Gli angeli invisibili delle donne nigeriane a Trieste
24 febbraio 2012 Lascia un commento
Pubblichiamo l’intervista della dottoressa Colonna al dottor Boido sulla tratta delle donne nigeriane.
La condizione delle donne nigeriane costrette a prostituirsi
Intervista a Leonardo Boido, Dirigente della Sezione della Criminalità
Organizzata della Questura di Trieste
Z. Colonna: Dottor Boido la schiavitù è fenomeno antichissimo e tutt’oggi i media ci raccontano della tratta di donne dai Paesi poveri poi maltrattate e schiavizzate, può raccontarmi in che modo la Questura di Trieste opera in questo campo?
L. Boido: Dal 1999 la Polizia di Stato ha intrapreso una collaborazione con la Cooperativa Sociale Stella Polare di Trieste, anche grazie al finanziamento della regione Friuli Venezia Giulia e del Ministero delle Pari Opportunità, per favorire il recupero e il reinserimento sociale delle persone vittime di tratta e riduzione in schiavitù. La legge prevede che questi gravissimi reati siano di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia, proprio per i profili transnazionali e per il coinvolgimento della criminalità organizzata. Dal punto di vista prettamente investigativo abbiamo l’interesse ad individuare i responsabili del Trafficking ed assicurarli alla giustizia. Ma forse l’aspetto più importante risulta quello umano, perseguito per poter reinserire le vittime nel nostro contesto sociale,aiutandole a ri-trovare una vita normale. Proprio in questo ambito, riveste un ruolo centrale la nostra collaborazione con la Cooperativa Stella Polare, che si occupa della presa in carico di queste donne e dell’emersione del fenomeno.
Z. Colonna: ci sono rilevanti diversità di comportamento dei vari gruppi etnici
rispetto a tale fenomeno? Ed è diverso il vostro approccio nel caso in cui le donne siano provenienti da paesi africani o dall’Est Europa?
L. Boido: in effetti esistono diversità notevoli. Le donne nigeriane, al contrario di quelle provenienti dall’Est Europa, fin dall’inizio sanno che, una volta giunte in Italia,saranno costrette a prostituirsi per un lungo periodo di tempo. Vengono prelevate dal loro paese mediante vari espedienti, tra cui le minacce di morte nei loro confronti o nei confronti dei loro familiari. Ciò, in alcuni casi, può accadere anche con la complicità della polizia locale e dei capi tribù che vengono pagati dall’organizzazione criminale. Infatti, la cultura nigeriana ha una matrice tribale che consente ai capi clan di poter decidere le sorti delle persone appartenenti alla tribù. Un’ulteriore fonte di minaccia utilizzata dai trafficanti sono i rituali voodoo che gli schiavisti compiono ai danni delle donne per evitare la loro ribellione. Per la nostra cultura questi rituali non hanno usualmente alcun valore, ma per le donne nigeriane hanno una rilevanza assoluta, determinata dalle concezioni magico-religiose ancora presenti nel loro paese.
Z. Colonna: in effetti quando per un individuo una situazione è considerata reale,essa lo è, comunque, nelle sue conseguenze (Gulotta 2008), e suppongo che giochi un ruolo rilevante anche l’analfabetismo?
L. Boido: si, queste donne hanno un bassissimo livello di istruzione, sono prevalentemente analfabete e ciò le porta a credere fermamente nell’esistenza della magia nera e delle conseguenze di un rituale effettuato ai loro danni. Le pressioni psicologiche sono a tal punto insopportabili, che si vedono costrette a intraprendere un percorso straziante per raggiungere l’Europa. Nel corso delle nostre indagini è emerso che per mesi, attraverso i vari stati del centro e nord Africa, le donne passano di mano in mano alle varie organizzazioni criminali. La polizia locale spesso risulta complice dei criminali, consentendo il passaggio attraverso le frontiere delle vittime, trattate come merce e spesso abusate. Una volta giunte in Europa, attraverso i canali dell’immigrazione clandestina, vengono munite di documenti falsi e affidate alle cosiddette “madame”, che ne diventano le padrone. Le madame sono ex prostitute che anni prima hanno sperimentato il medesimo calvario delle vittime; dopo aver ripagato il debito nei confronti delle organizzazioni criminali, hanno intrapreso la carriera dei loro aguzzini. Le vittime di tratta a tutti gli effetti sono delle schiave. Sono infatti costrette a prostituirsi in strada per un periodo di almeno tre o quattro anni, il tempo necessario per ripagare i loro schiavisti del costo del viaggio effettuato per arrivare in Europa. Si stima che il costo vari dai 40 ai 50 mila dollari. Inoltre le donne sono obbligate a “pagare l’affitto” del marciapiede alle loro padrone che le tengono in custodia, le controllano, le minacciano (proprio mediante riti di magia nera). Il loro è uno stato di totale assoggettamento che porta i trafficanti all’accusa del reato di riduzione in schiavitù. Le indagini effettuate dalla Polizia di Trieste sono sempre state condotte, per la complessità del fenomeno e per i profili internazionali, in stretta collaborazione con le polizie di altri paesi.
