Gli angeli invisibili delle donne nigeriane a Trieste

Pubblichiamo l’intervista della dottoressa Colonna al dottor Boido sulla tratta delle donne nigeriane.

 

 La condizione delle donne nigeriane costrette a prostituirsi

 

 

Intervista a Leonardo Boido, Dirigente della Sezione della Criminalità

Organizzata della Questura di Trieste

 

 

Z. Colonna: Dottor Boido la schiavitù è fenomeno antichissimo e tutt’oggi i media ci raccontano della tratta di donne dai Paesi poveri poi maltrattate e schiavizzate, può raccontarmi in che modo la Questura di Trieste opera in questo campo?

 

L. Boido: Dal 1999 la Polizia di Stato ha intrapreso una collaborazione con la Cooperativa Sociale Stella Polare di Trieste, anche grazie al finanziamento della regione Friuli Venezia Giulia e del Ministero delle Pari Opportunità, per favorire il recupero e il reinserimento sociale delle  persone vittime di tratta e riduzione in schiavitù. La legge prevede che questi gravissimi reati siano di  competenza della Direzione Distrettuale Antimafia, proprio per i profili transnazionali e per il coinvolgimento della criminalità organizzata. Dal punto di vista prettamente investigativo abbiamo l’interesse ad individuare i responsabili del Trafficking ed assicurarli alla giustizia. Ma forse l’aspetto più importante risulta quello umano, perseguito per poter reinserire le vittime nel nostro contesto sociale,aiutandole a ri-trovare una vita normale. Proprio in questo ambito, riveste un ruolo centrale  la nostra collaborazione con la Cooperativa Stella Polare, che si occupa  della presa in carico di queste donne e dell’emersione del fenomeno.

 

Z. Colonna: ci sono rilevanti diversità di comportamento dei vari gruppi etnici

rispetto a tale fenomeno? Ed è diverso il vostro approccio nel caso in cui le donne siano provenienti da paesi africani o dall’Est Europa?

 

L. Boido:  in effetti esistono diversità notevoli. Le donne nigeriane, al contrario di quelle provenienti dall’Est Europa, fin dall’inizio sanno che, una volta giunte in Italia,saranno costrette a prostituirsi per un lungo periodo di tempo. Vengono prelevate dal loro paese mediante vari espedienti, tra cui le minacce di morte nei loro confronti o nei confronti dei loro familiari. Ciò, in alcuni casi, può accadere anche con la complicità della polizia locale e dei capi tribù che vengono  pagati dall’organizzazione criminale. Infatti, la cultura nigeriana ha una matrice tribale che consente ai capi clan di poter decidere le sorti delle persone appartenenti alla tribù. Un’ulteriore fonte di minaccia utilizzata dai trafficanti sono i rituali voodoo che gli schiavisti compiono ai danni delle donne per evitare la loro ribellione. Per la nostra cultura questi rituali non hanno usualmente  alcun valore, ma per le donne nigeriane hanno una  rilevanza assoluta, determinata dalle concezioni magico-religiose ancora presenti nel loro paese.

 

Z. Colonna: in effetti quando per un individuo una situazione è considerata reale,essa lo è, comunque, nelle sue conseguenze (Gulotta 2008), e suppongo che giochi un ruolo rilevante anche l’analfabetismo?

 

L. Boido: si, queste donne hanno un bassissimo livello di istruzione, sono prevalentemente analfabete e ciò le porta a credere fermamente nell’esistenza della magia nera e delle conseguenze di un rituale effettuato ai loro danni.  Le pressioni psicologiche sono a tal punto insopportabili, che si vedono costrette a intraprendere un percorso straziante per raggiungere l’Europa. Nel corso delle nostre indagini è emerso che per mesi, attraverso i vari stati del centro e nord Africa, le donne passano di mano in mano alle varie organizzazioni criminali. La polizia locale spesso risulta complice dei criminali, consentendo il passaggio attraverso le frontiere delle vittime, trattate come merce e spesso abusate. Una volta giunte in Europa, attraverso i canali dell’immigrazione clandestina, vengono munite di documenti falsi e affidate alle cosiddette “madame”, che ne diventano le padrone. Le madame sono ex prostitute che anni prima hanno sperimentato il medesimo calvario delle vittime; dopo aver ripagato il debito nei confronti delle organizzazioni criminali, hanno intrapreso la carriera dei loro aguzzini. Le vittime di tratta  a tutti gli effetti sono delle schiave. Sono infatti costrette a prostituirsi in strada per un periodo di almeno tre o quattro anni, il tempo necessario per ripagare i loro schiavisti del costo del  viaggio effettuato per arrivare in Europa. Si stima che il costo vari dai 40 ai 50 mila dollari. Inoltre le donne sono obbligate a “pagare l’affitto” del marciapiede alle loro padrone che le tengono in custodia, le controllano, le minacciano (proprio mediante riti di magia nera). Il loro è uno stato di totale assoggettamento che porta i trafficanti all’accusa del  reato di riduzione in schiavitù. Le indagini effettuate dalla Polizia di Trieste sono sempre state condotte, per la complessità del fenomeno e per i profili internazionali,  in stretta collaborazione con le polizie di altri paesi.

 

Z. Colonna: in tale contesto può spiegarmi in dettaglio il ruolo della cooperativa e gli obiettivi del progetto Stella Polare?

 

L. Boido: l’obiettivo del Progetto Stella Polare è di far emergere il fenomeno,supportare le vittime, dare loro una chance di vita migliore, sostenerle e accompagnarle a denunciare il fatto. L’intento è di avvicinare le donne e cercare di instaurare, ove possibile, un rapporto di fiducia. Questo avviene grazie alle mediatrici culturali che parlano la medesima lingua o il loro dialetto e comprendono maggiormente il substrato culturale di provenienza. Stella Polare dà l’opportunità di avere dei mini alloggi, di iniziare a svolgere lavori dignitosi e onesti, che possano dare una speranza nel futuro e nella possibilità di vivere una vita normale. Considerato il modo di vita nel loro paese, l’ostacolo iniziale più duro da superare  è quello della diffidenza nei confronti delle autorità e della polizia. Instaurando subito un clima di fiducia e collaborazione è più facile poi dare spazio agli investigatori per proseguire le indagini,poiché la testimonianza delle vittime dà maggiori possibilità di perseguire gli schiavisti.

