Il mistero di Manuela e Mirella

Dalla pagina web  LEGGO

Questa notizia al momento la pubblichiamo senza commento in attesa di ulteriori riscontri da parte degli organi inquirenti.

Emanuela Orlandi (ansa)

EMANUELA ORLANDI, SPUNTA UNA NUOVA
PISTA SUI “PRETI PEDOFILI DI BOSTON” -FOTO

ROMA – Ennesima pista nel giallo della scomparsa di Emanuela Orlandi, la giovane cittadina dello Stato Vaticano di cui si sono perse le tracce nel 1983. Un timbro e un fermo posta, entrambi localizzati in Kenmore Station, nel centro di Boston, condurrebbero alla pista dei preti pedofili americani, uno scandalo che nel 2002 sconvolse la Chiesa cattolica e lasciò sgomenti milioni di fedeli americani per i sistematici abusi su minori coperti dai vertici ecclesiastici portando alle dimissioni dell’arcivescovo Bernard Francis Law
Sono stati scoperti, inoltre, anche dei legami con il sequestro di Mirella Gregori, l’adolescente dal destino simile a quello della Orlandi. La quindicenne sparì nel piazzale di Porta Pia il 7 maggio 1983, dopo aver detto alla mamma che doveva incontrarsi con gli amici.
I due gialli, entrambi irrisolti, hanno causato notti insonni agli investigatori e solleticato fantasia e sospetto in molti nell’arco di questi 29 anni. Tra i faldoni dell’inchiesta è comparsa una traccia che da Roma porterebbe a Boston. A suffragare la pista ci sarebbe l’esistenza di un timbro e di un fermo posta. Il primo risale alle prime rivendicazioni dell’ affaire Orlandi-Gregori, il secondo fu usato dall’associazione pedofila Nambla (North American Man Boy Lover Association) ed è emerso 19 anni dopo.

Le manette alla Polizia Postale (parte seconda)

Dalla rete propongo la lettera di un sindacato di polizia che certamente è garanzia di serietà e veridicità dell’informazione. Ho scelto questa lettera perchè esaustiva e chiara,  indipendentemente dall’orientamento di questo sindacato.

Mi viene da pensare che poichè la Polizia Postale ha trenta anni di vita in Italia, viene oggi trattata come tutti i nostri giovani trentenni formati e preparati, che sono messi nell’impossibilità (momentanea) di lavorare per quello che hanno studiato. In questo caso però il rischio è altissimo. Se non fosse drammatico ci sarebbe, come dice Roberto Benigni,da schiantarsi dal ridere.

Penso che la società civile deve sapere cosa succede per sostenere gli appelli della Polizia Postale.

dott. Valentina Peloso Morana

 

 

Roma, 24 maggio 2012

ILL.MO CAPO DELLA POLIZIA

DIRETTORE GENERALE DELLA PUBBLICA SICUREZZA

Pref. Antonio Manganelli R O M A

E PER CONOSCENZA :

AL DIRETTORE CENTRALE DELLE SPECIALITA’

Pref. Santi Giuffre’

R O M A

Illustrissimo Capo della Polizia,

mentre assistiamo ad una serie di dati allarmanti riguardanti l’Italia e il web che invitano a riflettere su come la Polizia postale sia diventata una risorsa essenziale per la sicurezza nazionale e non, il Dipartimento vuole stravolgere gli assetti dell’unica specialità della Polizia di Stato efficiente, efficace e, soprattutto, a totale carico di POSTE ITALIANE per quanto riguarda le spese di locazione, utenze, cancelleria, arredi, computer e, udi-te udite, le autovetture per presenziare il territorio.

Gli uomini e donne che fanno parte della postale hanno visto il loro lavoro aumentare notevolmente negli ulti-mi anni. Si sono dovuti adeguare e formare a nuovi tipi di reato come il cybercrime e la pedofilia informatica.

Altro compito della postale di fondamentale importanza, per il quale il Presidente della Repubblica ha conferito la me-daglia d’oro alla bandiera della Polizia di Stato, è quello delle campagne di sensibilizzazione nelle scuole ad opera degli agenti della specialità per informare i ragazzi insegnanti e genitori sui rischi e pericoli della rete, ma soprattutto i modi per sfruttare le potenzialità di internet senza correre inutili rischi.

La Polizia postale ha solo 30 anni, eppure il ruolo che è arrivata a svolgere nella sicurezza individuale e colletti-va in Italia è, oggi più che mai, fondamentale e rilevante. Creata nel 1981 per via della legge riforma dell’Amministrazio-ne della Pubblica Sicurezza come “Specialità” della Polizia di Stato, il reparto è ‘cresciuto’ passando dalle scorte ai fur-goni postali e dai servizi per conto delle poste italiane alla sicurezza della rete informatica del paese a seguito del diffon-dersi di reati come l’hacking, l’e-commerce, phishing e la pedofilia online.

Dopo la riorganizzazione e modernizzazione della Specialità nel 1998 da parte del Ministero dell’Interno, la Po-lizia postale e delle Comunicazioni ha assunto i connotati con cui la conosciamo oggi e ci viene invidiata dagli organismi investigativi delle polizie di tutto il mondo: un nucleo di esperti investigatori radicati sul territorio capaci di monitorare la grande Rete di Internet, e di agire come “sceriffi” informatici. Oggi, la Polizia postale svolge attività d’intelligence e sicurezza telematica, di vigilanza di tutti quei reati tradizionali che hanno come fine o strumento per la loro realizzazio-ne il mezzo informatico, e porta avanti investigazioni per la prevenzione e il contrasto delle attività terroristiche naziona-li ed internazionali. Una serie di compiti indubbiamente non facili da affrontare, data la mancanza di un ‘nemico’ fisico, ma soprattutto che ci riguardano personalmente, in un’era in cui social media e web sono diventati piattaforma di scam-bio predominante per la maggior parte delle nostre comunicazioni. La Polizia Postale è divenuta ormai una presenza si-lenziosa ma costante nella vita quotidiana dei milioni di italiani che sono online ogni giorno.

