamento) che infonde di fatto l’illiceità di chi viola sistematicamente gli accordi sui figli minori, contando sull’impunità (perché i rimedi previsti dall’art. 709 ter cod. proc. civ., quali l’ammonimento e il blando risarcimento, sono insufficienti).

(12) L’impunità dei tragici (a volte) “attori” quali i giudici, gli avvocati, i consulenti del tribunale, gli assistenti sociali che, pur compiendo nefandezze e gravissimi danni, non sono chiamati a risponderne o, se chiamati, raramente ne rispondono.

La lista, come leggete, è lunga. E non è certo finita. Dunque è necessario un ampio, profondo, durevole dibattito.

Lo dobbiamo a noi stessi. Soprattutto ai nostri figli.

 

Scuola e Regione: una proposta per la qualità del sistema di istruzione e formazione nel F.V.G.

Vi segnaliamo questa importante iniziativa organizzata dal gruppo dei nostri consiglieri regionali IDV in tema di scuola.

SEGNALIAMO
 
Venerdì 13 gennaio alle ore 17.30

presso la

Saletta incontri dell’ex Convento di San Francesco Piazza della Motta, Pordenone

 

si terrà la conferenza

“SCUOLA E REGIONE. Una proposta per la qualità del sistema di istruzione e formazione nel FVG”

organizzata dal Gruppo consiliare regionale Idv.

 
Verrà illustrata la proposta di legge presentata in Consiglio regionale dal Gruppo dell’Italia dei Valori per la salvaguardia e per il decentramento della scuola, per la gestione regionale degli organici e l’ampliamento dell’offerta formativa, consultabile sul sito del Consiglio regionale al seguente link: http://www.consiglio.regione.fvg.it/iterdocs/Serv-LC/ITER_LEGGI/LEGISLATURA_X/TESTI_PRESENTATI/175_PDL.pdf.

Interverranno il capogruppo IDV Alessandro Corazza, la Consigliera provinciale di Udine Paola Schiratti, Vice Presidente della Commissione scuola (e coordinatrice regionale donne IDV), il Preside Bruno Seravalli, con uno spazio per interventi dal pubblico e dibattito.

Alleghiamo il programma della conferenza, scaricabile al seguente link: http://www.gruppoidv.fvg.it/doc/a4scuolaeregioneud.pdf,

Napoli accende un faro sul popolo palestinese

Pubblichiamo l’intervento che il sindaco Luigi de Magistris ha tenuto nel Consiglio Comunale di Napoli il 20 dicembre scorso. Ci piace molto.

Lo potete trovare anche sul suo blog.

Saluto questo consiglio comunale con la convinzione di chi sa che se la scelta di decretare la nascita di uno stato palestinese toccasse ai popoli del mondo, e non ai governi, la Palestina oggi sarebbe già uno stato. Saluto questo consiglio con la convinzione che la nascita di uno stato palestinese possa essere la migliore ipoteca per lo stato di Israele sulla propria affermazione ad esistere e sulla propria prosperità. Sono felice che la bandiera della Palestina sventoli oggi nel cielo di Parigi al fianco delle altre dinanzi la sede dell’Unesco. Sono felice che l’iniziativa diplomatica torni, anche se solo in forma rappresentativa, agli enti locali. È un passaggio affinché ci sia maggior sintesi fra il sentire delle popolazioni e le scelte dei governi. Al contempo voglio rivendicare la tradizione che il nostro Paese vanta in solidarietà del popolo palestinese. Lo voglio fare ricordando il Presidente della Repubblica che più di tutti sostenne un popolo martoriato da continui massacri in tutta la sua drammatica diaspora: Sandro Pertini. La storia della Palestina da molti viene letta come l’ingiusto risarcimento dato alla popolazione ebraica del mondo per l’immane tragedia che è stato lo sterminio. Ingiusto perché la Shoà è la irreparabile tragedia la cui responsabilità è attribuibile solo a noi europei. I palestinesi, nel continuo diniego di uno stato, rappresentano il secondo popolo martoriato. Ma un dato che l’Europa e l’Occidente deve assumere è che non è giusto concepire la continua ripetibilità di un male relativo per la presunta non ripetibilità di un male considerato assoluto. Il male è assoluto nella sua autenticità e non è tollerabile mai. È maturo il tempo perché il male venga bandito da una parte e dall’altra. È maturo il tempo perché il popolo palestinese viva prospero in uno stato confinante con uno stato altrettanto prospero: Israele. Auspico il giorno in cui palestinesi e israeliani non facciano più notizia, quasi come lussemburghesi e belgi. Le primavere sparse nel mondo chiedono questo, lo chiede il popolo il mondo. Il diritto alla sicurezza dello stato di Israele passa oggi per il riconoscimento di uno stato sovrano palestinese.