 

Z. Colonna: ottenuta la loro fiducia, quali strumenti giuridici avete a disposizione per aiutarle?

 

L. Boido:  Le norme riguardanti tale materia prevedono che la loro collaborazione non sia fine a se stessa, ma permettono di ottenere protezione, aiuto ed anche il rilascio  del permesso di soggiorno. Questo aspetto è di  rilevanza centrale , in quanto consente alla donna di uscire dal limbo della clandestinità, e di essere considerata vittima di tratta e schiavitù e, in alcuni casi,collaboratore di giustizia. Il permesso di soggiorno inoltre gli  consente di avere una vita normale ed essere riconosciute come  persone e non più come oggetti  da trafficare. Inoltre, l’art. 18 del T.U. sull’immigrazione prevede la protezione sociale anche nel caso in cui la persona si trovi in pericolo di vita, a causa della minaccia dell’organizzazione criminale e decida di non testimoniare.

 

Z. Colonna: quali sono i risultati ottenuti contro gli schiavisti?

 

L. Boido: per quanto concerne Trieste, la Direzione Distrettuale Antimafia si è distinta per aver perseguito le persone colpevoli di questi reati giungendo ad importanti  sentenze di condanna nei confronti dei trafficanti. Le ultime indagini si sono concluse due anni fa e  per il futuro è auspicabile che vi sia sempre la massima collaborazione tra autorità inquirenti e le associazioni no profit . A questo proposito è stata creata l’European Network Against Trafficking (E.N.A.T.), è una rete di esperti tra magistrati, funzionari di polizia e Ong, provenienti da varie province italiane tra cui Trieste,Venezia e Lecce. In virtù della loro posizione geografica questi territori sono maggiormente coinvolti rispetto ad altri nei  fenomeni che vedano quali vittime i  migranti. La rete nasce con l’intento di unire le diverse esperienze, sia per quanto riguarda le indagini, sia per l’attività delle organizzazioni no profit come Stella Polare.  Negli anni scorsi sono state elaborate le linee guida per favorire l’emersione dei fenomeni di tratta e per migliorare gli interventi. Il progetto ha visto anche la collaborazione e la partecipazione di polizia, magistrati e Ong di altre nazioni tra le quali la Slovenia, la Croazia, l’Albania, la Francia, la Spagna e la Romania.  Per tutti i protagonisti impegnati nel contrastare questo terribile fenomeno, è di assoluta e centrale importanza che questa collaborazione continui, poiché l’esperienza evidenzia come il fenomeno della tratta e della schiavitù sia sempre presente nelle nostre città e venga gestito da organizzazioni criminali  che operano in vari paesi europei e africani.

 

Dott.ssa Zaida Colonna

In aumento i mostri dei bambini

Una buona notizia: è trapassato don Cantini, quello che diceva che dal suo pene usciva il corpo di Gesù. Per saperne di più su questo prete basta leggere il libro della collega Lucia Vania Gaito o il mio.

Davvero pensate di poter compiere nefandezze sugli altri essere umani e non pagare dall’altra parte?

Di seguito un articolo preso dalla rete e che riguarda i dati raccolti da don Fortunato di Noto che con don Cantini non ha niente a che fare.

 

 

Dramma pedofilia: 20.380 siti. Nasce un nuovo osservatorio mondiale per la lotta ad un fenomeno globale e proprio oggi un nuovo arresto su segnalazione di Meter
 

Meter è l’Associazione onlus di don Fortunato Di Noto
dalla parte dei bambini…contro la pedofilia
Ha sede ad Avola. Info: info@associazionemeter.org

 

METER Sede Nazionale – Via Ruggero Settimo, 56 – 96012 Avola (SR)
Tel:  +39 931 561794 (phone) – Fax: +39 931 823160 (fax)
Numero Verde 800 455 270
www.associazionemeter.org  – info@associazionemeter.org

I mostri aumentano
(Città del Vaticano – Roma, 14 febbraio 2012) – La crescita dei social network e il fenomeno del sexting (ossia scatti osé prodotti dai bambini e ragazzini/e armati di cellulare): sono questi i due trend della pedofilia evidenziati nel Report che l’Associazione Meter  di don Fortunato Di Noto  ha presentato, oggi in Sala Marconi del Vaticano.

Drammatici i dati: le segnalazioni del 2011 segnano un + 48,11% e i principali responsabili sono i social network. Don Di Noto chiede un atto di responsabilità da parte di tutti gli internauti. “Nel 2011 abbiamo inviato 1.175 protocolli ufficiali. Questi hanno indicato migliaia fra siti contenenti foto e video di bambini e adolescenti sfruttati sessualmente, social network usati per scopi illeciti, indirizzi email di sospetti pedofili” ha detto.

I dati: se erano 13.766 nel 2010 i siti (65 dei quali italiani e 315 nei social network), nel 2011 sono stati censiti 20.390 siti, dei quali 140 italiani e ben 1087 nei social network.
La maggior parte delle segnalazioni (94,3%) arriva dai domini web, mentre i social network toccano il 5,3%. Il resto è appannaggio delle email e BBS, ormai archeologia informatica. Salgono a 1.094 le segnalazioni inoltrate dagli utenti rispetto alle 889 del 2010.

E proprio oggi 14 febbraio 2012 un uomo di 63 anni, residente a Roma, ritenuto responsabile di produzione e detenzione di materiale pedo-pornografico è stato arrestato in flagranza di reato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni. L’indagine è stata avviata a seguito di una segnalazione dell’Associazione Meter di Don Fortunato Di Noto che si era imbattuta in un utente sospetto che su Facebook esponeva immagini di bambini nudi.
Tra le immagini archiviate ve ne erano alcune che riprendevano in atteggiamenti intimi una bambina di sette anni figlia di una signora conosciuta dall’arrestato. Sono in corso approfondimenti in merito a quest’ultima vicenda. Il social network ha provveduto alla cancellazione del profilo oggetto d’indagine.