Sono state istituite diverse eccellenze tra cui il “Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia sulla rete Internet” oggi il punto di raccordo per la trattazione delle segnalazioni, provenienti sia da altre forze di Polizia anche straniere, sia da cittadini, da associazioni di volontariato e da Provider sugli odiosi crimini legati alla pedofilia. Il Cnaipic (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche), un’unità attiva h24 e volta a combattere e prevenire attacchi informatici alle strutture critiche strategiche del paese.

Una presenza importante di rapido intervento grazie soprattutto all’estensione capillare della Polizia postale su tutto il territorio nazionale. Oggi conta circa 1800 operatori, dislocati attraverso i 20 compartimenti con competenza regionale e le 80 sezioni con competenza provinciale, sotto il coordinamento della sede.

Da questi dati, verrebbe da pensare che la Polizia postale e delle Comunicazioni sia uno dei Servizi della Polizia di Stato su cui l’amministrazione voglia e debba investire di più, dal momento in cui su di essa passa una grossa fetta della sicurezza del Belpaese. Andrebbe da se il fatto che la professionalità della Polizia postale dovrebbe per principio rimanere di altissimo livello, tramite investimenti, strutture formative adeguate e supporto di enti loca-li. Ma la realtà dei fatti è tristemente diversa.

Conclusioni

La direzione centrale delle specialità sta predisponendo una riorganizzazione della Polizia postale e delle Co-municazioni soltanto nei capoluoghi di regione vanificando le professionalità acquisite in tanti anni ed il lavoro svolto in ogni singola realtà provinciale, per il quale la Polizia postale era diventata punto di riferimento e di sicurezza per ogni cittadino utente della rete.

Per quanto sopra brevemente menzionato, auspico un rapido incontro al fine di bene comprendere i confini e le finalità dell’eventuale progetto di riorganizzazione in narrativa che, allo stato attuale, stante l’assenza di compiute auto-revoli informazioni sta provocando solo sconcerto, preoccupazione e amarezza nel personale interessato.

Distintamente

Valter Mazzetti

Pedofilia e false accuse: quando l’incompetenza si veste con un camice bianco

Dalla pagina facebook del dott. Luca Steffenoni, criminologo e scrittore. Concordo con la linea di pensiero del criminologo. E come dice lui, bastava veramente solo una telecamera.

dott. Valentina Peloso Morana

 

La scuola degli orchi

di Luca Steffenoni – 29 Maggio 2012

Il Tribunale di Tivoli ha finalmente detto basta allo scempio di risorse, di decenza e di diritti civili che hanno caratterizzato l’assurda vicenda dell’asilo Olga Rovere. Un’altra assoluzione dopo tante sofferenze di presunti colpevoli

Luca Steffenoni «Assoluzione totale!!! Grazie Luca per aver contribuito con il tuo Presunto colpevole a questa vittoria della giustizia!». L’sms trilla nella mia tasca contemporaneamente al boato che si leva nel tribunale di Tivoli. La Corte ha finalmente detto basta allo scempio di risorse, di decenza e di diritti civili che hanno caratterizzato l’assurda vicenda dell’asilo Olga Rovere. Gli abusi ovviamente non ci sono mai stati.

Poi il telefono ha iniziato a squillare: giornalisti, amici, colleghi, persone che hanno provato sulla loro pelle cosa significhi essere additati come mostri, uomini e donne che si sono riconosciute nelle storie raccontate nel mio libro. E allora ho spento. Per lasciare il silenzio al posto delle ovazioni, per gustare il sapore amaro di questa pseudo vittoria, per ragionare un po’ su quanto accaduto in questi anni sul fronte dei falsi abusi, ovvero delle innumerevoli psicosi alimentate a forza da chi ha interessi economici ed ideologici per ingannare noi genitori e noi cittadini. Tutto tranne l’interesse alla sacrosanta battaglia per eliminare gli abusi sessuali dalla vita dei bambini.

Un’altra assoluzione dopo tante sofferenze dei presunti colpevoli. Come alla scuola materna Abba di Brescia, come alla scuola Sorelli, alla Carboni, alla San Filippo Neri sempre di Brescia, come all’asilo di Mombercelli in provincia di Asti, come all’asilo di Ponton in provincia di Verona, in quello di Bari, nella scuola in val Seriana, nella media Edmondo De Amicis di Luserna San Giovanni, come in quella di Zocca, o come nella folle caccia alle streghe condita da riti satanici degni di un film di Totò e snuff movie immaginari, di Massa Finalese. E la lista potrebbe continuare.
Vittoria? Boh, è la tristezza a prevalere.

Mi si dirà che la pedofilia esiste e va combattuta. Pazienza se qualche innocente ci va di mezzo, se qualcuno è morto d’infarto, se qualcuno si è suicidato, se tutti hanno perso il lavoro, se i bambini sballottati tra psicologi abusologi e genitori a caccia di risarcimenti porteranno i segni di queste storie. Pazienza se le associazioni anti abuso avranno riempito i forzieri di dubbi e incontrollati finanziamenti. La guerra santa deve continuare.

Giusto. Ma con che mezzi? Vogliamo veramente che il settore degli abusi ai minori sfugga ad ogni logica probatoria e sia gettata in pasto alla, pur comprensibile, emotività popolare? Vogliamo che si costruiscano carriere di falsi esperti psico-qualsiasi cosa, ai quali la condanna di un vero pedofilo non interessa nulla?
Per evitare Rignano Flaminio e tutte le incredibili vicende simili, sarebbe bastata una semplice telecamera. Una fottutissima telecamera da cinquanta euro. E un giudice che anziché alimentare la lobby anti-abuso, avesse avuto l’interesse a fare una vera indagine. Come si fa per qualsiasi reato.
Vittoria? In un Paese nel quale il garantismo è considerato una malattia venerea?