Z. Colonna: in tale contesto può spiegarmi in dettaglio il ruolo della cooperativa e gli obiettivi del progetto Stella Polare?
L. Boido: l’obiettivo del Progetto Stella Polare è di far emergere il fenomeno,supportare le vittime, dare loro una chance di vita migliore, sostenerle e accompagnarle a denunciare il fatto. L’intento è di avvicinare le donne e cercare di instaurare, ove possibile, un rapporto di fiducia. Questo avviene grazie alle mediatrici culturali che parlano la medesima lingua o il loro dialetto e comprendono maggiormente il substrato culturale di provenienza. Stella Polare dà l’opportunità di avere dei mini alloggi, di iniziare a svolgere lavori dignitosi e onesti, che possano dare una speranza nel futuro e nella possibilità di vivere una vita normale. Considerato il modo di vita nel loro paese, l’ostacolo iniziale più duro da superare è quello della diffidenza nei confronti delle autorità e della polizia. Instaurando subito un clima di fiducia e collaborazione è più facile poi dare spazio agli investigatori per proseguire le indagini,poiché la testimonianza delle vittime dà maggiori possibilità di perseguire gli schiavisti.
Z. Colonna: ottenuta la loro fiducia, quali strumenti giuridici avete a disposizione per aiutarle?
L. Boido: Le norme riguardanti tale materia prevedono che la loro collaborazione non sia fine a se stessa, ma permettono di ottenere protezione, aiuto ed anche il rilascio del permesso di soggiorno. Questo aspetto è di rilevanza centrale , in quanto consente alla donna di uscire dal limbo della clandestinità, e di essere considerata vittima di tratta e schiavitù e, in alcuni casi,collaboratore di giustizia. Il permesso di soggiorno inoltre gli consente di avere una vita normale ed essere riconosciute come persone e non più come oggetti da trafficare. Inoltre, l’art. 18 del T.U. sull’immigrazione prevede la protezione sociale anche nel caso in cui la persona si trovi in pericolo di vita, a causa della minaccia dell’organizzazione criminale e decida di non testimoniare.
Z. Colonna: quali sono i risultati ottenuti contro gli schiavisti?
L. Boido: per quanto concerne Trieste, la Direzione Distrettuale Antimafia si è distinta per aver perseguito le persone colpevoli di questi reati giungendo ad importanti sentenze di condanna nei confronti dei trafficanti. Le ultime indagini si sono concluse due anni fa e per il futuro è auspicabile che vi sia sempre la massima collaborazione tra autorità inquirenti e le associazioni no profit . A questo proposito è stata creata l’European Network Against Trafficking (E.N.A.T.), è una rete di esperti tra magistrati, funzionari di polizia e Ong, provenienti da varie province italiane tra cui Trieste,Venezia e Lecce. In virtù della loro posizione geografica questi territori sono maggiormente coinvolti rispetto ad altri nei fenomeni che vedano quali vittime i migranti. La rete nasce con l’intento di unire le diverse esperienze, sia per quanto riguarda le indagini, sia per l’attività delle organizzazioni no profit come Stella Polare. Negli anni scorsi sono state elaborate le linee guida per favorire l’emersione dei fenomeni di tratta e per migliorare gli interventi. Il progetto ha visto anche la collaborazione e la partecipazione di polizia, magistrati e Ong di altre nazioni tra le quali la Slovenia, la Croazia, l’Albania, la Francia, la Spagna e la Romania. Per tutti i protagonisti impegnati nel contrastare questo terribile fenomeno, è di assoluta e centrale importanza che questa collaborazione continui, poiché l’esperienza evidenzia come il fenomeno della tratta e della schiavitù sia sempre presente nelle nostre città e venga gestito da organizzazioni criminali che operano in vari paesi europei e africani.
Dott.ssa Zaida Colonna
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