Per don Fortunato Di Noto, sacerdote e fondatore Meter: “E’ un passo avanti, e’ stato arrestato un produttore di materiale PEDOPORNO. Vedremo nello sviluppo delle indagini se sono coinvolti anche altri bambini, non sappiamo se romani, italiani o stranieri, oltre a quella già individuata dalla polizia. Attenzione, in ogni caso, ai SOCIAL network, dobbiamo vigilare sui nostri figli anche in Rete”, conclude.

Per don Fortunato Di Noto, il sacerdote fondatore di Meter, “La violenza perpetrata sui bambini è indicibile, un vero orrore, sistematica e strategicamente inquietante”. Un vero e proprio fenomeno globale che richiede sempre di più una strategia globale, da qui la nascita oggi dell’Osservatorio Mondiale contro la pedofilia (OS.MO.CO.P): un ufficio altamente specializzato con la collaborazione di professionisti nel campo non solo dell’informatica, ma anche psicologi, neuropsichiatri infantili, docenti, avvocati che forniranno un apporto concreto nella conoscenza del fenomeno e nel campo della formazione e prevenzione.

E’ intanto online il nuovo portale di Associazione Meter  con un nuovo logo dell’Associazione che sintetizza questa nostra opera: il bambino al centro del mondo.

Don Di Noto recentemente era stato invitato a parlare al Simposio internazionale, organizzato dalla Pontificia Università Gregoriana, “Verso la Guarigione e il Rinnovamento”, che si  è svolto a Roma per fornire alla Chiesa cattolica una risposta globale agli abusi sessuali su minori commessi da membri del clero, e assicurare la migliore protezione e tutela agli stessi minori.

“La Chiesa ha le armi per combattere il male. E noi siamo la Chiesa. Per questo possiamo, insieme al Papa, fare sempre più e sempre meglio per i piccoli” ha detto don Di Noto ai delegati provenienti da 110 Conferenze episcopali e superiori generali di oltre 30 ordini religiosi.

La sua presenza esprime 21 anni di lotta e difesa per l’infanzia un sacerdote-pioniere nella lotta alla pedofilia. Don Di Noto di recente si era appellato al Capo dello Stato. “Chiedo al Presidente della Repubblica, alla politica, alle Nazioni Unite ed all’Europa: fermate questa ignobile violenza e strage di innocenti. Lo chiedo a nome di vittime rimaste violate due volte: dalla violenza e dall’indifferenza del diritto”.

Il fondatore di Meter afferma che è inarrestabile lo sfruttamento sessuale dei bambini e la produzione di materiale foto e video pedofilo, con un aumento dei neonati. Almeno 16.000 siti denunciati in dieci mesi (pari a 1600 al mese, 53 al giorno) al CNCPO Centro Nazionale contro la pedofilia e la pedopornografia e al Compartimento “Sicilia Orientale” della Polizia Postale e delle Comunicazioni della Procura Distrettuale di Catania.

“Ci sono tecniche sempre più sofisticate per l’accesso alle pagine proibite” afferma Don Di Noto. “Password e comunicazioni vengono immediatamente comunicate attraverso sms a cellulari personali o riservati. Una metodologia tutta nuova che i social network dei paesi dell’est permettono di utilizzare e così eludere i controlli”.

Un fenomeno in crescita riguarda i minori che abusano di minori. “I pedofili per estendere la normalizzazione del fenomeno tra i minori stessi, fanno compiere atti sessuali tra minori producendo anche didascalie accanto alle foto e ai video dove dichiarano che un bambino di anni 8 può fare sesso con uno di 3; come uno di 10 con uno di 5; uno di 12 con uno di 6 ad esempio”.

Che fare? “Chiudere e oscurare i siti attraverso il ‘congelamento dei dati’ che non possono essere cancellati o perduti da parte dei server provider” afferma il sacerdote che ha fondato Meter. “Solo l’analisi del flusso dei dati permette l’individuazione dei soggetti e molto spesso i soggetti pedopornografici non sono solo quelli che detengono e diffondono materiale, ma sono anche produttori”.

Bisogna quindi colpire chi produce e spaccia questo traffico infame. “LA FIDUCIA SI SPEGNE SE NASCONDI UN ABUSO”. Con questo slogan Meter ha avviato una campagna informazione rivolta a tutte le vittime di pedopornografia e pedofilia,  chiedendo di uscire dal silenzio, dal nascondimento e  inoltrare una segnalazione e una denuncia alle autorità competenti e anche a Meter: le vittime non devono sentirsi sole e possono a testa alta uscire dal silenzio, dall’imbarazzo e dalla vergogna.

Meter è presente nel Database UNICRI (United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute), collabora con il CNCPO – Centro Nazionale per il contrasto della pedopornografia sulla rete Internet – per l’individuazione delle vittime di sfruttamento sessuale e di produzione di materiale pedopornografico.

Meter collabora con la Polizia Postale ed il CNCPO grazie ad una convenzione stipulata nel novembre 2008: sulla base di questa collaborazione la banca dati della Polpost viene arricchita e informata quotidianamente e costantemente sull’andamento delle attività pedofile online. È appena il caso di sottolineare che i dati e le nostre segnalazioni sono una mappatura preziosa del fenomeno che permette di accelerare le indagini e di individuare i bambini coinvolti nel turpe mercato di sfruttamento sessuale pedofilo. Meter ha partecipato nel 2011 ai lavori della delegazione parlamentare italiana dell’OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e alla Commissione per gli Affari sociali dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.
> Pedofilia e celibato: il nesso cè – di Giovanni Sarubbi
> Pedofilia, troppe omertà
> L’intervista a don Di Noto “Mi hanno minacciato”  di Corona Perer

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A volte anche i fantasmi scrivono

L’articolo riportato di seguito è stato copiato dalla pagina facebook di Aris Prodani. A seguire un commento di questo dipartimento.

 

Nidi, il nuovo regolamento scatena la guerra dei sessi

Citato il sostegno al lavoro delle donne, non più dei genitori. Ma l’aula municipale boccia la formula: gli uomini di centrosinistra (sindaco escluso) votano col centrodestra

 

.+-di Piero Rauber

 

La maggioranza di Cosolini si spacca in Consiglio comunale? Mah, sarà la solita presa di distanze tra cattolici e laici. O, forse, sarà l’ala comunista che bisticcia col Pd. E invece no. Stavolta in Municipio va in scena una guerra inedita, almeno da quando si è esaurita l’onda sessantottina. La guerra dei sessi. Uomini contro donne. O viceversa. Con il sindaco gentiluomo che prende le difese del gentilsesso. E perde, sapendo di perdere.