 

Napoli, nel suo piccolo di una città ma nel suo grande per le molteplici componenti che la formano, vanta una tradizione significativa di solidarietà con il popolo palestinesi. Penso alle precedenti amministrazioni che hanno intrapreso azioni significative con importanti città della Cisgiordania. Torna centrale il ruolo dei Comuni, diviene importante il ruolo dell’Anci. Qui voglio affermare che questa amministrazione tratterà la Palestina e la sua rappresentanza in Italia come fosse uno Stato. Lo farà in ogni occasione utile. L’Amministrazione ha deciso di supportare la società palestinese e la sua Autorità Nazionale relazionandosi direttamente con tre importanti municipalità: Nablus, Ramallah, Betelemme. Per la città di Nablus abbiamo programmato un intervento nell’ambito sanitario, forniremo le istituzioni locali di un ecocardiografo portatile per poter fare diagnosi di patologie cardiache in loco. I bambini a cui verranno riscontrate patologie gravi verranno poi operati a Napoli. Sempre con le istituzioni sanitarie di Nablus programmeremo nella nostra città occasioni per la formazione di personale paramedico. Con la municipalità di Ramallah e l’Università di Bir Zeit stiamo stilando un progetto affinché il Comune di Napoli contribuisca all’apertura di un polo museale scientifico. Con la città di Betlemme intendiamo aprire un canale fra la locale camera di commercio e la nostra al fine di inserire l’artigianato palestinese all’interno della nostra rete commerciale. Assistenza sanitaria, formazione e incentivo al commercio, questi i tre ambiti che riteniamo proficui per il consolidamento delle istituzioni palestinesi e per lo sviluppo della società palestinese. Questi i tre interventi per noi necessari al fine di abbattere gli embarghi informali che attanagliano la società palestinese. La crisi finanziaria e le manovre economiche del governo centrale non aiutano i comuni ad elaborare una seria e proficua programmazione per la cooperazione decentrata. Il nostro programma d’intervento per la Palestina è stilato con la sinergia dell’Unione Industriali, della Camera ci Commercio, delle Università Federico II e Suor Orsola Benincasa, dell’Ospedale Santobono e della sua fondazione. A questi enti va il mio vivo ringraziamento per l’azione che hanno deciso di intraprendere insieme al Comune di Napoli. Allargheremo presto il tavolo ai sindacati e ad altre fondazioni, convinti del fatto che la sinergia è indispensabile soprattutto in un momento di crisi.

 

Oltre queste istituzioni per noi partner fondamentale è la Comunità Palestinese di Napoli. Personalmente considero questa Comunità un punto di riferimento per la vita culturale della città, per la promozione della Pace e dei diritti nel mondo. Figli di una diaspora considerata dalla storia minore la comunità palestinese ha portato a Napoli scrittori, artisti, intellettuali, personalità politiche. Veicolo culturale di straordinaria vitalità la Comunità Palestinese ha contribuito alla crescita di migliaia di giovani di questa città e del Meridione del Paese giunti a Napoli per gli studi universitari. Con soddisfazione posso affermare che con loro l’amministrazione progetta le iniziative di solidarietà e cooperazione con le municipalità ed università palestinesi. Ringrazio il presidente della Regione e della Provincia per essere oggi qui. Ringrazio il presidente dell’Anci. Caro ambasciatore palestinese, per noi, per questo consiglio, siete i rappresentanti di uno Stato