Forse per una volta è meglio tacere e ascoltare Gianfranco Scancarello, l’uomo che per anni è stato additato come il mostro di Rignano:
«Quello che è successo a me, può capitare a tutti. Una mattina qualcuno si alza, ti dà del pedofilo, e senza che vengano fatte verifiche preliminari, in modo tale da avere dei dati oggettivi, sui quali spedirti in galera…. Questo che è capitato a me, può capitare a tutti. E io credo che la garanzia di un paese civile sia tutta qua: nella certezza, sì, delle pene di cui tanto si sente parlare in questi giorni, ma anche nella certezza del diritto. Nel dovere dell’obiettività della magistratura, prima che compia qualsiasi gesto. Perchè altrimenti, se saltano queste regole, è saltato tutto. Noi non siamo più sessanta milioni d’italiani, cittadini di una repubblica, ma siamo sessanta milioni di sudditi. Che è ben diverso».

Le line/guida all’ombra delle cattedrali

Non c’è il due senza il tre. Dopo la notizia della riduzione delle forze alla Polizia Postale, dopo l’urlo al Senato del senatore Li Gotti, ecco che arriva in contemporanea sui nostri schermi la notizia delle “Linee Guida della CEI” sulla pedofilia. Che si inserisce perfettamente con quanto scritto in questi giorni. Non c’è da stupirsi che l’Italia ci sta mettendo anni ad allinearsi agli altri Paesi sulle tematiche della pedofilia. Non mi pare che ci sia un vero interesse a difendere i bambini.

In Belgio ma anche in Austria, si sono formate commissioni di inchiesta nazionale guidate da laici indipendenti. Questo vuol dire che il Belgio ha deciso di non guardare in faccia nessuno in campo di pedofilia, e non c’è tonaca che tenga. Anche altri Paesi europei hanno attivato forme di protezione per i ragazzi dalla pedofilia nelle chiese. Da noi invece escono le line-guida (chiamarle linee guida è offendere la scienza) che sono uno specchietto per le allodole. Non c’è obbligo di denuncia da parte dei vescovi o preti a conoscenza di abusi sessuali sui bambini. La motivazione di questo punto è un insulto all’intelligenza del popolo italiano. Con la scusa di non essere pubblici ufficiali, fanno Ponzio Pilato. E non si prendono neanche la responsabilità del danno arrecato. E’ come dire: il mio terreno produce tarme pedofile ma non è colpa mia. Un meccanismo di difesa piuttosto arretrato e di tipo infantile. I suoi rappresentanti fanno danni, loro non sono obbligati a denunciarli e non è colpa loro. Però noi nasciamo secondo loro con la colpa e dobbiamo purgare tutta la vita. Solo noi e i nostri bambini però. Loro no. Questo con Dio non c’entra niente però c’entra con l’arroganza del potere.

Gesù  diceva che chi danneggiava i bambini doveva essere buttato in acqua con una macina al collo. E Ponzio Pilato ha lasciato che morisse, sapendolo innocente e dalla parte del popolo. Prego che un Messia ritorni per prendere a calci i preti pedofili come ha fatto quel giorno Gesù nel tempio con i mercanti. Ma questa volta protetto e in compagnia di chi vuole veramente l’amore e la chiarezza. Nel frattempo continuamo a difendere chi non può farlo perchè l’età glielo impedisce.

dott. Valentina Peloso Morana

Articolo dal web:

In 10 anni 135 preti pedofili. Cei: non c’è obbligo di denuncia

In vigore le linee-guida della Conferenza Episcopale contro gli abusi. Ma si ribadisce: il prete non è pubblico ufficiale

Pubblicato il 22/05/2012 da TMNews

In 10 anni 135 preti pedofili. Cei: non c'è obbligo di denuncia
Roma, 22 mag. (TMNews) – Sono 135 i preti accusati di abusi sessuali sui minori negli ultimi dieci anni. Lo ha reso noto, per la prima volta, la Conferenza episcopale italiana che, tuttavia, ha ribadito l’inesistenza dell’obbligo di denuncia di sacerdoti pedofili. Nei dati diffusi dalla Cei, e relativi al decennio 2000-2010, si parla non solo dei casi “verificatisi” ma anche di quelli “emersi”, ha spiegato il segretario generale mons. Mariano Crociata. Il quale ha precisato che 135 sono i sacerdoti segnalati alla congregazione per la Dottrina della fede, il dicastero vaticano responsabile del ‘dossier’ pedofilia, mentre alla magistratura italiana sono stati denunciati 77 prelati. Sul complessivo numero di 135, la congregazione della Santa Sede è giunta a 53 condanne e 4 assoluzioni, mentre i restanti 78 casi sono in istruttoria. Contestualmente alla pubblicazione di questi dati,la Cei ha diffuso anche le linee guida comportamentali per combattere il fenomeno; tra queste, come era atteso, non figura l’obbligo di denuncia. Il documento stabilisce che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto” in merito agli abusi sessuali compiuti da sacerdoti su minori. Tuttavia è “importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria civile”.

Convenzione di Lanzarote in Italia

Mi chiedo se esista un collegamento tra la notizia che riguarda la Polizia Postale pubblicata ieri e quella che pubblico successivamente. E’ stata approvata al Senato il 16 maggio la ratifica della Convenzione di Lanzarote. Il nostro senatore Luigi Li Gotti ha dovuto urlare in aula per proteggere i bambini. Ha dovuto urlare in aula. L’urlo del senatore non era un delirio, ma un una richiesta forte di aiuto in mezzo a gente con posizioni quantomeno poco chiare.

Tornando al quesito iniziale, da una parte si approva una legge a favore dei bambini, come più volte richiesto dai Paesi europei, dall’altra si limita la libera azione dei tecnici in grado di stanare i pedofili.