 

Succede a tarda ora, nel parlamento cittadino di piazza Unità, chiamato a votare l’aggiornamento appena disposto dalla giunta Cosolini, per mano dell’assessore all’Educazione Antonella Grim, del Regolamento sui servizi per la prima infanzia, ovvero l’accesso ai nidi pubblici, in base al nuovo Regolamento regionale. La sostanza cambia poco. È invece sulle questioni di principio che il Consiglio si ritrova a dibattere molto a lungo. Una di queste è contenuta in un articolo, appena modificato in sede di giunta, che fa promettere al Comune di favorire, tramite ’appunto la frequentazione di un bambino al nido, l’accesso al mondo del lavoro delle donne. E gli uomini? Il Pdl allora presenta un emendamento che propone di tornare alla vecchia dicitura, che parlava più genericamente di sostegno ai genitori. E lì, come detto, la maggioranza si divide. Le democratiche Maria Grazia Cogliati Dezza e Anna Mozzi e la vendoliana Daniela Gerin si trovano isolate, ma arriva in loro soccorso Roberto Cosolini, che ricorda, in base alla sua esperienza da assessore regionale al Lavoro, come per le donne sia più difficile uno sbocco occupazionale. Si vota. E gli uomini del centrosinistra fanno vincere l’emendamento dell’opposizione. Si torna così ai genitori, e non più alle donne soltanto.

 

«Non voleva essere, il nostro, un atto discriminatorio contro i papà, ma di pari opportunità, in favore delle mamme, la donna madre parte sempre in svantaggio», osserva la Cogliati Dezza. «Se siamo tutti compatti ci danno delle truppe cammellate, se restiamo liberi di votare in coscienza allora ci spacchiamo, la verità è che con questo Regolamento abbiamo riposizionato i diritti dei bambini rispetto a certe storture discriminatorie, anche in termini etnici», le fa eco Marino Sossi da Sel, che si riferisce evidentemente alla parificazione a italiani dei bimbi di genitori stranieri nati in Italia, come da emendamento Idv.

 

«Se figli di clandestini, poco importa», tuona Maurizio Ferrara dalla Lega. «È stata un’operazione di pura politicizzazione di un Regolamento, dall’impronta dell’estrema sinistra», aggiunge Michele Lobianco da Fli. «Non hanno voluto alzare gli sconti per le famiglie numerose, sapevamo che a sinistra l’ipocrisia è un valore, ma non immaginavamo di constatarlo su questioni riguardanti i bambini», va duro Everest Bertoli dal Pdl. «Ci sono significativi segnali di discontinuità col passato, in primis il riconoscimento della centralità del bambino, e ci sentiamo di ringraziare l’assessore Grim», chiude Giovanni Barbo dal Pd.

Nidi, il nuovNidi, il nuovo regolamento scatena la guerra dei sessi

Citato il sostegno al lavoro delle donne, non più dei genitori. Ma l’aula municipale boccia la formula: gli uomini di centrosinistra (sindaco escluso) votano col centrodestra

 

.+-di Piero Rauber

 

Questo articolo descrive un possibile conflitto in seno al Consiglio Comunale di Trieste tra i maschi e le femmine a proposito del nuovo Regolamento sui servizi per la prima infanzia. Io non c’ero ma capisco perfettamente le posizioni delle consigliere di Sel e del Pd in difesa del lavoro delle donne. Così come penso che vadano tutelati i diritti dei papà separati, che molto spesso vengono calpestati, nello stesso modo non posso che difendere la posizione femminile in tema di lavoro così pesantemente penalizzata rispetto a quella maschile. E’ ipocrita non considerare la richiesta di equità in questo caso, perché è evidente agli occhi di tutti, che a parità di crisi, la donna conta molto meno dell’uomo e deve lottare due volte di più per essere considerata. E questo purtroppo è un dato inequivocabile.

 

Nella seconda parte dell’articolo c’è il passaggio che riguarda l’emendamento presentato dal consigliere Idv Cesare Cetin e passato in Consiglio, appoggiato da Sel e da Federazione della Sinistra. L’emendamento è frutto del lavoro di questo Dipartimento che lo ha preparato pensando che tutti i bambini del mondo sono uguali. Sintetizzato in poche righe, prevede la possibilità di accesso al nido comunale di Trieste, ai bambini nati in Italia e non, figli di stranieri residenti a Trieste. L’asilo nido è struttura educativa e dunque tutti i bambini devono poter andare a scuola, per quanto piccola e calibrata sull’età.

Il sistema che ci domina è globale. Cominciamo a ragionare di globalità e a vedere il mondo per quello che è : il nostro pianeta. I bambini sono figli di questo pianeta e vanno tutti protetti. Sono tutti uguali. E tutti devono avere parità di diritti e dignità di vita.

Dunque ho preparato questo emendamento che non è piaciuto all’opposizione. E qui viene il divertente. La proposta è stata descritta da consiglieri della Lega, del Pdl e di Fli in un modo che non trova al momento la parola per descriverlo. Mi ha fatto tanto ridere. Queste persone parlando dell’emendamento in realtà parlavano dell’anima alla base, cioè io. Perciò sentire che l’emendamento ha un’impronta di estrema sinistra mi ha fatto veramente divertire. Perché in fondo è vero. Il comunismo è un’idea, un’idea di fratellanza e di condivisione, di difesa degli ultimi e non può essere un partito. Mi sembra evidente. Lo dico con rispetto per tutti quelli che ci credono, ma io penso che il comunismo non lo puoi imbrigliare nei meccanismi dei partiti. Sono i fatti storici a dimostrarlo. Io difendo i diritti dei bambini in Italia dei Valori e so di cosa parlo. Qui invece sembra che molti non sappiano di cosa parlano e dicono che la nostra posizione è ipocrita. Sono gli stessi partiti che oltre un anno fa hanno preso a picconate la legge 20/05 sugli asili nido della nostra regione e hanno permesso a chiunque di aprirsi una struttura per neonati anche in assenza di certificazioni, titoli di studio, strutture con adeguate protezioni e via dicendo. E questi sarebbero i protettori dei bambini? I casi sono due: o proiettano su di noi quello che fanno loro, e non è da escludere per niente, o navigano in alto mare.

 

Leggendo l’articolo ho avuto un dubbio: sto dormendo o sto vivendo un incubo? Mi rendo conto che giornalmente viviamo in un incubo dove non c’è il cane che vuole mozzicare l’osso, ma è l’osso che rincorre il cane. Leggendo di queste scene mi sono immaginata di essere Pollicino nella tasca di un componente dell’opposizione a Trieste e mi sono fatta tante di quelle risate. Ma lo sanno cosa vuol dire essere di estrema sinistra? Lo sanno cosa è la politica o la regola di vita in una famiglia?

Con questi qui che sono daltonici e non riconoscono i colori c’è poco da fare. Conviene buttare quattro ossa così hanno qualcosa da fare.

Dott. Valentina Peloso Morana

Responsabile del Dipartimento Infanzia e Famiglia

                             IDV-FVG

Il sistema contro i bambini

Come dicevamo e scrivevamo un anno fa ( “I bambini e gli asili nido”) a proposito della liberalizzazione selvaggia delle strutture che devono accogliere neonati, questo era il rischio a cui si andava incontro. Grazie all’intervento di alcuni genitori, comincia a venire a galla il sistema che stritola i bambini e le loro famiglie in campo educativo.

Lavoriamo insieme tutti per proteggere i bambini.

 

Roma – Controlli in asili privati: rischio chiusura per diversi nidi

Spazi non a norma, giardini pericolanti, problemi di riscaldamento, e carenza di personale educativo rispetto al numero di bambini ospitati: sono maggiormente queste le carenze venute a galla dai controlli a tappeto disposti dal Comune di Roma, per mezzo del gruppo Sicurezza Pubblica ed Emergenziale, in vidersi asili nido della capitale. I controlli, eseguiti a seguito di una serie di esposti presentati da alcune famiglie, hanno riguardato le autorizzazioni all’esercizio di micronido, le modalità di rilascio, le condizioni igienico-sanitarie degli ambienti, con particolare attenzione agli spazi dedicati al riposo, alle cucine e alle qualifiche del personale preposto all’assistenza dei piccoli.

Fonte: Il Messaggero

La violenza occulta dei “controllori”

Ecco qua: per continuare a fare chiarezza su chi dovrebbe aiutare le persone in difficoltà.

Questo articolo viene dal web. Riporta notizie simili a quelle descritte mesi da da un servizio delle “Iene” su un’altra comunità e un altro prete. In quel caso le vittime erano uomini, spesso stranieri.

 

3 febbraio 2012

«Mi prostituivo per 30 euro in una camera della Comunità il

Samaritano, io ero agli arresti domiciliari, i clienti erano detenuti

in permesso premio. Ho sempre respinto invece le avances di don

Giovanni Usai e per questo lui mi trattava male».

Con la deposizione di Ogenovo Blessing, una nigeriana di 22 anni

che fu ospite della Comunità tra i mesi di febbraio e di novembre

del 2009, è entrato nel vivo in Tribunale a Oristano il processo per

favoreggiamento della prostituzione e abusi sessuali contro il

fondatore della Comunità di Arborea per il recupero dei detenuti.

La giovane donna non ha risparmiato le accuse nei confronti di

don Usai. «Aveva rapporti sessuali con le altre ospiti della

Comunità e per questo permetteva a tutte di fare quello che

volevano. A me – ha raccontato – ha chiesto più volte di andare a

letto con lui, ma io gli ho sempre risposto di no e lui mi diceva che

avrebbe scritto al giudice per farmi tornare in carcere». Rispondendo alle domande del pubblico

ministero Diana Lecca, la teste nigeriana ha anche spiegato che si prostituiva nella camera di

un’altra ospite della Comunità, Rita, che le presentava i clienti, le faceva da palo quando si

intratteneva con loro e si prostituiva anche lei.

«Don Giovanni sapeva tutto, perchè andava a letto con Rita e una volta l’aveva sorpresa in

camera con un uomo», ha dichiarato ancora la testimone, che poi ha spiegato di aver lasciato la

Comunità perchè non le piaceva quel che succedeva in quel posto e dopo la partenza di Rita non

si sentiva più tranquilla. Oltre che dalle dichiarazioni della testimone, l’udienza è stata

movimentata anche dai ripetuti e duri scontri tra il pubblico ministero Lecca e l’avvocato Anna

Maria Uras, difensore di don Giovanni. Uno di questi ha anche determinato una breve

sospensione dell’udienza da parte del presidente del Tribunale Modestino Villani. Al termine

dell’udienza il processo è stato aggiornato al 23 marzo prossimo.

Quando si invertono i ruoli

L’articolo che proponiamo oggi è indicativo di un certo tipo di violenza che è stata depenalizzata dal Senato americano. Violentare un animale è la stessa cosa di violentare un bambino o una donna. Il mercato della pedofilia e della zoofilia ha negli Stati Uniti un punto di riferimento molto importante. La decisione presa lo scorso primo dicembre non deve essere sottovalutata perchè potrebbe essere l’inizio di qualcosa di orribile.

Nella foto: chi dei due è la bestia? Senza offesa per gli animali.

 

Il Senato degli USA legalizza la zoofilia nell’esercito

17 Genn 2012    +

In questo articolo: , ,

 

Il Senato degli USA approvò un disegno di legge di presupposto militare che contiene un capitolo dove depenalizza la sodomia con animali.

Il voluminoso disegno di legge è stato approvato dal Senato con 93 voti a favore e 7 contro il passato 1° dicembre, tuttavia solo ora la stampa arrivò a conoscere i dettagli del tema.

Il 15 dicembre 2011 la catena di notizie CNN informò che il Comitato dei Servizi Armati del Senato approvò all’unanimità la disposizione S. 1867 o Legge di Autorizzazione della Difesa Nazionale, scritta dai senatori John McCain e Carl Levin che include una disposizione per abrogare l’articolo 125 del Codice di Giustizia Militare degli Stati Uniti.