Di seguito dal web

Pedofilia, via libera in Senato alla convenzione di Lanzarote
(Guida al Diritto) 17 maggio 2012
 
 
 
 
 
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Il Senato ha approvato ieri pomeriggio a larghissima maggioranza (un solo voto contrario) la ratifica della Convenzione per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale siglata a Lanzarote il 25 ottobre 2007. Il provvedimento, in quarta lettura, è stato ancora modificato e tornerà di nuovo alla Camera; l’iter del Ddl è cominciato alla fine del 2009, e introduce nel nostro codice penale la parola pedofilia.
A causare le modifiche che rimandano il testo a Montecitorio le “urla” del senatore dell’Idv Luigi Li Gotti, come lui stesso ha sottolineato: “abbiamo dovuto urlare per segnalare l’enorme errore commesso: per i reati di pedofilia, reati sessuali con minorenni o prostituzione minorile, anche se il colpevole fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, ora come ora conseguirebbe non l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, come per tutti i reati, ma l’interdizione massima di cinque anni. Insomma – ha fatto notare Li Gotti – per i reati più odiosi, il reo avrebbe un trattamento di favore”.
“Alla fine il Governo e tutti i gruppi hanno condiviso la critica urlata, per cui il testo verrà inquadrato nella normativa generale prevista dal codice: chi fosse condannato ad una pena superiore a cinque anni, sarà interdetto per sempre dai pubblici uffici. Tutti, anche se dovesse chiamarsi Silvio Berlusconi. Il riferimento – ha concluso Li Gotti – non è casuale, perché a pensar male, spesso ci si prende”.
Ecco, in sintesi, i punti centrali del provvedimento con le modifiche apportate a palazzo Madama.


Prostituzione minorile
- Reclusione da sei a dodici anni e multa da 15.000 a 150.000 euro per chi induce alla prostituzione un minorenne, favorisce, organizza o controlla la prostituzione di un minorenne. Chiunque compie atti sessuali con un minore fra i 14 e i 18 anni, in cambio di un corrispettivo in denaro o altra utilità, anche solo promessi, è punito con la reclusione da uno a sei anni (il testo della Camera prevedeva da sei mesi a quattro anni) e con la multa da 1.500 a 6.000 euro. Se il minore ha meno di 16 anni, la pena è aumentata da un terzo alla metà. Pene aumentate se si tratta di  minori in stato di infermità o minorazione. In caso di prostituzione minorile sarà escluso il patteggiamento.


Istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia –
 Punisce con la reclusione da 6 mesi a tre anni chiunque pubblicamente istiga alla pedofilia e ne fa apologia. E «non possono essere invocate, a propria scusa, ragioni di carattere artistico, letterario, storico o di costume». Inoltre, la pena è aumentata se il fatto è compiuto con il mezzo della stampa, in via telematica attraverso internet (il cosidetto grooming) o con strumenti informatici, per esempio con gli sms, le chat, i socialnetwork e i giochi on line.


Maltrattamenti contro familiari e conviventi
:  Riscritto l’articolo 572 del codice penale. Chiunque maltratta un familiare o un convivente o una persona a lui affidata è punito con la reclusione da due a sei anni. La pena aumenta da otto a nove anni nel caso di lesioni personali gravi.


Carcere per chi assiste a spettacoli porno con minori
: Chiunque assiste a spettacoli pornografici in cui sono coinvolti minori di anni 18 in attività sessuali esplicite o anche simulate  è punito con la reclusione fino a tre anni.


Chiusura di esercizi commerciali e revoca licenza emittenti
: Vale per i locali e le emittenti televisive la cui attività rientra nei reati di pedofilia e pedopornografia.


Ignoranza età persona offesa
: Il colpevole non può invocare a propria scusa l’ignoranza dell’ età della persona offesa qualora si tratti di un minore di anni 18 «salvo che si tratti di ignoranza inevitabile».


Corruzione minorenne
: Reclusione da uno a cinque anni a chi compie atti sessuali alla presenza di minore di anni 14 al fine di farlo assistere.


Attenuanti per chi collabora con polizia
. La pena è diminuita da un terzo fino alla metà per colui che, pur avendo concorso al reato, collabora.


Insegnanti interdetti a vita -
La condanna o l’applicazione della pena su richiesta delle parti comporta l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado.


Nelle indagini consulente psichiatra
: Si prevede la presenza e l’ausilio di un psicologo o di un psichiatra infantile nei contatti con i minori durante le indagini.


Riabilitazione in carcere
: Si ricorre a trattamenti psicologici per i pedofili dietro le sbarre


Competenze tribunali
: Questo punto è un punto modificato dal Senato che stabilisce la competenza per i delitti relativi agli abusi sessuali sui minori alla Procure distrettuali ordinarie e non alla Procure circondariali, mentre si riconosce la competenza delle Procure distrettuali antimafia per i reati verso i minori se commessi con il coinvolgimento di associazioni criminali.

Le manette alla Polizia Postale

Quando vi dico o scrivo che i pedofili si difendono bene e sono protetti dalla rete criminale, lo faccio sulla base dello studio dei fatti concreti e degli insegnamenti dei miei punti di riferimento scientifico. Mi è giunta notizia dal web che vogliono diminuire sedi operative della polizia postale italiana, che sappiamo tutti si occupano di pedofilia ma anche di truffe, frodi e tutto ciò che riguarda la criminalità via internet. Per quanto riguarda la pedofilia, in Italia la Polizia Postale è tra i pochi gruppi in grado di stanare i pedofili e contrastare il fenomeno, perchè è preparata a fare le trappole ed è in relazione con gli altri investigatori del mondo. Perciò ha la possibilità di scambiare informazioni scientifiche. Invece dal punto di vista investigativo fuori dal web, siamo troppo pochi a praticare la prassi e a lottare per migliorare le cose. E’ evidente che levare la libera azione alla Polizia Postale significa mettere ostacoli alla nostra lotta in difesa dei bambini e ragazzi, e non avvantaggia di certo i loro diritti ma il letame del sistema. In natura il letame serve per dare forza alla terra. Il letame del sistema dà forza all’orco cattivo delle favole.

Di seguito pubblico l’articolo che rappresenta concretamente quello che dico. Abbiamo bisogno di divulgare questa notizia apparsa sulla pagina ufficiale facebook  Polizia Postale Official Web Site Fan , anche fuori dalle mura italiane. La pedofilia è internazionale, allora rendiamo internazionale anche l’informazione in merito. Chiedo agli italiani che accedono sulla pagina del nostro blog da molte parti del mondo ( abbiamo accessi da gran parte dell’ Europa, dal Messico, dall’Africa e dagli Stati Uniti, siamo contentissimi oltre che un pò stupiti) di divulgare tra la gente della società civile questa notizia nei Paesi in cui vivono. Per aiutarci a far emergere il problema. Che riguarda tutti gli italiani e anche gli stranieri che  vivono in Italia, come potrete capire leggendo qui sotto.

dott. Valentina Peloso Morana

Messaggio importante per tutti gli iscritti della pagina “Polizia Postale Official Web Site Fan” e non solo….

pubblicata da Polizia Postale Official Web Site Fan il giorno lunedì 21 maggio 2012 alle ore 12.08 ·
 

Andrea Mavilla 21 Maggio 2012 ore 11:15

 

Buongiorno amici, non vi nascondo che oggi sono deluso, amareggiato, arrabbiato nel ricevere numerose e-mail da vari agenti della polizia postale che mi fanno presente un fatto alquanto sgradevole.

 

Purtroppo le voci che giravano nei mesi scorsi, sull’eventualità di una riorganizzazione della Polizia Postale E Delle Comunicazioni  è ufficiale.

 

La polizia delle comunicazioni è presente su tutto il territorio nazionale attraverso i 20 compartimenti, con competenza regionale, e le 80 sezioni con competenza provinciale.

 

Cosa intendiamo dire quando parliamo di compartimenti, e quando parliamo di  sezioni?

 

Come scritto poc’anzi i “compartimenti” sono collocati nelle principali regioni italiane, le  “sezioni” invece sono collocate in zone distanti dai capoluoghi di regione, per poter  garantire ed accogliere i cittadini provenienti dai comuni  più distanti.

 

Cosa comporta ai comuni cittadini la chiusura delle sezioni?

 

Voglio farvi un semplice  esempio, per poter capire il disagio che verrà causato a NOI comuni cittadini;

 

La signora “Maria” è stata appena truffata, vive in un piccolo paesino della  Campania “Casolla in provincia di Caserta”, per poter segnalare ed esporre il suo problema  dovrà recarsi alla Polizia Postale di Napoli che dista solamente 42,8 km.

 

Marco invece vuole segnalare un caso di pedofilia, lui vive nella bellissima città di Ferrara, per segnalare ed esporre il suo problema dovrà recarsi alla polizia postale di Bologna che dista solamente 53,1 km.

 

 Cari amici vi è chiaro il concetto?

 

In poche parole un cittadino che vive nelle  città lontane dai capoluoghi di provincia, per esporre una denuncia/segnalazione dovrà farsi  all’inciviltà 40 km (se gli andrà bene).

 

Sul sito ufficiale della polizia postale e delle comunicazioni potrete leggere in evidenza il seguente messaggio:

 

L’evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha reso indispensabile l’uso di Internet quale mezzo di scambio di informazioni, di accesso alle grandi banche dati, di esecuzione di transazioni e disposizioni finanziarie, di ideazione e creazione di nuove attività professionali.

 

La rapida diffusione dell’uso di Internet ha ben presto messo in evidenza i punti di debolezza della Rete stessa, in particolar modo con riferimento alla sicurezza informatica.

 

 Quindi in un’era dove  Internet viene sempre più usato da  a milioni di utenti, che condividono, diffondono, scaricano, acquistano materiali di ogni genere in Italia cosa succede?

 

 Piuttosto che aumentare il livello di sicurezza informatico garantendo ai cittadini la presenza costante della polizia postale, andiamo ad eliminare e diminuire un corpo di polizia che attualmente viene sempre più richiesto daicomuni  cittadini di tutt’Italia “e non solo”

 

Scusatemi ma io tutto ciò semplicemente “”"vergognoso”"”.

 

Andrea.

 

Ennesimo attacco al dott. Antonio Guidi

Ecco quello che succede a chi come il dott. Antonio Guidi, cerca di chiarire per aiutare le persone. Lui aiuta la gente della società civile, difende i loro diritti. La società civile dovrebbe cominciare a informarsi per appoggiore questo coraggioso dottore. Intanto con l’informazione.

Dalla rete

Comune, minacce ad Antonio Guidi
“Ho ostacolato interessi privati”

Sono sempre più frequenti le minacce contro il delegato del sindaco alla disabilità. L’ultima, in ordine di tempo, una lettera anonima che l’onorevole ha ricevuto nel pomeriggio di ieri. Guidi: “Tutto questo accade nell’assoluto silenzio degli amministratori per i quali lavoro” DI ANNARITA CARBONE

Sono sempre più frequenti le minacce contro l’on. Antonio Guidi, attualmente delegato del sindaco del Comune alla disabilità. L’ultima, in ordine di tempo, una lettera anonima che l’onorevole ha ricevuto nel pomeriggio di ieri .
Questa mattina, in una nota lanciata via facebook, Guidi si sfoga così: “In questo difficile percorso all’interno del Comune di Roma, dove pochissimo di quello che propongo viene concretizzato, sto incontrando sempre più spesso minacce inquietanti. Prima una intimidazione con scasso nella mia abitazione, poi una serie di telefonate anonime ed inquietanti. Adesso una mail che in realtà non critica il mio operato ma rivela una profondissima ostilità nei miei confronti e di chi lavora con me. Tutto questo accade per il mio impegno, per abbattere i pregiudizi e migliorare i servizi del Comune di Roma ma nell’assoluto silenzio degli amministratori per i quali lavoro”.