L’articolo 125 condannava legalmente ed equiparava la partecipazione in atti di sodomia con esseri umani come il sesso con animali. Lo stesso stabiliva:

“(a) Ogni persona soggetta a questo capitolo che partecipi ad una copulazione carnale contro natura con un’altra persona dello stesso sesso o del sesso opposto, o con animali è colpevole di sodomia. La penetrazione, perfino la più minima, è sufficiente per essere dichiarato colpevole. (b) Ogni persona dichiarata colpevole di sodomia sarà punita come pronunci un tribunale militare”.

Così, per negligenza, non solo si depenalizzarono le relazioni omosessuali, ma anche il sesso con animali nell’esercito degli USA.

Secondo il capo del Comitato delle forze armate nel Senato, Karl Levin, l’abolizione dell’articolo è una formalità, perché la proibizione delle relazioni omosessuali tra militari era stata avallata dal 2003.

In questo anno, la corte suprema degli USA ha riconosciuto come incostituzionali tutte le leggi che proibiscono le relazioni sessuali omosessuali. Fino a questo momento, tali norme erano vigenti in 13 stati del paese.

Per il momento, il Senato elabora una proposta finale di questa legge che includerà le proposte della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Un gruppo di deputati conservatori si oppone duramente all’approvazione finale di questa norma, perché considera che tutto ciò apre il cammino alle perversioni nell’esercito.

preso da www.cubadebate.cu

traduzione di Ida Garberi

 

La Concordia vista dai bambini

La dottoressa Silvia Alicandro, responsabile del dipartimento scuola per IdV Monaco di Baviera, ha segnalato questo bel articolo del Fatto Quotidiano, giornale che è  punto di riferimento per l’informazione vera e libera in Italia. Lo pubblichiamo a seguire. Si tratta di uno scritto che restituisce dignità ai bambini. Quando scrivo che i bambini e i ragazzi di oggi portano un’evoluzione molto spinta rispetto alla generazione adulta, intendo esattamente quello che si evince leggendo l’articolo e per questo lo pubblico con grande piacere perchè mi dà la possibilità di dimostrarvi cosa intendo quando parlo di loro. E sono chiaramente gli adulti che hanno molto da imparare dai bambini. Mi sembra evidente. Noi abbiamo il dovere di sostenerli e di insegnargli il bene. Ed è necessario cominciare ad osservarli e ascoltarli veramente, senza dare per scontato niente e soprattutto senza usare quelle sovrastrutture mentali tipiche degli adulti e così lontane dalla realtà oggettiva.

Dott. Valentina Peloso Morana

di Alex Corlazzoli | 1 febbraio 2012

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La Concordia vista dai bambini

Della Concordia hanno parlato tutti. Persino i bambini più piccoli ai quali insegno. Proprio loro mi hanno ricordato l’importanza di una parola: responsabilità. Non è facile parlare con loro di attualità ma qualche volta ci ho provato dal momento che, non sanno ancora leggere bene un giornale ma ascoltano alla tv dibattiti e trasmissioni di ogni tipo.

“Maestro il naufragio della Concordia è stato come il Titanic. Sulla Concordia una bambina è scomparsa e due signori non sapevano nuotare. Il capitano se n’è fregato però. Gli hanno detto di andare a salvare gli altri ma lui non è andato. Eppure un cameriere ha fatto andare le persone sulle scialuppe di salvataggio, 105 persone ha salvato”, spiega Marco.
“Ah sì ha fatto apposta il capitano ad andare contro lo scoglio”, aggiunge Lucia.
Pronta la replica di Anna: “Ma no. Non ha fatto apposta. Stava girando, ha forzato il volante ed è andato contro lo scoglio”.

Sai maestro, questa storia – mi spiega Sara – ci insegna la responsabilità. Se noi portiamo qualcuno a fare una gita in montagna dobbiamo dire lui come ci si arrampica e se si fa male dobbiamo fermarci ad aiutarlo. Ognuno di noi ha delle responsabilità. Se c’è un incendio a scuola i maestri devono uscire per ultimi perché hanno la nostra responsabilità. Anche noi abbiamo la responsabilità di aiutare mamma e papà, gli animali. Ma anche a scuola abbiamo delle responsabilità nel tenere ordine in aula. Il capitano non ne ha avuta”.

Ci voleva la vicenda della Concordia per rispolverare questa parola uscita dal vocabolario degli italiani e anche dalla scuola pubblica italiana. A volte i bambini insegnano ai maestri.

 

La sindrome di alienazione genitoriale

La Sindrome di alienazione genitoriale o meglio conosciuta come
Parental Alienation Syndrome (PAS) è stata descritta per la prima
volta negl’anni ’80 dallo psicologo forense Richard Gardner.
Egli la definisce in questi termini: « La Sindrome d’Alienazione
Genitoriale (PAS) è un disturbo dell’infanzia che si manifesta quasi
esclusivamente in un contesto di disputa relativa all’affidamento del
bambino. Il bambino lo esprime inizialmente con una campagna di
denigrazione contro un genitore, senza che ci sia alcuna
giustificazione di base. La PAS è il risultato combinato della
programmazione del genitore indottrinante (lavaggio di cervello) e del
proprio contributo del bambino nella diffamazione del genitore
bersaglio. Quando un abuso e/o una negligenza genitoriale esistono
realmente, l’animosità del bambino si giustifica e così la spiegazione
di tale comportamento con la sindrome di alienazione genitoriale non
si applica. »

La PAS è un fenomeno complesso e di difficile definizione tanto più
che si insinua sempre durante una separazione e/o divorzio, ovvero in
un momento di grande tensione tra le parti chiamate in causa. Quando i
genitori sono impegnati in un conflitto i figli, anche
involontariamente, possono esser chiamati a prendere parte per uno o
per l’altro genitore. In questo frangente diventano le pedine di un
conflitto, che spesso sfocia in un gioco perverso. È in questo
“humus” che trova terreno fertile la Sindrome di Alienazione
Genitoriale.
Chi è di solito il genitore alienante?
Negl’anni ’80, negli Stati Uniti, nell’85-90% dei casi era la madre
oggi questa percentuale è scesa al 60% dei casi.
Le ricerche empiriche evidenziano come gli uomini separandi che
utilizzano tali tecniche sono il 2%-25% e nella maggior parte dei casi
si distinguono per avere un carattere rigido ed autoritario. È anche
vero che gli uomini utilizzano metodi più diretti (es. il rapimento)
mentre le donne prediligono la manipolazione. Ciò avviene anche perché
solitamente sono quelle che passano più tempo con i figli.
Il genitore alienante si considera l’unico genitore buono, perfetto.
Il suo scopo, inconscio o meno, è quello di squalificare ed
estromettere l’altro genitore in modo da poter riparare la propria
ferita narcisistica. In generale i genitori “programmatori”
sono
immaturi, con bassa autostima e dipendenti dal figlio.

Chi ha maggiore probabilità di diventare il genitore bersaglio?
In due terzi dei casi è il padre. Inoltre ha maggiore probabilità di
diventare bersaglio il genitore al quale viene attribuita la
responsabilità della conclusione del rapporto (soprattutto se è stato
infedele o ha intrapreso una relazione immediatamente dopo la
separazione), quello che è più distaccato affettivamente, o aggressivo
o al contrario più passivo nelle questioni di affidamento.

Le peculiarità che più si riscontrano nei bambini maggiormente
influenzabili sono egocentrismo, bassa autonomia e autostima,
asservità, essere figli unici, paura e/o ansia anche indotte, presenza
di sensi di colpa. Le ricerche evidenziano come sino ai 2 anni il
bambino è poco influenzabile, mentre da questa età in poi la
suggestionabilità cresce fino ai 7/8 anni e rimane costante fino ai
15/16 anni. Successivamente, con l’arrivo dell’adolescenza, le
critiche e le accuse ingiustificate nei confronti del genitore
bersaglio derivano da un’ intenzione a mentire (più o meno
influenzata
dalla manipolazione genitoriale).

Gli effetti a breve e lungo termine nei confronti del figlio si
differenziano in base alla durata e intensità della manipolazione,
dalle tecniche utilizzate e dall’età e risorse del medesimo. In
generale gli effetti riscontrati sono (Gulotta 2001): aggressività,
mancanza di autocontrollo e acting-out, problemi scolastici, paura
immotivata dell’altro genitore, confusione emotiva e/o intellettiva,
disordini alimentari, del sonno, dell’attenzione e/o psicosomatici
in
generale, bassa autostima, regressione, futuro carattere
manipolatorio, comportamenti autodistruttivi e/o ossessivo compulsivi,
disturbi relazionali ed emotivi, depressione. In alcuni casi si
riscontrano tossicodipendenza e alcolismo, e nei casi più gravi si
riscontrano sindromi di tipo psichiatrico.

Le strategie per “alienare” il figlio possono essere di due tipi:
dirette ed indirette.
È più facile trovare riscontro di quelle dirette, ad esempio quando un
figlio riporta letteralmente le opinioni del genitore alienante nei
confronti dell’altro.
Le strategie indirette sono più sfumate e vanno ad incidere
sull’opinione e comportamento dei figli in maniera più sottile.
Solitamente esse fanno leva sulle emozioni del bambino. Alcuni esempio
potrebbero essere i seguenti: narrare episodi denigratori dell’altro
genitore, proporsi come il genitore che soddisfa i desideri del figlio
che l’altro magari disapprova (induzione all’alleanza), cercare di
togliere lo status di padre chiamandolo con il nome proprio o facendo
sparire le sue foto in casa, enfatizzare il proprio ruolo di genitore
e allo stesso tempo denigrando l’altro, manipolare la situazione dando
informazioni erronee dell’altro genitore in modo da far sorgere
conflitti o fraintendimenti, marcare le differenze a favore della
propria immagine, indurre al senso di colpa se il figlio dovesse
preferire l’altro, induzione del dubbio magari facendo credere al
figlio che l’amore dell’altro genitore è interessato o falso,
induzione della paura dicendo al figlio che i suoi contatti con
l’altro sono pericolosi per qualche motivo.

Alla base della PAS ci sono le seguenti motivazioni (Gulotta, 2001):
ottenere l’affidamento esclusivo del figlio, vendetta contro l’ex
partner, ottenere concessioni economiche, convinzione di essere il
genitore più adatto,desiderio di controllo e/o potere, allontanare il
figlio dal partner (ritenuto) criminale, tossicodipendente o
antisociale, timore di perdere l’affetto del figlio, gelosia
rispetto
la nuova condizione del partner, desiderio di staccarsi emotivamente
dal partner, mantenimento della relazione con il partner tramite il
conflitto.

Alla luce di quanto detto è doveroso sottolineare che la diagnosi di
PAS è complicata tanto più che può esserci anche in assenza di una
reale volontà da parte del genitore di influenzare il figlio e le
tecniche di manipolazione sono spesso indirette.
Inoltre è risaputo che in tutti i contesti familiari, anche in quelli
che non attraversano separazioni e divorzi, esistono delle alleanze
spontanee di preferenza di un genitore piuttosto che un altro, alcune
volte provocate e in alcuni casi collusive.
Inoltre l’educazione di un genitore è già di per se un desiderio di
influenzare le scelte e preferenze del figlio e le ricerche risaltano
come, soprattutto durante le separazioni, entrambi i genitori fanno
attribuzioni di tipo self-serving ai danno dell’altro ovvero
entrambi
offrono al bambino la propria visione della realtà, ricostruita ad hoc
per giustificare o giustificarsi.
Chi è chiamato a fare diagnosi di PAS deve distinguere dove finisce
l’influenza educativa e dove sfocia in manipolazione, quando vi è
una
preferenza “naturale” da quando invece essa è condizionata e
quindi
portare alla compromissione di un’armonica crescita del figlio.

Dott.ssa Zaida Colonna

Come farsi venire un attacco di fegato la domenica sera sul web

Di seguito la notizia di un convegno. E a seguire un articolo di commento nell pagina successiva. Specifico che non tutto il partito, di cui faccio parte, la pensa così tanto che i nostri senatori hanno presentato recentemente un disegno di legge a favore dell’affido condiviso, con particolare riferimento proprio alla PAS

IDV organizza convegno contro la PAS. Carrara, 27 gennaio 2012

 

Il testo che segue, tratto dal sito “femminismo a sud”, è qui riportato solo per completezza di informazione:

La PAS è la presunta sindrome di alienazione genitoriale che ripropone vecchi stereotipi e pregiudizi sessisti ai danni delle donne e dei bambini.