“HO OSTACOLATO INTERESSI PRIVATI” – Tutto iniziò circa due anni fa, quando l’impegno di Antonio Guidi come delegato del sindaco Gianni Alemanno alla disabilità si concretizzo nel cercare di abbattere tutte le barriere architettoniche presenti nella zona dell’intero centro storico di Roma. “Già all’epoca – dichiara Guidi – con queste mie proposte, ho ostacolato interessi di privati. Probabilmente è anche per questo che non sono riuscito a raggiungere il mio obiettivo, di mettere a norma il centro storico”.
Quando iniziarono le minacce verbali, scattò anche la denuncia alla polizia. Alla denuncia seguì una irruzione nel suo appartamento. Gli incursori misero a soqquadro la casa ma non portarono via alcun oggetto. Elemento che confermò l’azione, non di un ladro, bensì di una o più persone violente.

IL PROGRAMMA DI PROTEZIONE- La polizia ritenne si trattasse di minacce pericolose e per questo all’on. fu assegnato un programma di protezione. Manifestazioni di appoggio arrivarono anche dal Consiglio Comunale che espresse solidarietà nei confronti di Guidi e promise un potenziamento della sua attività, con un ordine del giorno approvato all’unanimità. Di li a breve sarebbero dovuti arrivare i mezzi per tale potenziamento, ma come egli stesso ci conferma nell’inervista di questa mattina, ciò non è avvenuto. “La situazione è andata sempre peggiorando, sia perché si lavora nel più totale menefreghismo dei colleghi, sia perché sono aumentate le minacce”.

LA LETTERA ANONIMA – Minacce che Guidi definisce inquietanti. Nella lettera anonima ricevuta ieri si leggono parole come: ricattatore, folle, pericoloso. E questo, dice Guidi :”la dice lunga. E’ evidente che sono minacce dirette non a me in quanto persona, ma in merito alla mia attività. C’è la possibilità che la mia attività, legata alle cooperative, alla
mobilità, possa aver impattato qualche interesse privato forte o c’è anche la possibilità che una persona che ha un ruolo più evidente di altri, diventi il capro espiatorio”.

L’on. Guidi prosegue raccontando brevemente la sua carriera politica, iniziata nel 1960. Ex sindacalista, ci spiega che “E’ importante cercare nel dissenso, perché è proprio nel dissenso che i politici possono cercare di capire i bisogni delle persone che manifestano talvolta civilmente, talvolta meno, soprattutto oggi. Io sono perfettamente d’accordo sul recepire il dissenso, ma quando il dissenso diventa minaccia, è evidente che c’è qualcosa che non va.”
Ha dei sospetti su chi possa averle spedito la lettera? Pensa sia la stesa persona che effettua le telefonate anonime?
“Ci sono tante teorie sulle minacce pervenute. La mia teoria è che esiste qualche folle che è diventato portavoce di interessi di altri. Se qualcuno minaccia, gli altri si aggregano anche se spesso, la minaccia di altri non è simbolo di cattiveria ma solo di disperazione. Di fronte a questi sciocchi che mi minacciano non posso far altro che chiedere alla Politica un intervento forte.”
Può dirci da chi proviene la mail che rivela una profonda ostilità nei suoi confronti o almeno da quali file politiche?
“La mail proviene certamente da chi è deluso, da chi ha avuto fiducia nell’Amministrazione comunale e poi è stato tradito. Da una parte c’è la disperazione per un disagio di vita forte. Dall’altro ci sono io che premo per un cambiamento. Quando questo cambiamento non avviene o avviene troppo lentamentente, ecco che si innesca un meccanismo pericoloso. Io, sapendo il ruolo che ho sempre avuto in fasi diverse della mia vita, mi assumo anche l’onere del rischio. Ciò che più mi ferisce però è la delusione dei cittadini e l’indifferenza della politica.”
Pensa che riducendo i costi della Politica si possa fare di più per la città e per i disabili?
“E’ molto difficile e complicato il processo di riduzione della spesa pubblica secondo la legge. Credo che la riduzione anche a scopo esemplare, debba provenire dalla coscienza dei singoli politici. Mi sembra che a Roma si sappia rinunciare a molto poco. Pensiamo solamente alle mega feste che si fanno a Roma per celebrare non l’evento ma le persone stesse che vi partecipano. Centinaia e centinaia di milioni di euro sprecati”.

Un esempio concreto, Antonio Guidi lo ha già dato quando, nel dicembre del 2011, rinunciò all’autista ed all’auto che gli spettavano in qualità di delegato del sindaco. All’epoca dichiarò “Spero che auto e autista vengano assegnati ad un’associazione per disabili e non finiscano tra i giochi di potere dei furbetti di quartierino e vigilerò che questo non accada, perché ciò a cui si rinuncia deve essere utilizzato nel miglior modo possibile, deve avere una destinazione precisa”.