In vari Paesi, a partire dagli Stati Uniti, quando in una causa di divorzio un genitore è accusato di abusi e violenze, i sostenitore della PAS (Parental Alienation Syndrome, sindrome da alienazione genitoriale) ricorrono a questa teoria per ribaltare le accuse.

Ma chi ha inventato la Pas? Come è possibile che una sindrome inventata stia per entrare nel nostro ordinamento attraverso appositi disegni di legge?Come influisce sulle cause di affido dei figli nelle separazioni conflittuali e non? A cosa vanno incontro i bambini che vengono definiti ” alienati” da uno dei due genitori? A queste e a tante altre domande cercherà di rispondere il convegno organizzato a Carrara il prossimo 9 Dicembre dall’Italia dei Valori di Massa Carrara.

Dopo numerosi convegni organizzati a Roma, Napoli e Firenze, ci riuniremo anche a Carrara, insieme al Dr. Andrea Mazzeo Specialista in Psichiatria e Dirigente Medico CSM ASL di Lecce, per discutere di quella che alcune associazioni di psicologi e neuropsichiatri americani, hanno definito “scienza spazzatura” (Junk Science). In Italia, la PAS è entrata nei tribunali con ritardo, ovvero quando all’estero si è cominciato a prenderne le distanze in maniera decisa, ma le informazioni stentano a raggiungere i nostri legislatori e così, mentre in America proliferano le associazioni di “vittime della PAS”, in Italia la si vorrebbe inserire nel DDL 957, detto anche affido condiviso Bis, come discriminante per l’affido dei figli.

Ma la PAS , viene purtroppo usata anche come strumento di difesa dai genitori accusati di abusi e violenze sui figli; basta una perizia in cui si certifichi che uno dei genitori ha condizionato il figlio fino al punto da fargli descrivere abusi o violenze, e il gioco è fatto.Il bambino non verrà creduto, e il genitore protettivo passerà da vittima a imputato perdendo la patria potestà .

In seguito, questo bambino a cui è stata diagnosticata una sindrome mai riconosciuta ufficialmente dalla psichiatria, (non è inclusa nel DSM), verrà affidato ai servizi sociali e collocato in casa famiglia o, nella peggiore delle ipotesi, sarà costretto a vivere con il genitore abusante.

L’associazione “Courageous Kids”, composta da ex bambini affidati al genitore abusante, è solo una delle tante associazioni nate in America per denunciare i giudici responsabili di aver creduto alla PAS e non alle testimonianze dei bambini: “Noi che siamo sopravvissuti, siamo cresciuti e diventati più forti, adesso vogliamo dire al mondo quanto abbiamo sofferto, prima a causa di coloro che hanno abusato di noi, poi a causa dei tribunali che hanno rifiutato di proteggerci” (We who survived got older and stronger. Now we are telling the world how much we were hurt, first by our abusers then by the court which refused to protect us.)

Tra i relatori saranno presenti:

- Andrea Mazzeo, psichiatra e dirigente medico

- Claudia Bienaime- referente cittadina IDV Carrara

- Frida Alberti- coordinamento provinciale IDV

- Sara Vatteroni, Assessore provinciale IDV

- Galeano Fruzzetti, segretario provinciale IDV Massa Carrara

Carrara, venerdì 27 gennaio, ore 17.00 – Hotel Michelangelo – Corso Carlo Rosselli, 3

PAS: Non è sigla di partito ma simbolo di difesa dei bambini

Inizia la fiera dei burattini

 Peccato non aver saputo in tempo di questo spettacolo. Con vero stupore noto che si è parlato della PAS. Ma in che modo?

I burattini e i burattinai si chiedono perchè la Pas è entrata nella proposta di legge sull’affidamento condiviso. Sarà forse perchè si tratta di una sindrome riscontrabile nelle aule dei tribunali in alcune separazioni? Si chiedono i giostrai gli effetti di questa sindrome sui bambini coinvolti nelle separazioni conflittuali. Non sanno che la PAS è l’effetto delle separazioni coniugali conflittuali e non viceversa. Si saranno allenati a sufficienza questi giostrai?

Allora adesso cominciamo a parlare di scienza. La Sindrome di Alienazione Genitoriale nasce tra due persone: un genitore e un figlio. E’ fatta da piccoli gesti e sguardi comunicativi che hanno l’intento di annullare completamente l’altro genitore e tutta la sua famiglia di origine e gruppo di amici. Nasce in alcune situazioni conflittuali di separazione. Il bambino è la vittima, insieme al genitore alienato. La PAS prevede la collaborazione tra il genitore che aliena e il bambino, che nel tempo comincia a rifiutare l’altro genitore con scuse futili fino a interrompere i rapporti. Per diagnosticare la sindrome sono necessari la presenza di una serie specifica di sintomi che devono essere presenti tutti nella situazione osservata. Non è infrequente una falsa denuncia di abuso sessuale dentro la Pas.

L’altra faccia della PAS è la violenza. La violenza sessuale o fisica e psichica rappresenta la diagnosi differenziale della PAS, che deve essere sempre esclusa in caso di violenza conclamata. Perciò poichè la scienza ragiona per ipotesi e osservazione, di fronte a un’ipotesi di PAS bisogna chiedersi se siamo  invece in presenza di abusi sessuali e, viceversa, di fronte a una denuncia di abuso sessuale dentro una separazione conflittuale dobbiamo chiederci se siamo invece in presenza di un’ipotesi di PAS. Poi si lavora sulle prove per arrivare alla soluzione del problema.

Una domanda sorge spontanea: Perchè fate così?

Questa ossessione contro la PAS mi ricorda un campo invaso dalle cimici. Il contadino fa di tutto per salvare il proprio frumento. Così accade nel mondo degli operatori che dovrebbero aiutare i bambini e le famiglie. Il contadino usa gli insetticidi, gli psicologi giuridici e investigativi usano la scienza e i suoi strumenti per capire le persone e aiutarle: uno di questi aiuta a diagnosticare la PAS.

dott. Valentina Peloso Morana