Ma il gesto, secono l’onorevole, non è stato ben accetto dall’attuale amministrazione.“Ho premuto il dito sulle coscienze di persone che non sanno rinunciare a tanto spreco e a tanto narcisismo. Qualcuno, sulla scia del mio gesto ha dovuto rinunciare all’autista. Ecco perché dico che, a mio avviso il gesto è stato vissuto, da alcuni, con fastidio”.

di Annarita Carbone

Falsi amori dietro la foglia di fico – parte seconda

La pedofilia è internazionale e intrattiene rapporti con le organizzazioni che si occupano di traffico di droga e di armi, riciclaggio di denaro sporco e prostituzione, tratta di donne e bambini. I pedofili sono come le talpe nei giardini fioriti: si nascondono bene e si proteggono tra loro attraverso reti di comunicazione protette. Sono presenti in tutte le fasce sociali e i più pericolosi sono quelli che ricoprono poltrone eccellenti nel mondo. Internet ha favorito il proliferare di questi individui che si suddividono in fruitori di filmati in cui si vedono bambini violentati in tutti i modi possibili e francamente non immaginabili per i più, e quelli che oltre a fruire, filmano e producono in rete i loro atti violenti. Alcuni di loro si vantano di queste azioni. Ovviamente lo fanno di nascosto e questo dimostra la loro vigliaccheria. I pedofili sono dei vigliacchi perché violentano chi non si può difendere e lo fanno nell’ombra. Pensate che hanno anche l’ardire di festeggiare la giornata dell’orgoglio pedofilo alla fine del mese di giugno di ogni anno. Chi è nato in giugno non avrà piacere di questa notizia.

 

I pedofili hanno come dicevo enormi protezioni. Sono talmente protetti che non emerge praticamente nulla di ciò che accade in danno dei bambini e delle loro famiglie. Viene tutto fermato prima. In Italia ovviamente perché in Europa non è così. Una signora che ha letto il mio libro pensava che i bambini di cui parlavo fossero stranieri. Non poteva credere che la bambina di due anni iniziata al sesso fino a farle perdere la ragione a 14 anni, fosse di Trieste.  Perché qui e nel resto d’Italia non emerge niente e quel poco che viene fuori spesso non è vero. In oltre venti anni di attività professionale e di studio personale del sistema italiano ho capito una cosa: portare a galla la pedofilia significa capire tutto del sistema che ci domina. Perché i pedofili sono inseriti in tutti i circuiti ed hanno un potere enorme che esercitano di nascosto e che incide e penetra ovunque. Potremmo dire che i pedofili sono il collante di tutto. Per parlare di cucina potremmo dire che è come il prezzemolo. Senza offesa per il prezzemolo.

 

Adesso cominciamo a distinguere le caratteristiche e tipologie della pedofilia.

 

 I pedofili compulsivi  sono quelli che non resistono all’impulso: vedono un bambino e devono toccarlo. Ad esempio un compulsivo in un giardino dove si era appostato, sceglie nascosto la preda. La individua e con finta indifferenza entra sulla scena di gioco e gli tira una palla sul pube. Con la scusa di vedere se si è fatto male, lo tocca sul pube. Qualcuno di loro chiede di essere aiutato a smettere perché si rende conto della cosa ma non riesce a smettere. Hanno provato la castrazione chimica per alcuni di loro ma hanno visto che è inutile come azione. Perché il sesso nasce nel cervello, sono le neuroscienze a dirlo e a dimostrarlo, e dunque la soppressione delle gonadi non risolve il problema ma lo accentua perché spinge la persona a guardare filmati in maniera compulsiva e dunque ad alimentare il mercato che porta violenza ai bambini.

 

Poi ci sono i classici che sono conoscenti della famiglia del bambino, che si avvicinano e si innestano come tumori all’interno, per avere il tempo di preparare lo stupro di bambine e bambini. Bambini che vengono preparati ad atti sessuali completi da individui che nel tempo, attraverso un gioco come veicolo, li violentano e li usano come oggetti. Molti di questi bambini sviluppano infezioni urinarie o alle vie aeree, sintomi legati allo stomaco o all’intestino o alla testa, tipo cefalee e emicranie. Le donne che soffrono di cefalea o emicrania capiranno meglio cosa vuol dire procurare questo danno a bambini piccoli, spesso condannati comunque per la vita.

 

E poi ci sono i criminali, che hanno come veicolo il pensiero nel senso che pensano prima a tutta la scena: alle caratteristiche fisiche della bambina e del bambino, a cosa gli farà, come glielo farà e dove. Mentre fantastica prepara la trappola e quando è pronto va a caccia. Per abbordare un bambino inventa delle scuse e chiede aiuto per recuperare qualcosa che ha perso, se invece è su internet si finge giovane e manipola il bambino in altro modo. Quando l’ha acchiappato lo porta nel suo rifugio e lo violenta. Lo tratta come il pupazzo delle sue fantasie. Alle volte lo uccide. Alle volte per arrivare a tutto questo il pedofilo è aiutato da altri come lui che sono specialisti nei rapimenti e nelle tratte di bambini e ragazzi.

Tra i criminali qualcuno diventa serial killer di bambini.

 

In Italia la maggior parte dei tecnici che interviene in queste situazioni, non sa distinguere la pedofilia dall’abuso sessuale familiare che invece avviene, lo dice la parola, in famiglia. Gli abusanti familiari hanno caratteristiche simili e diverse rispetto ai pedofili. Si tratta di familiari stretti del bambino che lo abusano e lo violentano a casa quando non ci sono gli altri componenti della famiglia oppure di notte quando gli altri dormono. Gli abusanti sono padri ma ci sono anche madri, zii, nonni o fratelli molto più grandi. Per questi bambini la casa è un luogo torture. Quelli che dovrebbero proteggere diventano i carnefici. Le azioni di questi soggetti sono simili a quelle dei pedofili classici ma può cambiare sensibilmente il modo di agire perché in questo caso si tratta di un parente strettissimo del bambino e dunque con un grande potere di plagio. E’ più difficile ribellarsi a un padre che a un estraneo. E le motivazioni degli abusanti sono molto diverse da quelle di un pedofilo.

 

L’Italia per quanto riguarda la caccia ai pedofili e agli abusanti familiari è in ritardo rispetto all’Europa di oltre venti anni. L’Europa ci ride dietro, alle volte si arrabbia. Ma qui arriva solo l’eco. Per smascherare un pedofilo o un abusante familiare ci vuole qualcuno che sa mettere le trappole e che conosce la prassi scientifica internazionale nelle investigazioni. Nel mio settore si chiama  “Psicologia investigativa” ed è quella scienza che seguendo la prassi e applicando un metodo di lavoro codificato permette, attraverso una serie di operazioni, di arrivare alla soluzione del problema. Questa scienza trova la sua applicazione nei campi della pedofilia, degli omicidi e di tutte le forme di crimine. Per quanto mi riguarda, i miei punti di riferimento scientifico sono il Belgio e il Lussemburgo. Lì si fa scienza vera e i pedofili si prendono. Anche gli inglesi non scherzano: Scotland Yard ha 400 agenti formati in tema di pedofilia nella sola Londra e dispone di Linee Guida a carattere strettamente scientifico che a leggerle ci si rende conto di come siamo messi noi. Da noi chi vuole praticare la scienza deve lottare perché è continuamente ostacolato da cattive pratiche che nulla hanno di scientifico. Il nostro è un Paese dove la scienza deve lottare per consegnare il risultato che è certezza. E non esagero. Perché la scienza si basa sulle prove e sulla ricerca della verità che è l’equivalente della compilazione di un’espressione matematica. Il risultato giusto è uno, quello vero.

Nelle aule dei nostri tribunali operano per lo più persone che non hanno una preparazione in psicologia investigativa, che è una branca della psicologia giuridica. I diversi professionisti hanno per lo più una preparazione nelle materie cliniche che nulla hanno a che vedere con i reati di pedofilia o abusi familiari. Per non parlare poi degli omicidi. Il metodo clinico, che è quello che ad esempio uso nel mio studio con le persone che si rivolgono per risolvere un sintomo, richiede tempi lunghi e obiettivi condivisi. Invece il metodo investigativo prevede un tempo molto più veloce, la raccolta e la verifica delle prove, l’individuazione di ipotesi e la soluzione finale supportata da elementi che devono descrivere un quadro in modo armonico anche e soprattutto con le leggi della fisica. Uno dei problemi del metodo clinico è la raccolta delle prove, di cui la maggioranza ignora la prassi e soprattutto la non verifica delle prove. Il clinico non va a casa del paziente a verificare se quello che gli ha detto è la verità. E fa lo stesso se lavora in tribunale. Immaginatevi la catastrofe che hanno subito tanti innocenti atterrati da false denunce di abuso sessuale, che molti tecnici non sono in grado di distinguere per i motivi che vi dicevo. Esistono anche in Italia delle Linee Guida che altri colleghi come me cercano disperatamente di far rispettare, ma molti operatori ne ignorano l’esistenza perché non sono preparati in materia.

 

Morale della favola: mentre il sistema insuffla il venticello delle false accuse di abuso sessuale e le false perizie per alimentare altri mercati, aumenta la fobia degli abusi sessuali cercata nei posti sbagliati, mentre i pedofili tutti contenti procedono nell’ombra e i veri abusanti familiari continuano il loro sporco gioco protetti dal silenzio.

 

Concludo portando una riflessione: da circa una ventina di anni, e cioè da quando si è fermata la ricerca scientifica in materia di pedofilia e abuso sessuale in Italia, è stato cognato l’orribile termine  minore per segnalare un bambino o un ragazzo. Minore riporta il dizionario di lingua italiana, ha significato di piccolo, minore nel senso di meno. Meno eccellente, meno perfetto, meno celebre e che è inferiore per grado, importanza o valore. Li chiamano  “minori” e da tali li trattano. Questa parola non la uso mai. Sono costretta a parlarne in queste situazioni per far riflettere su come agisce il sistema. In tutto il resto del mondo li chiamano bambini e ragazzi come è sacrosanto che sia e da tali li trattano. Cominciamo a riflettere sulle parole che sono espressione o di cultura o di sistema, per cominciare ad orientarci meglio verso la verità che esiste sempre.

Dott. Valentina Peloso Morana

Conferenza

    

 

VENERDI’ 18 MAGGIO

ore 20.30

 

FALSI AMORI DIETRO LA FOGLIA DI FICO

di Valentina Peloso Morana

 

la conferenza ha lo scopo di portare a galla il fenomeno della pedofilia secondo la prassi scientifica europea e internazionale…

…seguirà presentazione del libro

 ”La Pandemia dei cervelli pedofili” edizione Armando.

 

VALENTINA PELOSO MORANA è  psicologa clinica e investigativa, si occupa da oltre vent’anni di difendere i diritti dei bambini

 

La presentazione avverrà

presso l’”Associazione Metamorfosys”

in via Milano 18

TRIESTE

 

     

Falsi amori dietro la foglia di fico – Parte prima

Venerdi 18 maggio alle ore 20.45 terrò una conferenza  sulla pedofilia presso il Centro Metamorfosys della dott. Raffaella Bellen in via Milano 18 a Trieste.

Continua il nostro percorso di informazione tra la gente della società civile. E’ importante conoscere per poter difendere meglio i bambini da questo cancro sociale internazionale. Di seguito alcuni elementi informativi del libro “La pandemia dei cervelli pedofili” che è il frutto e la sintesi di studi scientifici internazionali messi a disposizione da un Centro contro il crimine che ha sede nel Lussemburgo. Le parole e frasi comuni qui sotto sono ricavate dal libro.

dott. Valentina Peloso Morana

Pagine selezionate

Parole e frasi comuni

Informazioni bibliografiche

QR code for La pandemia dei cervelli pedofili. Il ruolo della psicologia investigativa
Titolo La pandemia dei cervelli pedofili. Il ruolo della psicologia investigativa
Scaffale aperto/Psicologia
Autore Valentina Peloso Morana
Editore Armando Editore, 2011
ISBN 8860818729, 9788860818720
Lunghezza 112 pagine